Grazie ad adidas, abbiamo avuto la possibilità di carpire l’essenza, l’effetto e la ragione dell’abbattimento del muro delle 6 ore sui 100 chilometri: un capitolo rivoluzionario per la storia dell’ultra running
Cosa significa scrivere la storia dello sport? Ci chiedevamo pochi giorni addietro. Significa abbattere barriere, ridefinire i limiti del corpo umano per raggiungere ciò che un tempo sembrava impensabile, rispondevamo a noi stessi. Aggiungendo, come chiara metafora di questo processo, l’esempio dell’impresa epica marchiata adidas ‘Chasing 100’: 100 chilometri corsi in meno di sei ore.
Così facendo, provavamo a calare la nostra lente editoriale, ed esperienziale, nell’anello ad alta velocità del Nardò Technical Center, dove Sibusiso Kubheka ha di recente tagliato il traguardo in 5:59:20, realizzando quello che, per molto tempo, è stato ritenuto un atto impensabile per il genere umano. Un’impresa straordinaria di resistenza e perfezione cinetica, certo, ma anche il frutto di una profonda sinergia tra atleta e innovazione, prestazione e precisione. Un risultato che, abbiamo compreso, essere frutto dell’incrocio tra l’eccellenza fisica portata ai suoi massimi livelli e la spinta tecnologica di un brand avanguardista come adidas, che dell’infrangimento di record sta facendo un proprio manifesto identitario.
Ora, abbiamo la possibilità d’immergerci in questo crocevia di filosofia e pragmatismo grazie alle voci dei protagonisti che hanno plasmato un momento senza precedenti: sono Sibusiso Kubheka stesso, il sudafricano in grado di far progredire l’umanità con le proprie falcate, la leggenda dell’ultradistanza Aleksandr Sorokin, parte integrante e fondamentale dell’intera ‘Chasing 100’, e Harry Miles, Director of Footwear Innovation di adidas: una delle menti dietro la futuristica scarpa Evo Prime X. Grazie alle loro testimonianze dirette entriamo nel cuore di questa impresa a tre strisce.


Sibusiso Kubheka
Avresti mai pensato d’infrangere una barriera come quella delle 6 ore sui 100km? Quali sensazioni e pensieri ti hanno attraversato durante l’impresa? E quali, invece, sul traguardo finale, dove hai realizzato di essere riuscito a stabilire un record impensabile?
“Abbattere il record è sempre stato un sogno, un desiderio che mi porto dentro da una vita. Quando ho tagliato il traguardo, non riuscivo a crederci. Ero sopraffatto dalla felicità e dall’emozione.”
‘Chasing 100’ è anche un’opera di perfetta ingegneria sportiva adidas, che ha messo te e gli altri atleti coinvolti nelle condizioni di fare l’impossibile. Puoi descrivere l’impatto e l’aiuto effettivo ricevuto da adidas lungo questo percorso? Quali sono stati i fattori più importanti apportati dal brand, nel caso specifico della tua esperienza?
“Voglio esprimere tutta la mia gratitudine ad adidas per il supporto straordinario. Mi hanno fornito tutto ciò di cui avevo bisogno, dall’abbigliamento alle scarpe, che hanno avuto un ruolo fondamentale nel mio successo.”
Ti abbiamo visto impugnare la bandiera sudafricana durante i festeggiamenti. Quanto è importante, per te, aver aggiunto un record così importante alla storia del tuo Paese? E che messaggio vuoi tramandare, con questa impresa, alle nuove generazioni che ti seguiranno?
“Vedere i miei connazionali festeggiare questo traguardo insieme a me mi ha riempito di gioia. È stata una benedizione non solo per me, ma anche per la mia famiglia.”
Oggi cosa significa per te la corsa? E cos’altro ti aspetta dopo ‘Chasing 100’?
“La corsa, per me, è molto più di uno sport: è la mia vita. Mi ha trasformato nel profondo, non riuscirei a immaginarmi senza di essa. Correre è una parte essenziale di ciò che sono.”


