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Dal running al fashion, viaggio nelle sensazioni e nei progetti di questo storyteller multidimensionale

Curiosità ed energia. Non esistono caratteristiche migliori per evolvere un essere umano. Il percorso personale di Ruddy Trobrillant si fonda su questi due concetti, e sul desiderio di trovare punti di connessione tra universi differenti. Sport, fashion, community, arte... Nella quotidianità di questo multidimensionale creativo parigino svanisce ogni barriera tra questi ambiti, appaiono invece ponti: legami estetici e sensoriali che gli hanno permesso di trovare un posto nel mondo, e di sviluppare una brillante carriera che ha il suo centro gravitazionale nel running.

“Ho iniziato a correre alla fine del 2015, quando lavoravo come modello, e ho subito scoperto nuove sensazioni, nuove emozioni. Così ho spinto. Per un anno ho accompagnato in treno una mia amica al lavoro, tornando a casa correndo per 10 chilometri. Ogni settimana vedevo miglioramenti di tempo e ritmo. Poi ho deciso di unirmi ad una crew e sono stato ispirato dall’impatto della corsa collettiva. Ti dà un’energia diversa, le persone ti supportano, condividono emozioni ed esperienze. Nel 2019, dopo aver provato alcune crew parigine, ho deciso di costituire la mia, POWERUP, che è diventata una famiglia. Grazie a POWERUP ho compreso l’importanza di disconnettermi dal mondo attraverso la corsa. Quando corriamo parlo continuamente, separo il respiro atletico da quello vitale, e mi sento veramente libero. Sento quello che chiunque dovrebbe sentire correndo, e mi rilasso. Amo il running, ma amo anche altri sport, e nella mia vita tutto gravita attorno al concetto di energia. Per questo motivo, nel tempo, ho allargato POWERUP e l’ho resa una community sportiva, aprendola per esempio al basket e al calcio. Il running resterà sempre il focus principale, ma voglio creare un circolo positivo, ispirato allo sport e alla condivisione”

Kanye West, Jean-Michel Basquiat, Pharrell Williams, Thienry Henry. I punti di riferimento di Ruddy Trobrillant sono poliedrici, come la sua cultura. Sono i capisaldi di una personalità contemporanea per definizione, che rifiuta limiti o confini, facendosi ispirare da tutto ciò che la circonda e cercando di spalancare le porte alla diversità. La performance come piattaforma. Il contatto umano come mezzo. La rappresentazione come esempio. Sta in questa magica formula la rivoluzione teorizzata e perfezionata dal parigino negli ultimi anni. 

“Ho sempre amato conoscere tante cose, tanti soggetti, tanti argomenti. Il fashion è sempre stato un universo a me vicino. Da giovane ero uno sneakerhead, il mio Sacro Graal sono ancora oggi le Nike Dunk Vortex. Crescendo, sono entrato presto in contatto con Comme des Garçons, poi ho aperto i miei orizzonti al mondo outdoor e workwear, cercando di connettere i miei progetti a vari brand. Nike, Levi’s, Champion, Oakley, Arc’teryx e, soprattutto, Hoka, sono alcune delle sinergie che ho sviluppato negli anni. La mia curiosità mi porta sempre ad interessarmi al contesto e al significato specifico di un progetto, e credo che questo sia apprezzato dai brand stessi. Parlando di curiosità, è stato questo fattore a spingermi verso il trail. Ero abituato a correre in una metropoli come Parigi, e volevo provare differenti sensazioni nella natura. Oggi porto parigini a correre gare come l’UMTB. Da un lato è divertente, perché mi rende orgoglioso vedere queste persone a contatto con scenari e sensazioni diverse da quelle usuali, dall’altro mi rendo conto che il mio rapporto con il trail ha anche una valenza sociale. Quando ho iniziato a competere ero l’unico ragazzo nero. Il trail mi ha fatto sentire solo, ho perfino subito insulti razziali, ma ho deciso di rappresentare e incoraggiare la diversità. Ho sorriso e continuo a sorridere quando mi capitano situazioni spiacevoli, perché mi sento fortunato e voglio dare il giusto esempio. Voglio che il trail si apra sempre più alla diversità, in tutte le sue forme”

Le forme di Ruddy Trobrillant hanno chiare origini, ma un traguardo distante e ancora sconosciuto. Tra social, ispirazioni estetiche e legami umani, il futuro di questo storyteller moderno continuerà a celebrare la multidimensionalità sportiva, e non solo, provando a plasmare un nuovo territorio, dove tutto è affine e complementare. 

“Instagram e i social mi permettono di creare connessioni stimolanti, di sviluppare il mio occhio e la mia passione per l’estetica fotografica. Fin da piccolo sono stato attirato dalla fotografia, la galleria del mio iPhone o il mio Snapchat sono prove tangibili di quest’ossessione artistica. Questa multidimensionalità mi sta facendo entrare in contatto con persone che sognavo da bambino. Ora posso aiutarle a sviluppare i rispettivi brand e, contemporaneamente, posso sviluppare il mio. Voglio continuare su questa strada. Il mio obiettivo è, semplicemente, restare libero. Oggi sono libero perché le persone credono nel mio expertise e nelle mie conoscenze. Spero continuino a farlo”