Julien Traverse e All Triangles sono i primi protagonisti della speciale rubrica di Athleta Mag e Runaway, ispirata dalla running culture contemporanea
In ogni passo di un runner risiede una scelta individuale, ma anche una dimensione collettiva, forgiata dalla creatività, dall'expertise, dal progresso, dall'estetica applicata al più antico, ma al contempo sempre in evoluzione, sport del mondo. Athleta Magazine e Runaway mettono in luce le figure che incarnano la peculiare multidimensionalità del running: i ‘RunMakers’, coloro che hanno trovato in questa disciplina molto più di un semplice passatempo, ma una piattaforma per affermare ed evolvere le proprie visioni, anche sotto il profilo professionale. Sono protagonisti di un settore che, per ogni ‘RunMaker’, è sinonimo di passione, competenza e visione.
Esploriamo il perché insieme al nostro primo ospite, Julien Traverse, co-founder della Brand Creative Agency e Community Hub ‘All Triangles’—una realtà tanto innovativa quanto artigianale, votata all'esplorazione delle nuove frontiere della scena running contemporanea. Grazie all'expertise all-around del team ‘All Triangles’, ogni prodotto diventa un riflesso di consapevolezza storica, ricerca tecnologica, passione attiva e rispetto per l'identità del brand-partner. Ascoltiamo le parole di Julien Traverse.




Quali sono le esperienze personali e i pilastri filosofici alla base di All Triangles?
"Vengo dal sud-est della Francia, a pochi passi dalla costa mediterranea. Fin da giovane, ho avuto una profonda passione per lo sport, in particolare per windsurf e snowboard. La corsa è sempre stata parte integrante del mio allenamento per il windsurf, anche se mai ha assunto il ruolo di pratica competitiva. Anche le scarpe sono sempre state una mia ossessione – ne sono affascinato sin da bambino.
Da 15 anni vivo ad Annecy. Mi sono trasferito qui nel 2010 per lavorare con Salomon, inizialmente con il loro team di snowboard. Sono stato il product line manager per gli scarponi da snow e, dopo un anno e mezzo, sono passato a Salomon Footwear, dove ho gestito il programma lifestyle e fashion per 6 anni. Successivamente, sono passato ad Arc'teryx, che fa parte della stessa company. Il mio ruolo si è evoluto: la supervisione di tutte le categorie di calzature.
Quando sono entrato in Salomon, pensavo che sarei rimasto 2 o 3 anni al massimo. Mai avrei immaginato che sarei rimasto così a lungo. Mi ero promesso che, entro i 35, avrei avviato la mia attività. Anche se fossi stato ancora a Salomon o in qualsiasi altro posto, sapevo che avrei fatto quel tipo di salto. La visione era chiara: ero appassionato di sport e footwear, ma sentivo che le aziende e i loro processi erano in vari modi e forme distanti dal cuore dello sport. Ad esempio, la produzione di calzature in Asia ha i suoi innegabili vantaggi, ma per me lascia spazi vuoti: i creatori non sono coinvolti intimamente nel prodotto. Non si sporcano le mani in laboratorio, non sentono i materiali, né interagiscono con il processo dalla A alla Z.
L'idea di creare il mio studio nasce da queste riflessioni. Volevo riunire tutte le persone che lavorano a un progetto footwear sotto lo stesso tetto, come parte di un unico, coeso team. Oggi, All Triangles è proprio questo, un collettivo di esperti, ciascuno specializzato nel proprio settore: brand design, sviluppo, creazione di modelli, testing e altro. Siamo un team affiatato di 14 professionisti, ciascuno con il proprio set di competenze uniche.
Il vantaggio di fare tutto internamente è stato, fin da subito, il fatto di superare la barriera mentale del rischio. Quando hai un'idea, la progetti, crei un tech pack e lo invii alla fabbrica, c'è sempre un elemento di incertezza. Può accadere che il prodotto sia nuovo e che gli interlocutori non sappiano bene come realizzarlo. Quando noi costruiamo una scarpa, inviamo tutto: la scarpa stessa, tutti i pezzi di ricambio, i modelli di taglio, i materiali e i tech pack. Poi lavoriamo con la fabbrica per replicare ciò che abbiamo già perfezionato. Tutti sono coinvolti fin dall'inizio – dal design al laboratorio. Creiamo prototipi internamente, impiegando diversi mesi. Dopodiché, collaboriamo con le fabbriche per riprodurre il lavoro che abbiamo già perfezionato internamente."




