Watchlist – Six Nations: Full Contact

La serie Netflix dedicata al rugby e al suo più leggendario evento

Il celebre attore gallese Richard Burton definiva il rugby come uno spettacolo magnifico: un balletto, un’opera e all'improvviso il sangue di un delitto”. E lo spettacolo magnifico del rugby raggiunge il proprio apice in occasione del suo atto più leggendario, il Sei Nazioni. Seguendo l’esempio di analoghi format dedicati ad altri sport, Netflix in ‘Six Nations: Full Contact’ visita il dietro le quinte di questa manifestazione mistica e ritrae i suoi atipici personaggi.

Freddie Steward, Finn Russell, Ellis Genge, Marcus Smith, Sebastian Porter e Sebastian Negri sono solo alcune delle montagne umane messe a nudo dalle telecamere della piattaforma americana, macchine da guerra che condividono muscoli e dolore, ma anche insicurezze e atipici percorsi esistenziali. Vita privata e palcoscenici mitologici, come Twickenham, si alternano in una gustosa serie documentaristica popolata da normali superuomini, memorie personali, emozioni collettive e birre in spogliatoio. ‘Six Nations: Full Contact’ è un necessario tuffo nella cultura rugbistica, un prodotto capace di avvicinare il pubblico mainstream ad uno sport prezioso e alle sue variegate personalità. Ecco perché entra di diritto nella nostra Watchlist.

Credits

Netflix

Gianmarco Pacione


La storia infinita tra Karhu e gli Europei di Atletica

L’abbigliamento tecnico di Karhu sarà parte degli Europei di Atletica di Roma 2024

Karhu ha deciso di affiancare la Fondazione EuroRoma 2024 nelle vesti di official supplier per il materiale tecnico dei Campionati Europei di Atletica Leggera, in programma il prossimo anno dal 7 al 12 giugno. Un impegno condiviso per promuovere i valori dell’atletica, celebrare la sua storia ed esaltare l’immagine di un grande evento internazionale.

L'accordo si estende oltre le finalità commerciali e riannoda i fili con un passato glorioso, grazie al pieno coinvolgimento di una figura di prestigio dell’atletica italiana come Franco Arese, che da dieci anni guida l’azienda Karhu. Ex atleta, medaglia d’oro nella gara dei 1.500 metri agli Europei di Helsinki nel 1971, successivamente imprenditore e politico sportivo, Arese è stato presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera dal 2005 al 2012 e adesso ha colto con entusiasmo l’opportunità di partecipare al progetto degli Europei di Roma 2024, che riporterà l’Italia e la Capitale al centro della scena internazionale dell’atletica.

“Karhu fu lo sponsor dei Campionati Europei di Helsinki 1971 e a distanza di più di 50 anni tornerà a Roma. Un legame perfetto tra il successo più importante della mia carriera da atleta, l’oro sui 1500 metri a Helsinki, e l’Italia, il mio Paese. Adesso c’è questa nuova sfida da imprenditore a fianco dei miei figli e dei nostri collaboratori, una storia che continua e mi trasmette grande energia ed entusiasmo” spiega lo stesso Franco Arese, Chairman di Karhu.

E Athleta Magazine è orgoglioso di annunciare il coinvolgimento in questa sinergia dedicata alla meraviglia atletica nella Città Eterna: il nostro impegno si svilupperà in una copertura media e stampa che introdurrà, seguirà e racconterà l'intero evento. 


Watchlist - Higuita: The Way of Scorpion

Netflix racconta la vita del più estremo e controverso portiere della storia del calcio

“Il calcio è come la vita, attraversi momenti buoni e momenti cattivi”. Il trailer di ‘Higuita: The Way of Scorpion’, film Netflix dedicato ad uno dei portieri più iconici della storia del calcio, racchiude in questa frase l’essenza di un atleta ed essere umano tanto controverso e criticato, quanto spettacolare e amato. René Higuita è stato la definizione più estrema di guardiano dei pali. Colorato, temerario e incosciente, le parate di questo giocoliere colombiano apparivano come continui miracoli profani e sfide ad una secolare, immutabile tradizione sportiva.

