Il ‘The One’, la quest globale di Jordan Brand per il miglior interprete di 1 contro 1 tra le nuove generazioni di ogni continente, prosegue nella sua seconda tappa di Lubiana, l’elegante capitale slovena dove il Gioco è un pilastro culturale, e Luka Dončić il suo magnifico rettore. Riviviamo questo capitolo reso unico dalla componente atmosferica, attraverso le lenti di RiseUp Duo e Nik Erik Neubauer
Piazza Pogačar è il salotto di una reggia balcanica, Lubiana. Ad osservarla, dall’alto, il campanile della Cattedrale di San Nicola. A circondarla, il carsico fluire del Ljubljanica, celato dal Triplo Ponte che ogni cosa vede passare, in questa raffinata porzione di Slovenia. La legacy di ‘His Airness’ ha trovato nelle nobili trame di questa capitale europea, e nella sua vibrante cultura cestistica, un prezioso palcoscenico per giovani interpreti dell’1 contro 1. Tutti con un unico obiettivo: diventare ‘The One’. Superare corpo dopo corpo, chi si frappone tra il sogno e il ferro.
Scalinate gremite. Magnetiche lotte a rimbalzo. Statue e pupazzi di dragoni che divengono secondari, quasi svaniscono, dinanzi all'energia dell’unica, pura arte caratterizzante di questo luogo magico, il Gioco, nonché di fronte al fascino, oltre che alla dottrina, del suo ambasciatore ultimo a queste latitudini, Luka Dončić. Ad ogni sirena, il bracket va via via scomponendosi, per ricomporsi. Nomi cancellati, nomi che avanzano. Lotta creativa. One on Anyone. Un susseguirsi d’intuizioni e contro intuizioni fino all’imprevedibile. All’acquazzone estivo che placa una folla ingrossata oltrelimite e urlante, pronta al gran finale.
Il climax ascendente della košarka, la pallacanestro, in questo format intesa nel suo design più individuale ed elettrico, trova il proprio apice la mattina seguente, tra raggi di luce che tagliano le brillanti pareti in legno dello Športni Center Ilirija, evocanti le magnifiche regioni naturali che si allargano, concentricamente, all’esterno di Lubiana. Luka Dončić giunge in questo teatro intimo, ed intimamente legato alla sua tradizione familiare. I giovani che seguono le sue orme, completano l’opera più significativa di percorsi cestistici ancora agli inizi, eppure già definiti nelle rispettive forme espressive, davanti allo sguardo del monumento nazionale: del 77.
Edini o Edina. Izbranek o Izbranka. Gal Kranjčič e Valerija Gradišar s’inerpicano fino al vertice della piramide. E si preparano per una nuova scalata, quella londinese, delle finalissime continentali.
Le lenti di RiseUp Duo e Nik Erik Neubauer trasformano in immagini e cronostoria queste suggestioni. Questo focus è parte di una speciale collana editoriale che ci vedrà narrare tutti i capitoli europei del ‘The One’, a partire da quello di Madrid, che potete rivivere a questo link.




Cosa vi ha fatto innamorare della pallacanestro? E cosa rappresenta oggi il Gioco per voi?
Gal Krajnčič: “Mi sono innamorato della pallacanestro da piccolo. All’inizio giocavo a calcio, ma quando tutti i miei amici hanno iniziato a giocare a basket, mi sono unito a loro e non mi sono voltato indietro. In Slovenia il basket è sport nazionale. Lo praticano tutti. I miei amici giocano, ci ritroviamo al campetto ogni giorno. La pallacanestro è molto più di un semplice sport: è parte della nostra cultura. Oggi il basket significa tutto per me. Sinceramente, non riesco a immaginare la mia vita senza il Gioco. Ha contribuito a formare la persona che sono e mi ha dato una chiara direzione fin da giovanissimo.”
Valerija Gradišar: “Ho iniziato a giocare a pallacanestro quando avevo sei o sette anni, intorno ai tredici ho deciso di dedicarmici seriamente. Oggi il basket significa tutto per me. È il luogo in cui mi sento più felice. Amo stare in campo, rincorrere il pallone, competere e assumermi responsabilità. È la cosa che amo di più e, sinceramente, faccio fatica a immaginare la mia vita senza il Gioco.”
MJ ha costruito il proprio gioco nel cortile di casa, sfidando suo fratello. Qual è stato il vostro primo playground o canestro? E quali sono state le vostre prime esperienze di uno contro uno?
Gal Krajnčič: “Ho un fratello gemello ed è stato lui il mio primo vero rivale. Abbiamo un canestro fuori casa e da circa dieci anni giochiamo praticamente ogni giorno. Ho sviluppato così il mio gioco: sotto quel canestro ho imparato a competere e a crescere come giocatore... La pallacanestro è sempre stato un forte elemento di connessione tra noi. Facciamo quasi tutto insieme e il basket è diventato parte di quel legame. Allo stesso tempo, però, siamo entrambi estremamente competitivi. Litigavamo così spesso per il risultato che, ad un certo punto, abbiamo deciso di smettere di tenere il punteggio. Quelle sfide mi hanno insegnato a competere, a gestire la pressione e a migliorarmi costantemente.”
