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Il ‘The One’, la quest globale di Jordan Brand per il miglior interprete di 1 contro 1 tra le nuove generazioni di ogni continente, prosegue nella sua quarta tappa europea a Parigi, all’ombra della magica Torre Eiffel e immerso nelle vibrazioni di una community che pulsa attorno al Gioco, quella del Quai54. Riviviamo questo capitolo attraverso la lente di Nino Connois

Se Parigi è un arcipelago di culture e identità, il palcoscenico del The One si palesa come suo centro gravitazionale, come suo punto d’equilibrio e, contemporaneamente, nucleo propulsore. La Torre Eiffel che buca la retina, intrecciandosi alla forma circolare del canestro. Mani che si avvicinano a questa composizione artistica, fatta di ferro su ferro, allungando finger-roll cosmici, dopo serrate combinazioni di spallate e dietro schiena. Note battenti che si riflettono nel Gioco. Il Gioco che diviene ruvido scontro, pura estetica. 

Raggiungere la vetta individuale in questo grande ballo della Ville Lumière, a tinte Quai 54, non è cosa da tutti. Lo capisci vedendo terzi tempi allungati, distesi sulle prime file di un’arena illustre, e viva. Lo ascolti, negli ultimi due minuti di ogni confronto, quando all’ordine di ‘Low. Low. Low…” i ritmi hip-hop svaniscono, lasciando spazio alla quiete delle scelte decisive. Difendere forte o spendere fallo. Lasciare andare un floater, sullo sfondo di palazzi Haussmann, o travolgere l’avversario, appoggiando da pochi centimetri. 

L’unique. L’élu. L’élue. Le seul. La seule. Bisogna comporre il proprio efficace beat per divenire The One in questa capitale. Karl Djobet e Racky Camara riescono nell’impresa, vedendosi recapitare il biglietto per le finali europee di Londra dalle mani di Nicolas Batum, venerabile figura di culto del Gioco francese. Sono loro gli ultimi discendenti di MJ in una terra che sta, a tutti gli effetti, ridefinendo e indirizzando la legacy di ‘His Airness’ verso il futuro. E sono loro i protagonisti principali della ricerca fotografica di Nino Connois, che ha cristallizzato nel tempo il pomeriggio di Place de Sidney.

Questo focus è parte di una speciale collana editoriale che ci vedrà narrare tutti i capitoli europei del ‘The One’, a partire da quello di Madrid, che potete rivivere a questo link, di Lubiana, che trovate qui, e Belgrado, raccontato in questo focus. 

THE ONE | PARIS
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Cosa vi ha fatto innamorare della pallacanestro? E cosa rappresenta oggi il Gioco per voi?

Racky Camara: “È stata la mia famiglia a farmi conoscere il basket, soprattutto i miei zii e mio padre, quando ero molto piccola. Così è nato il mio amore per il Gioco. Il basket mi motiva ogni singolo giorno. La mia famiglia è sempre al mio fianco, mi spinge a dare il massimo e mi sostiene in qualsiasi momento.”

Karl Djobet: “All'inizio, in realtà, volevo giocare a calcio e fare il portiere. Mi sono avvicinato al basket grazie ai miei fratelli, Mathieu e Yann. Avevo cinque anni quando ho scoperto questo sport. Non lo so... me ne sono semplicemente innamorato. Ho sempre amato la sensazione di avere un pallone tra le mani. Oggi il basket significa tutto per me. È praticamente tutta la mia vita.”

 

MJ ha costruito il proprio gioco nel cortile di casa, sfidando suo fratello. Qual è stato il vostro primo playground o canestro? E quali sono state le vostre prime esperienze di uno contro uno?

Racky Camara: “La prima volta che ho giocato a basket è stato a Marny, insieme ad Aurélien e Guillaume. Sono davvero grata a loro, perché sono una delle ragioni principali per cui mi sono innamorata di questo sport. Mi hanno insegnato tantissimo e sarò sempre riconoscente per tutto quello che ho imparato grazie a loro.”

Karl Djobet: “Tutto è iniziato nella mia città natale, Lille, insieme a mio fratello Paul. Abbiamo cominciato a giocare insieme quando avevo appena cinque anni, quindi ero ancora troppo piccolo per disputare partite ufficiali. Ho iniziato a competere intorno ai sette anni e mi è piaciuto fin dal primo momento. Mio padre, riposi in pace, e Paul mi hanno insegnato tutte le basi: come palleggiare, difendere, tirare, scegliere il passaggio corretto... Sono stati loro a gettare le fondamenta del mio Gioco. Poi, quando mi sono trasferito a Parigi nel 2021, ho potuto fare un ulteriore salto di qualità e sviluppare davvero il mio basket.”

 

Quali sono le chiavi per dominare l’uno contro uno? Che tipo di energia serve per avere successo in una disciplina così unica nel suo genere?