Genio o follia, mai è stato chiaro il confine tra queste due componenti in uno dei più esotici artisti del fútbol, capace di teorizzare l’immortale signature move dello ‘Scorpione’ e segnare oltre 40 gol su punizione in carriera, ma allo stesso tempo di ammettere pubblicamente l’amicizia con Pablo Escobar, così come di finire in prigione per sette mesi a causa di un sequestro di persona. Nulla è stato chiaro nella vita d’Higuita. Troppo, sicuramente, è stato oscuro, o meglio oscurato dalla magia della sua personalità, dei suoi voli d’autore e dei suoi dribbling spericolati.

Viaggiando tra le sue memorie, Netflix racconta e prova a spiegare la vera Via dello Scorpione. Una produzione perfetta per la nostra Watchlist, che vi presentiamo insieme ad alcuni iconici scatti del numero 1 colombiano. 

Testi di Gianmarco Pacione

Photo credits: IMAGO Magic / HJS / Buzzi


Watchlist – Wrestlers

La nuova serie Netflix è un’ode al wrestling indipendente e alle sue irrazionali stelle

Quanti di voi conoscono la violenza glitterata WWE? E quanti di voi hanno assistito alla dinamica ascesa dell’AEW nella catena alimentare del wrestling? Probabilmente tutti voi avete incrociato, anche solo per un momento, una diretta televisiva di queste due potenze dell’entertainment. Ma chi tra voi ha mai assistito ad un pay-per-view della OVW, l’Ohio Valley Wrestling? Probabilmente nessuno. Perché questa lega indipendente è la storica sorella sfortunata delle grandi major del wrestling americano, è il paradiso dei puristi del ring e delle sue regole, tradizioni e leggende, è una fucina di talenti, che ha creato celebrity come John Cena, Randy Orton e Batista, ma è anche un’attività in equilibrio sul precipizio del fallimento.

La risurrezione economica di questa scalcinata, eppure affascinante promotion è al centro della serie ‘Wrestlers’, recentemente uscita su Netflix. L’avvento dei due businessman Matt Jones e Craig Greenberg ci permette di scoprire un universo parallelo, scritto e diretto dalla sola (impressionante) immaginazione dell’ex wrestler professionista Al Snow: un universo dove l’heritage conta più del profitto, dove la credibilità e l’ispirazione snobbano consapevolmente le leggi di mercato, e dove decine di atleti sognano di vivere grazie alla propria arte, collidendo spesso con una durissima realtà fatta di secondi lavori e difficoltà economiche. ‘Wrestlers’ è un’ode al wrestling indipendente e ai suoi eroi: esseri umani pieni di demoni, fratture emotive, contraddizioni familiari e passati controversi, che nell’adrenalina delle tre corde riescono a trovare risposte anche alle più complesse domande esistenziali.

Greg Whitley dirige una serie magica, che ci fa esplorare le tumultuose identità di performer di ogni dove (India compresa), così come la grande bellezza di una disciplina troppo spesso sminuita. Una forma d’arte che richiede tempi e qualità recitative. Un romanzo senza fine che cerca solo e unicamente la reazione dello spettatore e la sua fedeltà. Un teatro del dolore, plasmato da impatti acrobatici e interpretazioni tutt’altro che superficiali. ‘Wrestlers’ è una summa contemporanea di ambizioni, sacrifici, fallimenti e, soprattutto, irrazionale passione. La passione che spinge uomini e donne a sfidare i propri corpi e le proprie menti per vestire temporaneamente i panni di supereroi. Anche davanti a 30 persone. Anche per una manciata di dollari. Ecco perché ‘Wrestlers’ entra di diritto nella nostra Watchlist.

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Netflix

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Gianmarco Pacione


Più di un’icona, semplicemente Beckham

La nuova serie Netflix ‘BECKHAM’ ci permette di celebrare un esteta, una celebrità e un calciatore di culto

Non c’è migliore occasione dell’uscita della serie Netflix ‘BECKHAM’ per omaggiare un’icona che ha lasciato un segno indelebile tanto nella storia, quanto nell’estetica calcistica. E oltre. La duplice immagine di Beckham, pittore di traiettorie geniali e pop star, centrocampista senza pecca e celebrità globale, ha a lungo spaccato l’opinione pubblica, ma mai ha lasciato dubbi sulla naturale potenza comunicativa del londinese adottato da Manchester e dai ‘Red Devils’.

