Il fondatore di Sequoia Surfboards, ed ex pilota professionista, spiega la connessione tra motori e tavole

Sports creativity has no limits and reaches its peak in the combination of different universes. Like surfing and motorsport. On the one hand, scientific functionality and exaggerated individualism, on the other, stylistic sublimation and collective sharing. Marcello Zani and his company Sequoia Surfboards are the definition of this impossible, yet virtuous and fascinating intersection.

Nella sua Riviera Romagnola Marcello ha sposato da subito i motori, diventando pilota professionista e arrivando a correre nelle più riconosciute competizioni internazionali. Poi ha scoperto il surf e ha deciso di modificare il paradigma della propria vita, abbandonando il volante per lanciarsi tra le onde e la loro cosmopolita community. Le correnti l’hanno poi introdotto all’antica arte dello shaping, della creazione delle tavole, consentendogli di trovare il perfetto punto d’arrivo della sua duplice vita sportiva.

Funzionalità e bellezza. Innovazione e tradizione. Dopo anni trascorsi tra shaper e spot di tutto il mondo, Marcello ha deciso di portare nel futuro, o meglio, nei motori, questa forma di artigianato sportivo, lanciando il brand Sequoia. Grazie al connubio di scienza ed estetica, le sue tavole stanno provando a creare una nuova dimensione dello shaping, in grado di fondere le più alte tecnologie dei motorsport con i dati intangibili di ogni ride.

Ascoltiamo la storia di questo atipico shaper e del suo innovativo progetto, e ammiriamo l’estetica della sua scienza-artigiana attraverso la lente di Nicolò Rinaldi.

Dal motorsport al surf, quali sono i motivi alla base di quest’insolita transizione?

“Da piccolo andavo in skate e avevo provato a surfare nel mare piatto della Riviera Romagnola, ma mi ero spaventato subendo la forza delle correnti. Non riuscivo a rientrare a riva, non respiravo... Ho pensato che mai avrei surfato di nuovo. Negli anni sono diventato un pilota professionista, arrivando anche a correre il Mondiale di Gran Turismo. Il mondo dei motori era la mia casa. Il richiamo del mare, però, mi ha portato di nuovo a provare il surf e da quel momento ho deciso di lasciare tutto per girare il mondo con le mie tavole. È stata una necessità. Nella cultura surf ho trovato qualcosa che mancava nei motori: un forte senso di collettività e condivisione, e la possibilità di esprimere appieno il mio stile, la mia creatività. Il surf non è uno sport canonico, ha un’anima anarchica e punk che nei motori non avevo mai trovato. Riesce ad evidenziare ed elevare stili differenti. Nel motorsport, invece, sembrava stranissimo quello che faceva Valentino Rossi... Il surf mi ha permesso d’esprimermi e mi fatto apprezzare tante altre cose, come le amicizie in giro per il mondo e il legame con spot speciali”

L’arte dello shaping com’è entrata a far parte della tua vita?

“La mia vena creativa è sempre stata attiva, ma da piccolo non ho mai avuto grande occasioni per svilupparla. Anche se mio nonno ha studiato design in Svizzera, non si può dire che venga da una famiglia artistica. Il mio lato creativo si è sprigionato per uno strano allineamento di pianeti: ero un compratore seriale di tavole da surf, continuavo ad acquistarne, così ho deciso di provare a farmele da solo. Come quasi tutti gli altri shaper italiani sono un autodidatta, mi sono fatto le ossa all’estero, viaggiando e scoprendo questa forma d’arte. Mi sono dovuto guadagnare sul campo ogni nozione, tappa dopo tappa. Non è stato semplice, soprattutto a livello economico. Nonostante questo, ammetto di aver sofferto quando ho venduto le prime tavole. Ero geloso. Mi dispiaceva darle ad altre persone, per me erano come dei figli. Da quelle prime tavole, poi, tutto si è evoluto nel progetto e nel brand Sequoia Surfboards, che ho deciso di radicare in Italia. In generale lo shaping mi ha dato l’opportunità di trasformare le idee in funzionalità. Nel motorsport facevo il contrario, e non mi appagava allo stesso modo. Oggi mi emoziono quando vedo vincere un atleta sulle nostre tavole, perché è la prova tecnica della loro qualità e della nostra attenzione ai più piccoli dettagli”

Innovazione e tradizione. Scienza e arte. Come si uniscono questi estremi nel design e nelle performance di una tavola?

“Sono un grande appassionato del marchio Ferrari e credo che la tendenza al bello sia insita nella nostra cultura. In fondo in Italia siamo circondati dalla bellezza, e un’icona come il marchio Ferrari ha plasmato il concetto del fare le cose per bene, sotto tutti i punti di vista. La mia idea di shaping è quella di rispettare la tradizione, e di farla sposare con la perfezione garantita dall’innovazione. Questo è il motivo per cui la componente scientifica gioca un ruolo fondamentale nella vision Sequoia. Attraverso tecnologie avveniristiche, come il CFD, riusciamo a migliorare le prestazioni delle nostre tavole con cambiamenti quasi impercettibili, di millimetri. Lo shaper oggi deve bilanciare la parte irrazionale degli atleti e delle sensazioni provate tra le onde, con quella razionale dei dati e degli studi specifici. Lo stesso accade nei motorsport, con il pilota da una parte e l’ingegnere dall’altra. Continuando questo parallelismo, lo shaper di un tempo era paragonabile ad un meccanico, mentre lo shaper contemporaneo dev’essere più vicino alla figura dell’ingegnere. Credo molto in questa filosofia rivoluzionaria per lo shaping, e sono sicuro che sarà il futuro di questa professione”

Credits

Photographer Nicolò Rinaldi

Gianmarco Pacione