Grazie ad adidas, abbiamo esplorato lo stato dell’arte e il rapporto tra Grant Holloway e la disciplina di cui è maestro globale, gli ostacoli
Per alcuni gli ostacoli sono una forma d’arte atletica. Per altri, una scienza biodinamica, fatta di passi e gesti automatici, affinati alla perfezione. Per altri, sono tutto questo. E qualcosa in più. Come per Grant Holloway, che in questi oggetti vede la metafora, oltre che il centro, della vita stessa.
Già campione olimpico e mondiale, e recordman ogni epoca sui 60 metri ostacoli, questo nobile erede di Edwin Moses ha imparato a sognare prima, conoscere poi, e plasmare infine, una disciplina che non ha scandito solo una parabola d’eccellenza, ma che ha penetrato la sua intera identità, divenendone parte integrante e fondamentale.
La consapevolezza personale rima con il gesto tecnico, per questo ambassador adidas con cui abbiamo avuto modo di conversare, scoprendo cosa risieda al punto d’incontro tra verticalità e orizzontalità, dove la potenza muscolare assume ogni forma, e dove le avversità compaiono ogni manciata di metri. O di secondi. Come, d’altronde, insegna l’esistenza stessa.

“Aspetta il tuo momento. Circondati di positività.” In diverse interviste hai raccontato che queste frasi, ripetute spesso dai tuoi genitori, sono diventate colonne portanti della tua vita. Ci racconti in che modo pazienza e positività hanno contribuito a formare l’atleta — e la persona — che sei oggi?
Quando ti circondi di positività, tutto diventa più semplice. Le prestazioni migliori arrivano più facilmente, ma soprattutto riesci a dare il massimo anche nelle giornate no. Che tu stia vivendo un momento buono o difficile, devi affidarti alla positività per superarlo. Siamo tutti umani: sbagliamo, ci ammaliamo o infortuniamo, attraversiamo fasi complicate. Ma avere una mentalità positiva è la chiave per venirne sempre fuori. È questo che, alla lunga, fa la differenza: ti permette di costruire giornate migliori, una vita migliore, una carriera più solida.


Quando si parla di ostacoli, si cita spesso Edwin Moses: “Li ho sempre visti come una forma d’arte, perché sono profondamente individuali.” Vedi anche tu l’hurdling come una forma d’arte? E come si è evoluto il tuo rapporto con oggetti così simbolici nel corso della tua carriera?
Assolutamente sì: la mia disciplina è una forma d’arte. Su questo sono pienamente d’accordo con Edwin Moses. Per me, però, rappresenta anche un’analogia perfetta della vita. La uso spesso come tale: la vita ti pone degli ostacoli davanti, e tu devi semplicemente superarli. Questa immagine mi ricorda una cosa semplice ma fondamentale: anche quando tutto va bene, ci sarà sempre un ostacolo, una difficoltà da attraversare. Il gesto atletico stesso è bellissimo: ogni volta che salti, sai che in fondo al rettilineo c’è sempre una luce, una via d’uscita.

“Al di sopra di trofei e medaglie, mi hai insegnato cosa vuol dire essere un uomo con onore e dignità. Grazie per avermi trasmesso l’importanza di trattare corpo e mente come un tempio.” Con queste parole hai ringraziato il leggendario Coach Holloway. Guardando oggi ai vostri rispettivi successi, qual è il vero segreto per restare grandi — a lungo — in un universo sportivo complesso, come quello dell’atletica leggera? E cosa significano davvero record e medaglie per l’uomo, più che per l’atleta, Grant Holloway?
Prima di qualsiasi record o medaglia, ero solo un ragazzo con un sogno. Volevo diventare uno dei migliori interpreti di questo sport, e con il tempo ci sto riuscendo. Coach Holloway ha sempre avuto un obiettivo più grande: formare l’uomo, prima dell’atleta. È un principio che vivono sulla propria pelle tutti i suoi atleti della University of Florida: prima essere uomini, poi campioni. Ed è questo il punto su cui cerco di restare sempre focalizzato. La fede, l’equilibrio mentale, il rispetto per me stesso: tutto parte da lì. I riconoscimenti possono arrivare — e sì, fanno piacere — ma è la coerenza con cui vivo dentro e fuori la pista a contare davvero. Essere costante in gara è importante, chiaro, ma per me lo è altrettanto esserlo fuori, nella vita di tutti i giorni. Avere attorno persone con la tua stessa visione, lo stesso tipo di energia, è una delle chiavi per riuscirci. Senza la guida di Coach Holloway, oggi non ci sarebbe Grant Holloway. O almeno, non quello che conoscete.

Credits
IMAGO I Beautiful Sports / CTK Photo / Action Plus / ZUMA Press Wire