Racky Camara: “Nell'uno contro uno, la chiave è mantenere la calma e avere fiducia nel proprio Gioco. Bisogna saper leggere l’avversario, avere pazienza, sfruttare i propri punti di forza e prendere la decisione giusta al momento giusto. La difesa è importante quanto l’attacco: ogni possesso conta.”

Karl Djobet: “Bisogna essere mentalmente forti. È la cosa più importante. Poi bisogna essere pronti alla battaglia. Devi avere la mentalità di un guerriero, perché se non sei abbastanza solido mentalmente, qualcuno finirà per passarti sopra. Devi essere pronto: non esiste un’altra opzione.”

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Che effetto fa giocare su un campo all’ombra della Torre Eiffel e circondati dai ritmi di una community come quella del Quai54?

Racky Camara: “Sono davvero felice, perché è una delle prime volte che gioco davanti a un pubblico così numeroso. È un’esperienza che mi piacerebbe rivivere, soprattutto a livello professionistico. L’atmosfera era incredibile.”

Karl Djobet: “È stato assolutamente incredibile. Era la prima volta che partecipavo a un torneo del genere: ho amato profondamente questa esperienza, non solo perché ho vinto. Giocare sotto la Torre Eiffel, davanti a un pubblico così numeroso, era intimidatorio ma, allo stesso tempo, indimenticabile.”

 

Avete vinto davanti ad un nobile della pallacanestro francese come Nicolas Batum. Che esperienza è stata?

Racky Camara: “Quando l’ho visto entrare in campo ero davvero emozionata. E sono felicissima di aver vinto davanti a lui.”

Karl Djobet: “Quando l'ho visto mi sono sentito come un bambino. È stato surreale, perché qui in Francia è una vera leggenda.”

 

Secondo voi, cosa rende Parigi la Città della pallacanestro?

Racky Camara: “Per me, a Parigi il basket è ovunque. La città ha una vera playground culture, tantissimi giovani che vivono e respirano questo sport e un livello di competizione incredibilmente alto. Ogni campo riunisce giocatori con stili diversi, dando vita a un mix unico di creatività, intensità ed energia. Parigi ti ispira. Riunisce la comunità del basket e spinge ciascuno a diventare un giocatore migliore. È per questo che, secondo me, Parigi merita il titolo di The One City.”

Karl Djobet: “La Francia, e in particolare Parigi, hanno prodotto tantissimi grandi giocatori. Basti pensare a Tony Parker o a Wemby. La cultura del basket qui continua a crescere e Parigi ne è il vero centro.”

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Nicolas Batum at THE ONE | PARIS
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Che effetto fa essere diventati eroi locali? E quanto lavoro nell’ombra è servito per arrivare fino a qui?

Racky Camara: “Sono davvero felice che le persone stiano iniziando a interessarsi a me. Adesso spero di vincere a Londra e poi di qualificarmi per le finali mondiali. Lavoro duramente ogni giorno sul mio Gioco e voglio dimostrare a tutti di cosa sono capace.”

Karl Djobet: “È una sensazione incredibile, perché tante persone non credevano in me. Nella mia prima partita ero sotto di dieci punti a un minuto e mezzo dalla fine. Ho continuato ad attaccare il ferro, possesso dopo possesso, finché non sono riuscito a rimontare e vincere. Le stesse persone che dubitavano di me sono poi venute a congratularsi con me alla fine del torneo. Ho lavorato ogni singolo giorno per arrivare fin qui. Prego ogni giorno. Sono convinto di aver vinto questo torneo grazie a tutto il lavoro che ho fatto: prima di ogni altra cosa, però, grazie a Dio.”

 

Ad Athleta Mag vediamo ogni disciplina sportiva come una forma d’arte a sé stante. Tu consideri la pallacanestro un’arte a sé stante?

Racky Camara: “Sì, assolutamente. Penso che il basket sia un'arte perché è un modo a sé stante per esprimere chi si è.”

Karl Djobet: “È un'arte. Non saprei davvero spiegare perché o trovare le parole giuste, ma quando giochi, o anche solo quando guardi una partita, hai proprio la sensazione che sia arte.”

 

Cosa rappresenta per voi essere i ‘The One’ di Parigi?

Racky Camara: “Sono così felice di aver raggiunto questo risultato… Ora sto già pensando alla tappa di Londra!”

Karl Djobet: “È una sensazione incredibile. Persino persone che non conosco mi fermano per strada per farmi i complimenti. Oggi ho affrontato giocatori di grandissimo talento, quindi faccio i miei complimenti a tutti loro. Sono semplicemente grato di essere riuscito a impormi.”

 

Cosa servirà per diventare i ‘The One On Anyone’ a Londra e, magari, anche a livello globale?

Racky Camara: “La prima e unica cosa è dimostrare a tutti che ho più fame di chiunque altro.”

Karl Djobet: “Devo semplicemente portare la stessa energia che ho avuto oggi. Voglio competere contro chiunque e lasciare tutto quello che ho sul campo.”

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Racky Camara at THE ONE | PARIS
Karl Djobet at THE ONE | PARIS
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