Che ruolo gioca la Outdoor Sports Valley di Annecy per la vostra azienda?
"Ciò che rende Annecy così speciale è la vivace comunità di runner e trail runner che la abitano. Le montagne sono a due passi, rendendo estremamente comodo per gli appassionati di sport all'aria aperta vivere qui. Essere ad Annecy ci mette anche a solo un'ora da Chamonix e da altre località rinomate per la produzione di calzature, un vero vantaggio. Siamo circondati da persone provenienti sia dal mondo dell'alpinismo che dal trail running, il che crea un ambiente stimolante e dinamico. La posizione è ideale, soprattutto perché è un punto di riferimento per i brand outdoor. Con circa 450 aziende legate al settore outdoor nella regione, è comune che fornitori, designer e freelance visitino diversi brand locali. È facile anche per loro passare da All Triangles. Con il tempo, siamo diventati un vero e proprio centro di gravità per la comunità outdoor."
Perché i triangoli come simbolo?
"L'idea dei triangoli è nata quando stavo avviando l'azienda con un amico. Eravamo completamente concentrati sulla strategy brand&marketing e lavoravamo in un minuscolo ufficio di 8 metri quadrati all'interno di un enorme edificio. Le nostre giornate trascorrevano definendo i parametri per la distribuzione, i profili dei consumatori, le identità dei brand... Ovunque guardassimo, continuavamo a vedere triangoli – diventavano parte di ogni progetto in modo naturale. Il mio ex socio diceva spesso che il triangolo è la forma più stabile, sempre equilibrata. Abbiamo pensato che ci fosse qualcosa di significativo in quella forma geometrica.
La parte 'All' è arrivata un po' più tardi. A mio avviso è un modo moderno di dire: 'Lavoriamo con ogni triangolo.' Alcuni in seguito hanno iniziato a scherzare, dicendo che avevo scelto i triangoli perché, vivendo tra le montagne, li vedevo ovunque – quasi come se fossero un riflesso poetico del paesaggio montano. In realtà, si trattava più di rappresentare una piramide fatta di consumatori, distribuzione e tutto ciò che sta nel mezzo. Alla fine, avevamo bisogno di un nome. E questo era disponibile."




Come nasce una collaborazione? Sono le aziende a contattarti direttamente? Se sì, per quali ragioni?
"Non ci siamo mai affidati alla pubblicità tradizionale, né disponiamo di un team commerciale dedicato. Tutte le conversazioni con potenziali partner o clienti sono condotte direttamente da me. Sono principalmente il passaparola e la lealtà a guidarle. Ad esempio, in questo momento stiamo ospitando un summit per atleti di trail running di North Face. Sono incredibilmente fedele a brand come The North Face, che hanno abbracciato fin dall'inizio la visione di All Triangles e hanno sempre mostrato rispetto verso la direzione che abbiamo intraprpreso.
Ciò che ci motiva veramente è comprendere la visione autentica dello sport. Il mio ruolo all'interno dell'agenzia è quello di immergermi il più possibile nella visione del brand e capire con/su/per cosa stiamo lavorando. Oggi ogni negozio è pieno di brand e prodotti, e tutti cercano di portare qualcosa di nuovo. La mia convinzione è che i brand e i prodotti debbano avere un punto di vista chiaro se vogliono distinguersi. Dobbiamo arrivare con il brand giusto, il prodotto giusto, al momento giusto – perché avere la migliore idea troppo presto non vuol dire ottenere lo stesso impatto che può essere ottenuto con la stessa idea nel giusto momento.
Il nostro approccio è più incentrato sul brand che sul consumatore. Ciò non significa che non testiamo i prodotti, anzi... Collaboriamo strettamente con atleti e figure chiave del nostro settore per garantire che tutto ciò che creiamo sia perfettamente in linea e di qualità superiore. È anche nostro compito interagire con loro, ascoltare i loro spunti e tenere d’occhio le tendenze emergenti, così da poter fondere tutto e rimanere sempre un passo avanti."
Che ruolo giocano la vostra conoscenza e passione sportiva in queste dinamiche, così come i contatti con community sportive o singoli atleti?
"Volevo creare uno spazio dove tutti i miei amici del mondo dello sport – che si tratti di snowboard, trail running, parapendio, mountain bike e altro – potessero riunirsi in un unico posto. Ecco perché abbiamo progettato l'azienda con un bar, una lounge, una parete di arrampicata... Siamo anche partner di una palestra nelle vicinanze. Le persone vengono, ci rilassiamo insieme e parliamo. Siamo profondamente radicati nella comunità, mossi da una passione condivisa per ciò che facciamo. È questa combinazione di connessioni, energie e collaborazioni ad alimentare tutto ciò che creiamo.
Utilizziamo ogni prodotto in prima persona, testandolo e perfezionandolo. Il nostro obiettivo è avere un punto di vista distintivo – la nostra personale prospettiva sulle cose. Da lì, ci connettiamo con gli atleti, la nostra community e i brand stessi. Seguendo questo processo, riduciamo notevolmente le possibilità di fallimento."