Jorge Valdano scriveva che “Beckham è due persone in una: è una persona quando gioca e un’altra nella vita. Fuori dal campo, come certi uccelli della Patagonia, fa una cagata ad ogni passo. Ma durante i novanta minuti mostra doti di concentrazione, buona capacità di partecipazione, abnegazione, solidarietà e un tiro che riesce a indirizzare dove vuole”; Diego Armando Maradona si limitava invece a definirlo come “Un altro troppo carino per andare in campo. Anche se è molto preso dalla sua Spice Girl, qualche volta trova il tempo di giocare e lo fa bene, molto bene… Con il Manchester ha vinto tutto, ma deve qualcosa alla nazionale”. Due pensieri coincidenti, che definiscono l’essenza della meteorica ascesa dell’attuale Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico e proprietario dell’Inter Miami CF, oltre che multiforme imprenditore.

Perché Beckham fu contemporaneamente 7 e ‘Spice Boy’. 23 e ‘Galácticos’. Fu le Adidas Predator e il piano sequenza delle sue punizioni. I capelli biondo platino e l’evoluzione stilistica. Fu lo sbarco in Italia, Francia e USA. Fu una sensazione di bellezza. Una pubblicità ambulante. Victoria. Un vincente per ogni club. Un perdente per molti inglesi. Fu, semplicemente, uno degli atleti più influenti e ricercati dello sport moderno, una stella capace di modificare ogni legge di mercato e di demarcare un’intera era calcistica. Opera che sta continuando ancora oggi, definendo anno dopo anno i (anche controversi) capitoli di una legacy estetica destinata a durare per sempre.

La serie ‘BECKHAM’, diretta dal premio Oscar Fisher Stevens, spiega le origini e l’evoluzione di questo fenomeno di massa che, a 48 anni d’età, non ha ancora smesso di dettare canoni e trend. L’eredità di ‘Becks’, però, non è fatta di sole luci e successi, ma passa anche attraverso le umili origini, il lato oscuro della fama, la depressione e il personale disturbo ossessivo-compulsivo. Ogni perfezionista, in fondo, nasconde crepe. E ogni leggenda si crea attraverso difficoltà, incomprensioni, fallimenti e momenti di debolezza. Ora possiamo scoprire quelli di David Beckham.

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Uwe Kraft
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Action Plus

Testi di
Gianmarco Pacione


Watchlist – Swagger

La serie Apple TV+ che ci mostra la vita attraverso la pallacanestro

È finita da poco la seconda stagione di Swagger, la serie Apple TV+ che ci mostra la vita attraverso la pallacanestro, e viceversa. Swagger è un bildungsroman prezioso, ispirato alla storia di Kevin Durant e co-prodotto dalla stessa stella NBA. Il protagonista della storia è Jace Carson (Isaiah Hill), giovane promessa cestistica destinata ai grandi palcoscenici, che viene seguita e analizzata lungo il tortuoso percorso liceale. Sul parquet s’impara a vivere, dice una legge non scritta della pallacanestro. E Jace sul parquet riesce ad evolversi come essere umano, prima che come giocatore, ereditando conoscenze della cultura afroamericana, toccando con mano i problemi della società contemporanea e costruendo fondamentali legami umani.

Episodio dopo episodio, il termine ‘swagger’ diventa un fil rouge per definire lo stile, il coraggio e la sfrontata ma virtuosa attitudine di un talento che vuole trascendere il semplice ruolo di atleta, diventando punto di riferimento per la propria comunità, e oltre. La comparsa di leggende come John Carlos, velocista del guanto nero a Città del Messico ’68, e i consigli del coach-mentore Ike (O’Shea Jackson Jr), rendono questa serie un meraviglioso viaggio tra le insicurezze, le pressioni e le scoperte tipiche della maturazione nel terzo millennio, dove social, profitto e tabù razziali possono annichilire in un istante l’equilibrio mentale di qualsiasi predestinato.

