Siamo stati ospiti dell’evento Unlimited Air, una celebrazione dell’antico rapporto tra Nike e l’aria: un connubio che mai ha smesso di essere esplorato ed evoluto, come dimostra la storia recente dello Swoosh. Abbiamo parlato di tutto questo, e molto altro, con Dan Farron, Vice President, Apparel Innovation Product Design Nike
Diceva Talete che non viviamo, in realtà, sulla cima della solida terra, ma sul fondo di un oceano d’aria. Una vastità invisibile che ci circonda e abbraccia, accompagnandoci in qualsiasi atto sportivo e diventandone, contemporaneamente, palcoscenico e compartecipante. Questa visione trova piena concordanza nel corso passato, contemporaneo e futuro Nike, come palesato dall’evento Unlimited Air.
In tre gallerie avveniristiche, adibite a laboratori ed atelier ispirati tanto dallo Swoosh, quanto dal recente e significativo rilancio ACG, abbiamo avuto modo di esplorare il cinquantennale rapporto tra il brand dell’Oregon e la miscela gassosa che costituisce l’atmosfera terrestre. L’esito di questa lezione in grado di unire scienza, design, arte e performance è un’ode ad una forza invisibile, profondamente radicata nell’heritage Nike e divenuta, oggi più che mai, caposaldo di una serie d’innovazioni ACG ai limiti della fantascienza sportiva.
Dal supporto in condizioni di caldo estremo, garantito dal tessuto traspirante Radical AirFlow, alla convivenza con il gelo, permessa da un oggetto come la Therma-Fit Air Milano Jacket, manifesto della tecnologia Adapt - Inflate - Regulate. Abbiamo avuto modo di commentare suggestioni e teorie tradotte in materia, e materia trasposta in avanguardistico supporto atletico, con il Vice President, Apparel Innovation Product Design Nike Dan Farron.
La sua testimonianza ci guida al fulcro della sempre iconica filosofia ‘Air’, così come alla scoperta del suo personale rapporto con il concetto di aria, fino al connubio tra avanguardismo scientifico e desiderio artistico alla base di ogni design marchiato dallo Swoosh.





Nel nostro media portiamo avanti l'idea che lo sport sia sinonimo di arte e cultura. Come si pone, a tuo avviso, l'innovazione del prodotto, l'iconico concetto di AIR e il tuo lavoro stesso all'interno di questa confluenza di mondi?
“Quando sono entrato nel team Innovation, una delle prime cose che ho condiviso con il team è il fatto che il nostro lavoro sia profondamente radicato tanto nella scienza, quanto negli atleti. Questo è il nostro grande vantaggio. In tutto ciò, dobbiamo anche saper fare spazio all’arte. All’interno del team, ogni progetto viene osservato attraverso tre lenti: l’arte, la scienza e l’atleta. Se il progetto non coinvolge in modo sostanziale tutte queste dimensioni, non procede. Un’idea può nascere dallo studio dei materiali. Può scaturire dal design e dall’intuizione creativa. Oppure può derivare da un insight specifico legato ad un atleta specifico, capace di orientarci verso direzioni del tutto inedite. In ogni caso, questi elementi devono armonizzarsi per dare forma a qualcosa di realmente significativo. Questa convergenza è chiaramente visibile in ciò che presentiamo oggi con la Therma-Fit Air Milano”
Recentemente abbiamo intervistato alcuni trail runner di punta ACG, con loro abbiamo anche parlato dell'evoluzione Radical AirFlow, a cui hai direttamente lavorato. Quali sono gli step e le intuizioni che portano ad un innovazione così radicale, per l'appunto?
“Svolte di questo livello richiedono tempo. Tempo reale. Spesso si dà per scontato che l’innovazione segua un ciclo annuale, soprattutto nel settore dell’abbigliamento. La realtà è diversa. Un tessuto come Radical AirFlow rappresenta una transizione generazionale. Possono trascorrere anche dieci anni prima di assistere a qualcosa di comparabile. Basti pensare che sono stati necessari due o tre anni dedicati esclusivamente allo sviluppo del materiale: non allo storytelling, non al marketing, ma alla verifica rigorosa del suo funzionamento, affinché producesse una reale differenziazione in termini di performance. Può sembrare molto tempo, ma l’innovazione rilevante richiede pazienza. La fase più entusiasmante arriva quando il prodotto raggiunge finalmente l’atleta. È lì che prende vita. Lo si affina insieme, lo si calibra insieme. Questo dialogo tra concetto e prestazione è la parte che apprezzo maggiormente”