Lavorare su scarpe da corsa per marchi diversi, spesso concorrenti, crea conflitti o sfide particolari?
"Ci concentriamo su come catturare e trasmettere l’essenza, il DNA di ogni brand al mercato. Quando penso alle emozioni evocate da brand come Patagonia, La Sportiva o Salomon, ognuna di esse suscita qualcosa di diverso. Dobbiamo seguire e rispettare queste emozioni. E dobbiamo selezionare con attenzione i progetti per evitare di trovarci con cose che si assomigliano troppo. In passato, abbiamo lavorato su un progetto per The North Face, e pochi mesi dopo un potenziale cliente si è avvicinato a noi con un brief molto simile. Ho preso la decisione di non intraprendere il secondo progetto."
Il running è sempre più influenzato da mondi e scene esterne. Nel caso della vostra agenzia creativa, quanto è importante l'influenza, la ricerca e lo studio di aree non direttamente legate al running? E qual è la formula segreta per emergere in un campo così sovraffollato?
"L’ibridazione delle categorie, dei prodotti e dei mondi porta sempre ad evoluzioni specifiche, soprattutto quando si tratta di materiali. È qui che investiamo molta ricerca, traendo ispirazione da settori come quello aerospaziale e automobilistico. Oggi, i materiali sono sviluppati da industrie più grandi di quella delle calzature, e noi cerchiamo di spingere i confini della ricerca, includendo in quest’operazione di ricerca anche l’aspetto marketing. Credo sia fondamentale ascoltare il polso del panorama sociale, capire come si sta evolvendo.
Quando guardo all’evoluzione del running, in particolare al suo aspetto comunitario, trovo i recenti step divertenti, perché molte tendenze che vedevamo 20 anni fa stanno tornando. Nonostante coincida con il passato, si tratta, però, di un cambiamento contemporaneo, che sta dando vita a molti nuovi brand. Sta accadendo molto in questo momento, specialmente con giovani che creano brand di abbigliamento e calzature. Oggi, l'accessibilità allo sviluppo delle calzature è migliorata drasticamente, e le persone sono più disposte a correre rischi. È una scena eccitante. C'è anche una grande quantità di contaminazioni in corso. Stiamo assistendo a un nuovo filone, in grado di evolvere la cultura tradizionale, come quelli percorsi da brand come Portal, Roa, Satisfy, Norda o Bandit negli Stati Uniti, e molti altri in giro per il mondo. È sicuramente un periodo affascinante."


Qual è il ruolo degli atleti e dei tester nel vostro flusso creativo e tecnologico?
"Dipende dal tipo di scarpa che stiamo creando e dal suo scopo specifico. Quando dobbiamo testare la costruzione o la durata, gli atleti sono fortemente coinvolti nel processo di sviluppo, poiché corrono molto più della persona media. Tuttavia, non possiamo contare sul fatto che gli atleti professionisti siano a Annecy ogni giorno, quindi abbiamo un gruppo di circa 30-40 tester qui, in loco. Ad esempio, la scorsa settimana siamo andati nel sud della Francia con 10 runner per un test intensivo di durata e durabilità dei materiali. In quattro giorni, abbiamo chiesto loro di correre tra i 150 e i 200 chilometri per testare a fondo il comfort della scarpa. Lavoriamo anche con runner amatoriali e li coinvolgiamo attivamente nel nostro spazio ad Annecy. Organizziamo eventi, comprese sessioni notturne, per mantenere un flow dinamico. Inoltre, mi piace sottolineare il nostro laboratorio, dove raccogliamo, approfondiamo e trasformiamo i loro feedback."
Quali evoluzioni prevedi per la tua agenzia creativa e quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine?
"Ho 14 persone che lavorano con me, e questo è il massimo che desidero. Per me si tratta di mantenere la qualità del lavoro e il tipo di ritmo che abbiamo stabilito. Non voglio dividere l’azienda in più team; preferisco mantenere una connessione diretta con tutti. Sono estremamente soddisfatto del processo che abbiamo in atto, e il lavoro che stiamo facendo ora è esattamente ciò che amo. Vorrei mantenere l'azienda piccola, preservando la nostra flessibilità e agilità. La mentalità che ho instillato in All Triangles è simile a quella di un ultrarunner: lavoriamo duramente, ci concentriamo sul compito che abbiamo davanti, e alla fine la soluzione emergerà. Credo nel potere della concentrazione e nel costante perfezionamento di ciò che facciamo. Non siamo visionari. Siamo gente che lavora duramente per concretizzare delle visioni.”

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