Oltre all’enorme valore sostanziale, va sottolineata anche l’estrema qualità estetica e verosimiglianza di questa serie. L’innovativa regia, l’utilizzo di atipiche riprese e un cast formato da giovani giocatori di alto livello, ci permette di assistere a partite credibili e spettacolari, dove svanisce ogni differenza tra atleti e attori. La colonna sonora guidata da Tobi Nwigwe e le qualità magnetiche del già citato Isaiah Hill sono gli ultimi tasselli di una serie che merita senza dubbio di entrare nella nostra Watchlist.

Credits: Apple TV+
Text by: Gianmarco Pacione


Matildas – Il mondo ai nostri piedi

La serie Disney+ dedicata alla Nazionale australiana femminile

Il nickname della Nazionale femminile di calcio australiana è ‘Matildas’, termine che si riferisce alla bush ballad ‘Waltzing Matilda’, composta dal poeta Banjo Paterson nel 1895. Questo inno non ufficiale è anche il titolo della produzione Disney+ dedicata al cammino delle calciatrici australiane verso il Campionato del Mondo casalingo del 2023 (co-ospitato dai vicini neozelandesi).

Superstar globali come Sam Kerr, Ellie Carpenter e Mary Fowler vengono seguite giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, partita dopo partita. Tra gol e delusioni, istanti privati e folle urlanti, le loro intime dichiarazioni ci comunicano la volontà di rivoluzionare un intero sport e un’intera nazione, di cambiare la vita di milioni di giovani calciatrici e di gestire le pressioni di un momento storico senza precedenti.

Perché le ‘Matildas’ rappresentano un’eccellenza non solo da un punto di vista sportiva, ma anche per quanto riguarda la gestione dei diritti umani e femminili. L’iper positività del coach svedese Tony Gustavsson e le immagini di campo sono difatti intervalli tra profonde riflessioni e analisi sulla società contemporanea, sul rapporto tra donne e sport, e sul desiderio di progredire, attraverso l’esempio dentro e fuori dal campo, verso un futuro migliore per ogni atleta.

Per questo motivo “Matildas – Il mondo ai nostri piedi” entra nella nostra Watchlist come produzione essenziale per essere introdotti all’imminente Mondiale.

Photo Credits: Watchlist
Text by: Gianmarco Pacione


Watchlist – Tour de France: Unchained

Un’intima e romantica opera documentaristica dedicata alla meraviglia senza tempo della Grand Boucle

Pochi eventi al mondo vantano l’epica e la mistica che circondano il Tour de France. La corsa gialla è dal lontano 1903 un romanzo costruito su lacrime e fatica, è una folle maratona ciclistica ideata dal geniale ‘tiranno’ Henri Desgrange e abbracciata da atleti leggendari. Aneddoti, imprese e fallimenti hanno reso il Tour una celebrazione senza tempo di un intero movimento sportivo e di un intero Paese, dipingendo, generazione dopo generazione, un’opera d’arte tanto tragica, quanto romantica.

Tour de France: Unchained è la produzione Netflix dedicata alla Grand Boucle e ai suoi eroi contemporanei. A poche settimane dalla 110ª edizione della corsa a tappe più dura del mondo, questa serie ci permette di scoprire i lati più intimi della scalata verso gli Champs-Élysées. Tappe, emozioni individuali e dinamiche di ogni team s’intrecciano, raccontandoci sia le caratteristiche dei singoli protagonisti, sia le difficoltà gestionali di quest’enorme e complessa macchina sportiva.

Le ali di folla dell’Alpe d’Huez, il rapporto tra Van Aert e Jonas Vingegaard, l’imperitura grandezza di Geraint Thomas, la vita bucolica di Pinot e l’incredibile risurrezione sportiva di Fabio Jakobsen sono solo alcuni topic messi in rima da questa emozionante serie, che entra di diritto nella nostra Watchlist.