Valerija Gradišar: “Giocavo davanti casa e nel campetto vicino all’asilo. All’inizio il compagno di giochi era mio padre, ma crescendo ho iniziato a sfidare soprattutto mio cugino e mio zio. Mio cugino è un ottimo giocatore e ha avuto un ruolo importante nella mia crescita cestistica. Ho sempre ascoltato i suoi consigli e credo che sia stato anche grazie a lui se ho continuato a migliorare. Quelle partite erano intense, combattute, piene di energia. Ne abbiamo giocate così tante che non riuscirei nemmeno a contarle, ma ognuna mi ha lasciato qualcosa. Quando finalmente sono riuscita a batterlo, la soddisfazione è stata enorme.”
Quali sono le chiavi per dominare l’uno contro uno? Che tipo di energia serve per avere successo in una disciplina così unica nel suo genere?
Gal Krajnčič: “In un format come questo, dove si gioca per pochi minuti ad altissima intensità e senza pause, la condizione fisica è fondamentale. Per quanto mi riguarda, tutto parte dalla difesa. Difendo in modo molto aggressivo ed è probabilmente l’aspetto che mi aiuta maggiormente nel vincere partite. Ovviamente, anche la dimensione offensiva è importante: bisogna segnare. Ma ogni cosa nasce dalla difesa. Dal punto di vista mentale, devi sempre credere di poter vincere, indipendentemente dal punteggio. Nelle fasi finali, mi è anche capitato di essere sotto 9-1 e sono riuscito a rimontare, vincendo la partita. È questo che insegna l’uno contro uno: l’inerzia può cambiare da un momento all’altro. Bisogna restare profondamente concentrati quando si è in svantaggio e, allo stesso modo, quando si è avanti. Bastano poche azioni per ribaltare completamente una partita.”
Valerija Gradišar: “Devi affrontare ogni possesso con convinzione. Il controllo dei rimbalzi e il tagliafuori sono fondamentali, così come avere un’ottima condizione fisica. Servono creatività, rapidità e affidabilità al tiro, soprattutto dalla media distanza. Più di ogni altra cosa, devi credere in te stessa. Devi entrare in campo convinta di poter battere chiunque: dare sempre il massimo, mantenere fiducia nei propri mezzi e scoprire fin dove questo può portarti.”




Com’è stato giocare in una cornice unica come Piazza Pogačar? E come si riesce a mantenere concentrazione e competitività dopo un acquazzone come quello che ha interrotto l’evento e fatto rinviare tutto al giorno successivo?
Gal Krajnčič: “Giocare nel cuore di Lubiana è stata un’esperienza incredibile. Tantissime persone sono venute ad assistere all’evento e l’atmosfera era straordinaria. C’erano i miei compagni di squadra, i miei amici e la mia famiglia, e questo ha reso tutto ancora più speciale. Anche l’organizzazione è stata impeccabile e l’intero evento aveva qualcosa di unico. La pioggia è stata sicuramente inaspettata. È arrivata quando molti di noi non erano ancora entrati davvero nel ritmo della competizione e, all’improvviso, ci siamo ritrovati a sapere che saremmo tornati in campo alle sette del mattino seguente. È stato uno shock, ma ho cercato di non pensarci troppo. Quella sera mi sono concentrato sul recupero, sono andato a dormire il prima possibile e ho fatto in modo di farmi trovare pronto per riprendere il percorso iniziato il giorno precedente.”
Valerija Gradišar: “È stata un’esperienza straordinaria. Non avevo mai giocato davanti a così tante persone. Vengo da Velike Lašče, poco fuori Lubiana, e avere la mia famiglia lì, a guardarmi, ha reso tutto ancora più significativo. Dopo la pioggia e il rinvio delle partite, sapevo che la cosa più importante sarebbe stata recuperare bene. Sono andata a dormire presto, perché non volevo arrivare stanca il giorno seguente. Prima di addormentarmi, ho ripensato a ciò che avrei potuto fare meglio, soprattutto in difesa, così da farmi trovare pronta quando il torneo sarebbe ripartito.”
Avete vinto davanti a Luka Dončić. Che esperienza è stata?
Gal Krajnčič: “Luka è un eroe nazionale in Slovenia, quindi avere la possibilità di giocare davanti a lui è stato qualcosa di davvero speciale. Non capita tutti i giorni che uno dei migliori giocatori del mondo ti osservi mentre stai giocando... È stata un’esperienza unica, che porterò con me a lungo.”
Valerija Gradišar: “Incredibile. Sapere che uno dei migliori giocatori al mondo ti sta osservando mentre giochi è qualcosa che difficilmente si dimentica. Ho cercato semplicemente di dare il massimo e di godermi il momento. È stata un’esperienza davvero speciale.”
If you could steal one aspect of Luka’s game and bring it to London, what would it be and why?
