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La prima tappa europea del ‘The One’, viaggio plasmato da Jordan Brand e atto a cercare, su scala mondiale, il miglior giovane interprete dell’1contro1, ha messo in mostra il futuro che avanza a Madrid. Un avvenire spagnolo ritratto dalla lente di Sharon López e rappresentato dalle voci dei due vincitori dell’evento, capaci di accedere alla finale europea di Londra, giocando di fronte ad ospiti d’eccezione come Luka Dončić e Sergio Llull.

Le architetture del Pábellon Felipe Reyes racchiudono un cosmo cestistico a sé stante: una dimensione unica, dalle energie locali e internazionali, ispirata dal naturale intreccio tra l’immaginario contemporaneo di Jordan Brand, il futuro della pallacanestro di Madrid e, in senso più allargato, della Spagna tutta. 

All’interno di questo distintivo playground, teatro tanto classico, quanto dal sapore di videogame, si susseguono per un’intera giornata conversazioni cestistiche. Sfide faccia a faccia tra 16 talenti maschili e altrettanti femminili, tutti prossimi alla maggiore età. Un solo obiettivo: raggiungere, gradino dopo gradino, possesso dopo possesso, la condizione di ‘The One’ di Spagna attraverso duelli serratissimi, ma radicati nel rispetto che solo l’asfalto sa infondere al Gioco.

Autentiche maree di maglie numero 77 ammirano suggestioni e ritmi profondamente personali, sospinti dalle signature shoes che, in quel 77, trovano piena concordanza: le Luka 5 e le Luka 77. Ad ipnotizzare ed elettrizzare l’eccitata folla, rintocchi di palloni, corpi che collidono alla ricerca del ferro, del fondo della retina. Fasci di luce che tagliano crossover. Personalità contro personalità, supportate da energie collettive. Pensieri che si fondono per poi divergere in step-back ed and-one urlati. 

Tutto viene costruito nell’ombra e deciso sul campo, come continua a ricordare la più preziosa legacy di ‘His Airness’. E tutto sul campo è stato deciso, con Iván Rodríguez e Aina Hinojosa che, di fronte all’improvvisa apparizione di un mago assoluto del Gioco, nonché della materia specifica del 1to1, come Luka Dončić, e di un loro nobile rettore, come Sergio Llull, si sono fatti largo verso il ticket che li porterà alle finali europee in quel di Londra, dove rappresenteranno Madrid e l’intero movimento spagnolo insieme ai secondi classificati. 

El elegido. La elegida. El único. La única. In Spagna, il concetto di ‘The One’ si declina in modi differenti, trovando significati altrettanto distinti tra loro, eppure affini nel loro senso ultimo. Un senso che ci siamo fatti raccontare direttamente dai due vincitori della competizione: testimonianze accompagnate da un esclusivo flusso fotografico composto da Sharon López.

This editorial feature is part of a broader storytelling series that will follow every European chapter of ‘The One.’

THE ONE | JORDAN BRAND | MADRID
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Luka Doncic & Aina Hinojosa at THE ONE | JORDAN BRAND | MADRID

Cosa ti ha fatto innamorare della pallacanestro? E quali emozioni ti regala oggi questo Gioco?

Iván Rodríguez: “La pallacanestro fa parte della mia vita da sempre. Sono cresciuto con questo sport: i miei genitori l’hanno trasmesso a me e mio fratello fin da piccoli e, in qualche modo, sono finito per esserne inevitabilmente attratto. Oggi, non riuscirei ad immaginare la mia vita senza basket. Se non mi allenassi ogni pomeriggio, sinceramente, mi sentirei perso. Posso solo essere profondamente grato ai miei genitori e a tutte le persone che mi hanno aiutato lungo il percorso. Il basket mi sta regalando esperienze uniche, come questa…”

Aina Hinojosa: “Anch’io ho iniziato molto presto, grazie a mio padre, che era allenatore. Ho sempre preso questo sport molto sul serio e credo che proprio questo tipo di dedizione mi abbia permesso di vivere momenti come il ‘The One’. Sono felicissima. Ho lavorato duramente per arrivare fin qui e condividere un’esperienza del genere con personalità che, fino a poco tempo fa, osservavo dagli spalti è qualcosa di speciale.”

 

Come vivi l’uno contro uno? Quali sono i segreti per controllare e dominare questa disciplina?

Aina Hinojosa: “L’uno contro uno è una forma di dialogo. Se il tuo avversario segna una tripla, la prima cosa che fai è cercare una risposta. È una formula complicata perché puoi trovarti avanti di cinque punti e, un attimo dopo, essere sotto. Devi restare lucida, sapere sempre cosa vuoi fare, conoscere a fondo i tuoi punti di forza e continuare a fare affidamento su di essi. Io cerco sempre di costruirmi spazio per il tiro da fuori. È una soluzione meno comune, difesa in modo diverso, e spesso riesce a sorprendere chi ho di fronte. Finora, e in particolar modo oggi, mi ha dato ottimi risultati.”

Iván Rodríguez: “In senso competitivo, il dialogo dell’uno contro uno deve essere ‘ruvido’, ‘duro’. Devi mettere pressione all’avversario, altrimenti non riuscirai mai a crearti un vantaggio. Bisogna saper leggere la partita: capire quando è stanco chi ti trovi di fronte, quando lo sei tu e quando è il momento di chiamare un timeout. Durante questo torneo mi è persino capitato di dire al mio avversario: “Per favore, chiama un timeout, sono distrutto”. A Londra, però, credo sarà tutta un’altra storia. A dire il vero, questa è la prima vera competizione di uno contro uno che affronto al di fuori degli allenamenti. E sono il primo a sorprendermi di come sia andata. Negli anni ho migliorato molto la difesa, ma mi sono affidato soprattutto al tiro da tre, cosa che amo maggiormente fare in campo. Quando il tiro non entrava, cercavo di sfruttare il mio fisico per attaccare il ferro.”