Photo Credits: Netflix
Testi di Gianmarco Pacione


The Ninth Issue

Athleta Magazine Issue 9 è una nuova celebrazione della musa sportiva, del suo valore sociale, della sua infinita forza narrativa e del suo rapporto con la fotografia contemporanea. Per la prima volta il nostro viaggio cartaceo comincia con due differenti copertine. La prima è firmata da Nils Ericson, mentre la seconda è affrescata dalla lente di Rich Wade. ‘Game on’, le tradizioni e i rituali di passaggio del football americano liceale da una parte, e ‘It’s all fake, right?’, la brutale meraviglia del deathmatch wrestling dall’altra, sono le porte d’ingresso per questo nuovo capitolo della nostra pubblicazione indipendente. Sacrificio, redenzione e resilienza ci guidano all’interno dell’Eastern New York Correctional Facility, dove la leggendaria macchina fotografica di Joseph Rodriguez ha immortalato un tanto atipico, quanto rilevante contest di bodybuilding tra detenuti. I corpi statuari del reportage ‘Forced Reps’ echeggiano ad un oceano di distanza nel secolare e mistico rituale del wrestling iraniano, descritto in ‘Zurkhaneh, la casa della forza’ da Konstantin Novakovic.

La passione e gli obiettivi atletici non hanno età in ‘Mastering Time’, la nostra ode ai protagonisti dei World Masters Athletics, e non hanno prezzo in ‘Fairway Tertulia’, la galleria visuale di Joseph Fox focalizzata sui green popolari e democratici del quartiere madrileño di Fuencarral-El Pardo. La ‘Giovane, nobile arte’ di Lucia Elen Ayari ci porta nella complessa periferia di Catania, dove la boxe può diventare strumento di emancipazione e speranza. Dalla bollente Sicilia al gelido Wisconsin: la terra di laghi ha permesso a MT Kosobucki di scoprire e analizzare l’affascinante sport capace di unire vento, vele e regate sottozero in ‘Ice Sailors’. Infine, l’editoriale ‘Back in the days’ a base di breaking, cultura underground milanese e flow fotografico di Tommy Biagetti è l’ultimo tassello della nostra nona issue, la prima dal doppio volto.


Guardiani del Mar Baltico

I volti e le parole di chi ha deciso di proteggere il Mar Baltico insieme a KARHU e alla John Nurminen Foundation

L’evento ‘Baltic Sea’ organizzato da KARHU e dalla John Nurminen Foundation è stato sinonimo di community. Sensibilità ambientale e running si sono uniti nelle parole e nelle azioni dei tanti partecipanti alla speciale giornata di Helsinki. Questi Guardiani del Mar Baltico sono attivisti e atleti, sono anime connesse alla natura e al proprio mare. Li abbiamo ritratti al termine della simbolica corsa che li ha condotti sulla costa della capitale finlandese, abbiamo ascoltato le loro esperienze e riflessioni, comprendendo il bisogno individuale e collettivo d’incidere positivamente sul mondo contemporaneo e sul suo ecosistema.

ANTON ARO

“Sono cresciuto sul Mar Baltico, ho tantissimi ricordi, da bambino ci nuotavo costantemente. Ora ho una casa affacciata sulla costa, dove trascorro alcune settimane d’estate con i miei parenti. Per questi motivi il Baltico è molto vicino a me. Penso che sia doveroso agire ora per salvaguardarlo. Sono consapevole che non possiamo effettuare cambiamenti enormi o drastici da un giorno all’altro, ma possiamo iniziare questo processo, possiamo puntare su un cambiamento sostenibile e graduale. Siamo qui per una buona causa e credo che momenti come questi siano fondamentali, perché riuniscono persone positive, che possono diffondere questi temi, creare awareness e allargare il numero di attivisti. Sono orgoglioso della running community finlandese. Quando ho iniziato a farne parte, ho subito capito di avere a che fare con delle persone meravigliose. I runner non corrono sul Mar Baltico, è ovvio, ma hanno una spiccata sensibilità ecologica e quelli che conosco evitano sempre d’inquinare”