Gal Krajnčič: “Probabilmente il suo tiro. Ha la capacità di costruirlo praticamente quando vuole e contro qualsiasi difensore. È una qualità estremamente preziosa nel basket moderno e, credo, uno dei motivi che rendono Luka così difficile da affrontare, e da fermare.”
Valerija Gradišar: “Probabilmente il suo step-back. È uno dei gesti tecnici che più mi affascinano. Lo esegue come se fosse la cosa più semplice del mondo. È uno dei movimenti più spettacolari che esistano nella pallacanestro.”
A vostro avviso, cosa rende Lubiana la città - ‘The One’ della pallacanestro?
Gal Krajnčič: “Vengo da Domžale, che si trova a circa quindici minuti da Lubiana. Ho sempre visto la capitale come il centro della pallacanestro slovena. È la città più grande del Paese e ospita tantissimi club. Se vuoi confrontarti con i migliori giocatori, trovare il livello più alto di competizione e metterti alla prova, devi venire a Lubiana. La pallacanestro è profondamente radicata nella città e questa passione si percepisce ovunque.”
Valerija Gradišar: “Lubiana possiede una cultura cestistica straordinaria. È la città di Luka Dončić e un luogo da cui sono passati moltissimi giocatori di talento. Qui la pallacanestro è parte integrante dell’identità della città.”




Che effetto fa essere diventati eroi locali? E quanto lavoro nell’ombra è servito per arrivare fino a qui?
Gal Krajnčič: “È una sensazione davvero speciale. Un momento come questo è il frutto di anni di lavoro: sveglie all’alba, allenamenti fino a tardi, giornate difficili e sessioni frustranti. Dietro un risultato del genere c’è un’enorme quantità di sacrificio, che spesso nessuno vede. Ed è proprio per questo che raggiungere un traguardo simile è così gratificante.”
Valerija Gradišar: “Sono davvero felice. Vincere un torneo come questo è una sensazione speciale, perché ti ricorda che ogni allenamento, ogni sacrificio e ogni sforzo compiuti nel tempo hanno un significato. Per ottenere risultati del genere devi allenarti ogni giorno, anche quando gli altri si riposano. Devi continuare a lavorare sul tuo gioco e sulle tue capacità. Da quando ho saputo che avrei partecipato al torneo mi sono allenata quotidianamente. Sono anni che investo tempo ed energie nella pallacanestro e momenti come questo danno valore all’intero percorso.”
Ad Athleta Mag vediamo le discipline sportive come forme d’arte. Tu consideri la pallacanestro un’arte a sé stante?
Gal Krajnčič: “Senza dubbio. La pallacanestro è quasi come una danza. È un dialogo continuo tra te e il tuo avversario. Leggi i suoi movimenti, anticipi le sue reazioni e cerchi costantemente di essere un passo avanti. Ogni giocatore ha uno stile diverso, un ritmo diverso, un modo unico di esprimersi sul campo. È proprio questa individualità a rendere il basket una forma d’arte.”
Valerija Gradišar: “Sì, credo che la pallacanestro possa essere considerata una forma d’arte, perché richiede mollta creatività. Amo il modo in cui il gioco muta continuamente e quanto sia impossibile prevedere ciò che accadrà nell’azione successiva. Quando osservi un grande tiratore rilasciare la palla, oppure un giocatore battere la difesa con velocità, controllo e immaginazione, c’è qualcosa di profondamente artistico in tutto questo. Non so se mi senta sempre un’artista anch’io, ma a volte, forse, sì.”
What does it mean to you to be Ljubljana’s ‘The One’?
Gal Krajnčič: “È una sensazione incredibile. Sono orgoglioso di aver conquistato l’opportunità di rappresentare Lubiana e la Slovenia nelle qualificazioni europee e sono profondamente grato di poter vivere un’esperienza del genere.”
Valerija Gradišar: “Mi rende immensamente felice. È una sensazione bellissima e un’esperienza che porterò con me a lungo. Adesso non vedo l’ora di scoprire cosa mi aspetta a Londra.”
What will it take to become The One on Anyone in London, and potentially on the global stage? What’s your mindset as you approach this next chapter of your basketball journey?
Gal Krajnčič: “Dovrò continuare a lottare fino in fondo. Per me significa restare concentrato, non permettere a nessuno di entrare nella mia testa e continuare a fidarmi del gioco che mi ha portato fin qui. Conosco i miei punti di forza, conosco il mio stile e devo restare fedele a entrambi. Soprattutto, devo continuare a credere in me stesso, indipendentemente da chi avrò di fronte.”
Valerija Gradišar: “Devo restare concentrata sul mio gioco e non lasciare che le opinioni degli altri influenzino il mio percorso. Devo continuare a credere di poter competere contro chiunque, anche contro avversarie più alte, più forti o più veloci di me. Il mio obiettivo è semplice: giocare con intensità, difendere forte e lasciare tutto quello che ho sul campo. Poi sarà il Gioco a dire il resto.”









