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La lente di István Fekete ci guida tra le unicità e i significati del Beautiful Game nella terra del ghiacchio

Terra di miti e leggende, di paesaggi lunari sempre più affollati da occhi curiosi. Il calcio in Islanda viene contaminato da un esotico sublime, così come dal nordico progresso di una società che ha dimostrato, nella sua arcaica lontananza dall’Europa, di essere molto più progressista di numerose potenze tradizionali. In quest’isola popolata di vulcani, altipiani desertici e temperature sottozero, il Beautiful Game altro non è che un riflesso ludico-antropologico, perfino economico-artistico dell’anima locale.

Il cuore pulsante della capitale Reykjavík, i centri di Hveragerði and Selfoss, la remota penisola di Snæfellsnes, situata nella parte occidentale dell’ostico Borgarfjörður, per arrivare fino a Vestmannaeyjar, piccolo comune delle isole Vestmann, sepolto nel 1973 dalla lava e dalle ceneri dell’eruzione dell’antica bocca di fuoco Eldfell e, oggi, patria di uno dei più belli stadi del mondo secondo una recente classifica BBC... La lente di István Fekete ha viaggiato in lungo e in largo tra le tanto irrazionali, quanto logiche meraviglie di un Paese che nel calcio non ha trovato una semplice aggiunta colonialista, ma una nuova forma di esplorazione, ed evoluzione, estetica e sociale.

La galleria di questo progetto in stile groundhopping, vissuto dal fotografo ungherese attraverso l’utilizzo di mezzi pubblici e gelide camminate nella bellezza, evidenzia le varie ramificazioni di una passione contemporanea che, a mo’ di geyser, si è mostrata in superficie durante i grandi eventi internazionali dell’ultimo ventennio. Dai sogni giovanili all’ormai attestato esempio della Nazionale, Fekete ci cala nelle prospettive di questo microcosmo calcistico, e del suo valore lirico, oltre che comunitario. Buon viaggio.