Prima parlavamo di cultura sportiva e anche in questo speciale Lab, nel cuore di Milano, la stiamo respirando. Che tipo di cultura sportiva si cela nella biografia di un innovatore del prodotto del tuo calibro?
“È una domanda importante. Gran parte della mia carriera ha toccato il calcio globale. La cultura calcistica è intrinsecamente narrativa. È radicata nella tradizione: federazioni, club, eredità, identità. Ogni maglia porta con sé una storia. Ma in Nike dobbiamo anche operare sugli stessi ritmi, o meglio, alla velocità dell’innovazione. Ciò che mi ha formato è stato imparare a tenere insieme questi due mondi: rispettare la forza emotiva e simbolica del racconto che una maglia incarna, assicurandomi al contempo che, sul campo, funzionasse meglio di qualsiasi altra. Questo equilibrio mi ha insegnato qualcosa di fondamentale: innovazione e arte non sono forze distinte, ma intrecciate. Porto questa consapevolezza in tutto ciò che faccio. L’innovazione non riguarda soltanto il progresso tecnico. Riguarda anche la bellezza. L’espressione finale, ciò che il prodotto è e ciò che fa percepire, conta tanto quanto la sua funzionalità.”


E cosa si prova nel determinare nuovi corsi dell'estetica e della performance sportiva?
“È straordinario… Quando funziona. Ma l’innovazione è inseparabile dal fallimento. Ad ogni successo corrispondono esperimenti che non producono i risultati sperati. Ed è necessario che sia così. Si deve fallire per poter esplorare. Dopo vent’anni in questo settore, si sviluppa una sorta di intuizione precoce quando qualcosa è davvero speciale. Anche in quel caso, però, il lavoro non è concluso. Bisogna proteggere l’idea. Come dicevo, questi progetti richiedono anni, e lungo il percorso è facile perdere concentrazione, perfino all’interno del team. La chiave è rimanere fedeli al processo abbastanza a lungo da portarlo fino all’atleta. Quando finalmente accade, quando il prodotto performa, quando trova risonanza, si viene a creare un momento di intensità assoluta. Un vero e proprio roller coaster emotivo. Ho avuto la fortuna di viverne alcuni. I due mostrati qui, oggi, fanno sicuramente parte di essi.”


Oggi questa domanda è ricorsa più volte e la rivolgiamo anche a te: che cosa significa ‘Air’ per te? E come colleghi questo concetto al movimento e al corpo nello sport?
“È una domanda che ci poniamo di continuo anche internamente. Man mano che il nostro portfolio di innovazioni prendeva forma, ‘Air’ e l’aria, come concetto più ampio, sono sempre emersi come un unico tema ricorrente. Utilizziamo l’aria per l’isolamento termico. Lavoriamo sul flusso d’aria per la ventilazione. Abbiamo spinto sull’aerodinamica in progetti come Breaking4. L’aria continua a riaffiorare. Come designer di apparel, però, pensiamo all’aria in modo diverso rispetto alla singola unità visibile. Non si tratta soltanto di una bolla: è un mezzo, una materia invisibile che struttura tutto. Per me l’aria è illimitata. È possibilità. Mi affascina il fatto che sia la stessa aria a mantenerti caldo in un ambiente e fresco in un altro. Non esistono due tipologia d’aria diverse: l’aria è sempre la stessa. Ciò che cambia è il modo in cui la progettiamo, la ingegnerizziamo e la utilizziamo a nostro favore. Ed è proprio questa capacità di intervenire su qualcosa di invisibile che, a mio avviso, mette in discussione il modo stesso in cui si costruisce un prodotto”








