Lo skipper dell’Orient Express Racing Team e ambassador K-Way racconta la sua visione dell’America’s Cup
Esistono pochissimi eventi sportivi in grado di combinare heritage leggendario e tecnologia futurista, l’America’s Cup è, con ogni probabilità, la massima espressione di questo connubio. Dal 1851 le vele non hanno smesso di evolversi, così come d’incantare e attirare l’immaginario collettivo. Alcune nazioni, poi, hanno sempre dimostrato una sensibilità particolare per questa magica manifestazione, come la Francia, terra di enorme cultura velica.
L’Orient Express Racing Team è il capitolo più contemporaneo di questo rapporto senza tempo, e il suo AC75 è l’avveniristica opera d’arte nautica che l'ha rappresentato nelle acque di Barcellona, dove la più antica competizione sportiva del mondo è tornata ad animarsi. La squadra francese è stata eliminata dalla competizione dopo il Round Robin, ma ha posto le basi per un futuro brillante, plasmato da una visione avveniristica e consapevole, e guidato dalle intuizioni e dalla passione dello skipper Quentin DeLapierre. Grazie a K-Way, technical supplier del Team, abbiamo avuto la possibilità d’incontrarlo. Lo skipper classe ’92, ex atleta olimpionico e talento velico internazionale, oltre che ambassador K-Way, ci ha introdotto ad una dimensione tanto elegante, quanto rarefatta: quella dell’eccellenza velica.
I temi toccati da Delapierre sono un mosaico di dettagli collettivi e sensazioni individuali. Fanno rimare emozioni e dati analitici, stilando quello che, di fatto, pare un manifesto programmatico condiviso da chiunque accetti la sfida al trofeo più famoso del mondo. Parlano di un’ossessione positiva, di uno straordinario controllo del qui e ora che danza tra condizione fisica, lucidità mentale e sforzo condiviso.
La genesi di una passione. Il suo palcoscenico più brillante. La coesione funzionale di un team di 120 esseri umani. La cura spasmodica di ogni particolare. La fascinazione del volo acquatico. Entriamo nel cosmo velico di Quentin Delapierre attraverso le sue parole, e proviamo a comprendere il senso profondo della 37esima edizione dell’America’s Cup, così come del futuro dell'Orient Express Racing Team.



LA GENESI DI UNA PASSIONE
“La componente interessante della vela è la sua multiformità. Ci sono tante specialità diverse, dove devi essere più veloce, più lento, più istintivo o più tattico, dove puoi letteralmente fare ciò che più ti stimola. Non è sempre lo stesso tipo di gioco, come il tennis, per esempio. Ho partecipato alle Olimpiadi e a molti altri eventi internazionali, ora sono concentrato sull’America’s Cup, e questa diversità ha sempre tenuto alto il mio interesse, la mia passione. Ogni anno, anzi, ogni sessione d’allenamento ho avuto la possibilità di conoscere nuovi lati del mio sport. Un’altra cosa che mi affascina è il fatto che, nella vela, si ha continuamente a che fare con elementi come il vento e il mare... E questi elementi cambiano costantemente, quindi devi riuscire a modulare le tue conoscenze e le tue scelte in base al loro mutamento. Tutto succede rapidamente. Devi controllare la tua barca e attingere anche dalle tue sensazioni, interpretando gli elementi stessi. È questa combinazione di fattori che mi fa amare la vela”


LA MAGIA TOTALIZZANTE DELL’AMERICA’S CUP
“Lo faccio principalmente per le emozioni. Quando competi in uno sport come questo, a questo livello, senti di vivere la tua vita al 100% del suo potenziale. Non mi piace dire che provo ad essere una ‘macchina’ ogni giorno. Preferisco vivere il processo, ascoltare le mie sensazioni, chiedere aiuto quando sento di averne bisogno. La pressione regala delle sensazioni intensissime. Apprezzo questa sua caratteristica. Che siano brutte o buone sensazioni, in ogni caso ti senti vivo. Non ci sono tante persone che hanno la possibilità di partecipare all’America’s Cup, so di essere tra eccellenze del mio Paese, e so di avere un’opportunità unica per una carriera sportiva. Sono anche ben consapevole della cultura velica francese e del fatto che la mia nazione non abbia mai trionfato in questo evento. Anche per questo ho scelto di non andare alle Olimpiadi e concentrarmi su questo progetto. I Giochi a Parigi erano sicuramente uno scenario emozionante, ma non volevo disperdere energie”