ELINA TUOMAALA

“Sono nata sul Golfo di Bothnia, nella parte occidentale della Finlandia. Il mio cuore appartiene a quelle coste e ancora oggi, ogni volta che vado a correre, cerco di farlo nei pressi del mare. Quando osservo il suo colore, non posso che preoccuparmi. Non è pulito e quando la temperatura sale è impossibile pensare di nuotare. Lentamente le condizioni del Baltico stanno migliorando, perché tutti stanno prendendo seriamente la cosa: il futuro mi sembra luminoso, ma dobbiamo unirci per renderlo tale. Questo evento è una grande opportunità, permette di creare awareness ed è assolutamente importante anche la parte di fundraising dedicata ai progetti della John Nurminen Foundation. In Finlandia fortunatamente si stanno muovendo in tanti per proteggere il Mar Baltico, e questa giornata lo dimostra”

JARI-PETRI TIANINEN

“Non vivo a contatto con il Mar Baltico, ma arrivo dall’entroterra finlandese, dove sono in costante sinergia con la natura. La natura è parte della mia esistenza. Ascolto e leggo news riguardo il tema ambientale tutti i giorni. Credo sia necessario un percorso individuale e collettivo. Tutti possono fare di meglio, come riciclare ed evitare di gettare compulsivamente ogni cosa. Le persone devono entrare nell’ordine delle idee che tutto porta al mare: anche se vivono distanti dalle coste, i loro rifiuti incidono sulla salute del Baltico. Qui ad Helsinki l’inquinamento è evidente e tutti ne sono consapevoli, ma eventi del genere permettono di aprire ancora più gli occhi. Io lavoro per una grande company internazionale e stiamo portando avanti molte iniziative per l’ambiente. C’è bisogno di brand come KARHU e di questa partecipazione collettiva per rendere le cose migliori. Non succederà domani o dopodomani, ma un giorno le cose torneranno a funzionare, e lo faranno grazie alla conoscenza e alla consapevolezza maturate durante eventi come questo”

TARU PALSA

“I problemi del Mar Baltico sono noti a tante, tantissime persone, ma sono sempre positivi eventi di sensibilizzazione come questo. La rilevanza di queste giornate è enorme, perché runner, attivisti e persone riescono ad ottenere informazioni concrete dalla John Nurminen Foundation e, contemporaneamente, a fare qualcosa collettivamente per cambiare le cose. Spero che vengano organizzate sempre più eventi del genere. Il mare è qui, al nostro fianco, e dobbiamo fare di tutto per salvaguardarlo”

JARKO HAMMAR

“Sono cresciuto a Turku, di fianco al mare, e questo tema mi tocca particolarmente, perché sono legato al Baltico e da qualche tempo ho iniziato ad alternare running e nuoto in acque libere. Penso che la conoscenza delle condizioni del Mar Baltico sia molto cresciuta negli ultimi anni, la gente sta comprendendo la gravità della situazione, è consapevole che ogni rifiuto può mettere a repentaglio la salute del nostro intero ecosistema. Gli eventi legati al running sono importanti, perché tra i runner ho sempre riscontrato una spiccata sensibilità ambientale. Quando corro a Turku vedo tantissimi altri runner che raccolgono plastica lungo i rispettivi tragitti, e lo stesso avviene qui ad Helsinki. Lo sport aiuta a sensibilizzare e comprendere. Fa estremamente piacere che tanti runner, pur non essendo nuotatori, abbiano a cuore il Mar Baltico”

RIIKKA HEINONEN

“Il Mar Baltico è nella mia vita quotidiana. Vivo ad Helsinki, affacciata sulle sue acque. Nuoto durante tutto l’anno, sia d’estate che d’inverno, anche quando vado a correre cerco di prendere strade che passino nei pressi della costa. Per questo sono molto preoccupata, perché posso osservare le condizioni del Baltico ogni giorno. Ho due figlie giovani e spesso devo spiegare loro che non possono entrare in acqua, perché il colore è eccessivamente verde… Fa paura. Quando parliamo di cambiamento climatico possiamo solo idealizzarlo, ma in questo caso possiamo vederlo, è tutto tangibile. Oggi per esempio abbiamo fermato la nostra corsa su una baia dove l’acqua era totalmente marrone. Contemporaneamente so che l’impegno delle persone sta portando a dei progressi che si possono riscontrare in altre zone marittime di Helsinki. Questo è un sollievo, ma dobbiamo continuare ad agire”