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Sergio Llull & Luka Doncic at THE ONE | JORDAN BRAND | MADRID
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Iván Rodríguez at THE ONE | JORDAN BRAND | MADRID

Avete vinto davanti a Luka Dončić, uno dei volti simbolo di Jordan Brand e della pallacanestro globale contemporanea. Al suo fianco, una leggenda del basket europeo e di Madrid come Sergio Llull. Che esperienza è stata?

Iván Rodríguez: “Incredibile, davvero. Seguo il basket da sempre, soprattutto quello europeo. Sono cresciuto guardando Luka con la maglia del Real Madrid e Sergio Llull segnare tiri impossibili da distanze assurde. Ritrovarli lì, a guardare una mia partita, è stato come vivere un sogno. Non ti aspetti certo di avere a bordo campo una superstar NBA e una leggenda dell’Eurolega che ti osservano...”

Aina Hinojosa: “Per me è stato lo stesso. Da piccola, mio padre mi portava spesso alle partite. Ho passato anni a guardare giocatori come loro, a chiedere fotografie, perfino a portare cartelloni con scritte sugli spalti, sperando di attirare la loro attenzione. Vederli davanti a me, mentre mi guardavano giocare, è qualcosa che mai avrei immaginato di vivere. Mi sono sentita immensamente grata.”

 

If you had the opportunity, what aspects of Luka’s would you steal and bring with you to London?

Aina Hinojosa: “La sua capacità di segnare. Soprattutto, il modo in cui fa andare via la palla da dietro la linea dei tre punti con naturalezza. Riesce a crearsi spazio con facilità, fa sembrare tutto semplice e mantiene sempre una calma impressionante. Mi piacerebbe avere quella fiducia, quella serenità…”

Iván Rodríguez: “La sua capacità di controllare il ritmo della partita. Tornei come questo ti fanno capire quanto sia importante sapere quando risparmiare energie. Luka riesce a dominare ogni partita giocando sempre al proprio ritmo.”

THE ONE | JORDAN BRAND | MADRID
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Come ci si sente a essere diventati eroi locali? Oltre alle luci della ribalta, quanto lavoro nell’ombra è stato necessario per arrivare fino a questo risultato?

Aina Hinojosa: “Ad essere sincera, sono ancora sorpresa. Sono sempre stata più piccola delle altre e spesso in svantaggio dal punto di vista fisico, quindi ho dovuto lavorare tantissimo sugli aspetti tecnici del mio gioco. Nel basket femminile europeo l’uno contro uno non viene valorizzato quanto negli Stati Uniti, perciò ho deciso di dedicare molta attenzione proprio a questo tipo di situazione. Vedere oggi i risultati è una soddisfazione enorme. Eppure, a metà torneo, ero convinta che sarei stata eliminata.”

Iván Rodríguez: “Il vero lavoro è iniziato anni fa. Ho sempre giocato in squadre dov’erano presenti compagni più forti di me. Quando capitava che fossi il migliore, mi sono sempre assunto le mie responsabilità, ma nella maggior parte dei casi ho dovuto confrontarmi con giocatori di altissimo livello. So di non essere il migliore in assoluto, ma mai ho smesso di cercare di lasciare il mio segno. E di aiutare la squadra. Se è qualcun altro a brillare, faccio tutto il possibile perché possa brillare ancora di più.”

 

Ad Athleta Mag crediamo che ogni sport sia una forma d’arte. Per voi, il basket è una corrente artistica a sé stante?

Iván Rodríguez: “Assolutamente sì. Ciò che rende l’arte così potente è la sua capacità di emozionare, ispirare e unire le persone. Il basket fa esattamente questo. Ovunque tu vada, a prescindere dal Paese o dai giocatori in campo, riesce a radunare migliaia di persone e a spingere le nuove generazioni a prendere un pallone in mano e giocare. È qualcosa di davvero speciale.”

Aina Hinojosa: “Sono completamente d’accordo. Ogni giocatore lascia la propria firma sul campo. Ognuno ha uno stile diverso e le persone finiscono per riconoscersi proprio in quelle differenze. Inoltre, il basket è arte perché suscita emozioni. Può regalarti gioia, tristezza, entusiasmo, passione. Ti coinvolge profondamente e, spesso, diventa una parte fondamentale della tua vita.”

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Che cosa significa essere il ‘The One’ di Madrid? E cosa servirà per diventare il ‘The One On Anyone’ anche a Londra e, chissà, sul palcoscenico globale?

Iván Rodríguez: “La fiducia è tutto. Sapere che ci sono persone che credono in te e ti sostengono ti dà una forza enorme. Devi conoscere il tuo gioco, sapere quali sono i tuoi punti di forza e sfruttarli al massimo, perché queste sono partite brevi e intensissime, in cui ogni possesso può fare la differenza. Ad essere sincero, mi sembra ancora irreale. A volte ripenso a ciò che è successo e faccio fatica a crederci. Sono semplicemente felicissimo, voglio godermi ogni istante di quest’avventura.”

Aina Hinojosa: “Sono entusiasta. Non capita tutti i giorni di conquistare un pass per Londra o di giocare sotto gli occhi di Luka Dončić. Per riuscire a fare bene nella finale europea serviranno le stesse cose che mi hanno portata fino a qui: passione, consapevolezza dei propri punti di forza, capacità di leggere la difesa e, soprattutto, controllo del ritmo e della respirazione. Nell’uno contro uno tutto accade molto velocemente e ci sono stati momenti in cui ero nervosa. Sapere quando fermarsi, quando chiamare un timeout… In generale, conoscere sé stessi è fondamentale.”

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