LA RAZIONALE DIVERSITÀ DI UN TEAM
“L’Orient Express Racing Team è composto da 120 persone, divisi in ogni ramo possibile. il nostro AC75 è una barca completamente nuova, che arriva a superare i 100km/h, e non ho mai raggiunto queste velocità in precedenza. A bordo abbiamo 8 ciclisti che, pedalando, ci permettono di avere la potenza per regolare le vele. È un gioco di equilibri, nessuno deve prevalere sull’altro, ed è uno sforzo durissimo, soprattutto durante le manovre. Per questo abbiamo coinvolto atleti top, provenienti da altre discipline, come il ciclismo e la BMX per l’appunto, ma anche il canottaggio. È divertente vedere sportivi così diversi tra loro. I loro background ci permettono anche di avere feedback e consigli differenti rispetto a chi è nato e cresciuto nella vela. Tutti vogliono vincere, è il loro mindset. E tutti inseguono un nuovo obiettivo comune, vogliono la miglior performance possibile. L’America’s Cup mette radici in una storia di ossessioni, e continua ad esserne segnata”
ALLENARE LA PAURA E LA PERFEZIONE
"Non è semplice condividere informazioni con tutti, per questo ogni giorno abbiamo vari briefing. Le nostre giornate sono estremamente piene, e ognuna di esse ha degli obiettivi specifici. Iniziamo alle 8 di mattina con un po' di esercizio fisico, poi analizziamo i dati e i video, pensiamo a come migliorare la barca. Dalle 11 alle 6 di pomeriggio salpiamo e ci alleniamo in acqua. La sera riflettiamo sui vari feedback, e durante la notte il team lavora seguendo queste indicazioni per evolvere la barca. Lavoriamo molto sui nostri corpi e sulle nostre menti. Abbiamo dei simulatori che sviluppano la nostra memoria muscolare. Io, per esempio, devo gestire 60 bottoni dentro la barca, e faccio gli stessi esercizi dei piloti Alpine Pierre Gasly ed Esteban Ocon in Formula 1. Abbiamo anche lo stesso mental coach del pluricampione olimpico Leon Marchan. In un evento come l'America's Cup devi essere sempre concentrato. E quando raggiungi velocità così elevate devi riuscire a controllare la paura. Siamo preparati anche per gestire eventuali incidenti, curiamo la sicurezza del nostro equipaggio"


ORIENT EXPRESS E K-WAY
“Il rapporto tra l’Orient Express Racing Team e K-Way è iniziato nel 2023, e sono impressionato dalla comprensione reciproca che abbiamo sviluppato durante questo periodo. La vela è un universo particolare, non è facile per un brand capire ed elaborare le nostre esigenze tecniche. La qualità e la funzionalità dei capi è essenziale per la performance, inoltre a Barcellona sapevamo di dover affrontare un clima particolare. È molto importante avere la corretta preparazione, anche dal punto di vista dei prodotti tecnici. Devi essere molto equipaggiato per uscire là fuori. È stato bello vedere come la collezione prodotta per l’intero nostro Team, compresi ovviamente coloro che stanno a terra, abbia funto da ispirazione anche per una collezione commerciale (ndr una speciale capsule attualmente disponibile). Abbiamo funto da tester, diciamo così. In generale, ci tengo a sottolineare che K-Way è stato il primo sponsor dell’Orient Express Racing Team, ho sostenuto questa visione dalla sua genesi”