Aleksandar Sorokin
‘Chasing 100’. Alla luce della tua carriera e dei tuoi record mondiali, cos’ha significato e cosa continua a significare per te questa distanza?
“Chasing 100 ha dimostrato che è possibile correre 100 km in meno di sei ore. Questo era un grande obiettivo per molti atleti, e sono orgoglioso che il nostro team sia riuscito a realizzarlo. È una pietra miliare importante per l’ultrarunning, e sono davvero felice di averne fatto parte.”
Com’è stato vivere in prima persona un evento come quello di Nardò, dove da un lato hai corso un nuovo PB e, dall’altro, hai visto per la prima volta un atleta, Kubheka Subsiso, spingersi sotto la barriera delle 6 ore?
“È stato un evento incredibile. Sono molto grato ad adidas per avermi invitato a partecipare. Ovviamente, è l’atleta che corre la gara, ma le tecnologie moderne aiutano a spingere oltre i limiti umani. Grazie a queste innovazioni, credo che in futuro anche nelle competizioni ufficiali si potrà scendere sotto le sei ore.”
L’impresa di Nardò è una naturale conseguenza della cultura adidas contemporanea, dove i limiti umani non sono altro che capitoli da superare grazie al talento degli atleti selezionati, certo, ma anche attraverso l’avanguardismo tecnologico e un design futurista. Per te cosa rappresenta il legame con le tre strisce?
“È molto importante, sia per gli atleti che per lo sport in generale. Possiamo vedere come la collaborazione tra atleti e tecnologia porti a risultati straordinari. Grazie alle innovazioni di adidas, qualcuno è finalmente riuscito a correre sotto le 6 ore, e questo fa porre molta attenzione sull’ultrarunning. Sono molto grato per il loro supporto e la loro collaborazione.”
Dopo tutti i risultati raggiunti e i chilometri percorsi, oggi qual è lo stato dell’arte del tuo rapporto con la corsa?
“Ho ancora qualche ‘conto in sospeso’ con certe distanze. Per esempio, sulle 24 ore voglio arrivare a 200 miglia: al momento le ho solo sfiorate, quindi mi manca poco per raggiungere quell’obiettivo. Credo di potercela fare. In futuro, mi piacerebbe passare a distanze ancora più lunghe, perché con l’età la velocità diminuisce, ma la resistenza tende a restare.”


Harry Miles – adidas Director Footwear Innovation
‘Chasing 100’ è stata la sublimazione del corso attuale della cultura adidas, in grado di connettere avanguardismo tecnologico e di design, atleti d’elite e ambizione sportiva, nel senso più alto del termine. In questo stato dell’arte del brand, che ruolo gioca l’innovazione del footwear e come ha impattato sull’impresa avvenuta a Nardò?
“Chasing 100 è stata l’occasione per scoprire fin dove possiamo arrivare, superando i confini del design e sperimentando nuove possibilità nel footwear e nell’abbigliamento. La performance storica di Kubheka, un’impresa mai neppure sfiorata da nessun altro, è un traguardo immenso di cui siamo profondamente orgogliosi. È la prova concreta del potenziale che nasce dall’unione tra l’innovazione adidas e l’eccellenza atletica, per spingere sempre oltre i proprio limiti la capacità umana.”
Ad Athleta piace sempre scoprire la cifra personale-sportiva di ogni designer e figura all’interno dei brand. Potresti raccontarci cosa rappresentano la corsa e lo sport in generale nella tua vita? E il footwear? Come sono arrivati ad incrociarsi questi filoni nel tuo percorso?
“Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita. Entrambi i miei genitori erano atleti d’élite, e ancora oggi cerco di competere ad alti livelli per tenermi allenato. La mentalità dell’atleta (vincere, battere record, sfidare sé stesso ogni giorno per migliorare) è perfettamente compatibile con il lavoro che facciamo in adidas: creare solo il meglio per permettere ai nostri atleti di raggiungere traguardi che sembrano impossibili.”
Come ti fa sentire il fatto di aver avuto un ruolo, insieme all’intero Team adidas che ha plasmato ‘Chasing 100’, in un record d’importanza storica? E cosa spinge quotidianamente te e l’intera filosofia adidas a superare tecnologie preesistenti per garantire nuove possibilità di performance?
“È incredibilmente gratificante. In adidas siamo mossi dalla volontà di offrire solo il meglio all’atleta. Questo significa innovare con rapidità, per creare prodotti che aiutino i più veloci al mondo a essere ancora più veloci. ‘Only the best for the athlete’ è un’eredità lasciata dal nostro fondatore, e un principio a cui siamo profondamente fedeli, soprattutto oggi, in un’epoca in cui tutto si muove velocemente.”
In questo costante progresso di tecnologie e design quanto incide, ancora, la cifra umana? Ovvero l’apporto diretto degli atleti, i loro feedback, le loro sensazioni?
“Lavorare a stretto contatto con gli atleti è una parte essenziale del processo. Parliamo di alcuni tra i migliori atleti di endurance al mondo, e la loro capacità di descrivere in modo preciso ciò che provano, anche le differenze minime in termini di ritorno di energia, stabilità o grip, ci ha fornito indicazioni preziosissime. Ogni fase di test ci ha permesso di perfezionare ulteriormente la scarpa. La Evo Prime X che avete visto a Chasing 100 è il risultato diretto di questa collaborazione.”








