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La storia di Édouard Salmon è quella di una passione cresciuta lentamente, fotogramma dopo fotogramma, orizzonte dopo orizzonte. Non si tratta di pura passione per lo sport praticato, ma della sua versione più poetica, fatta di movimenti geometrici, di ombre danzanti  e giochi di luce, di storie silenziose che si celano su campetti, piste e onde.

Dall’alto, lo sport si trasforma in qualcos’altro: arte, armonia e una straordinaria composizione visiva. Édouard, visionario aerofotografo, ha la missione di rivelare questo mondo nascosto, trasformando il movimento atletico in sinfonia visiva.

Il suo percorso è fatto di reinvenzione, di uno sguardo oltre l’ovvio, di ricerca della bellezza da angolazioni inaspettate. Così si è innamorato dello sport, non giocandolo, ma inquadrandolo. E attraverso il suo obiettivo, riusciamo a guardarlo come mai prima.

Edouard Salmon

Innamorarsi dello Sport, attraverso l’obiettivo

"Mi fa sorridere ricordare da bambino ero sempre il più piccolo e magro in squadra. Non ero granché negli sport, ma adoravo guardarli in TV. Era pura gioia per me. Ho praticato tennis, calcio, arti marziali... cambiando sport ogni paio d’anni. Non so perché, ma fin da piccolo mi attiravano gli sport che avevo già visto sullo schermo. Dopo che la Francia ha vinto la Coppa del Mondo nel 1998, come molti ragazzi ho iniziato a giocare a calcio ad esempio. Ma onestamente? Ero più attratto dalla parte visuale dello sport che dallo sport stesso.

Ancora oggi amo guardare sport e documentari. Qualsiasi serie sportiva su Netflix? Probabilmente l’ho vista. Il modo in cui i registi ritraggono le performance atletiche, fondendo arte e sport, cercando di rappresentarli attraverso la loro lente è la mia passione. Mi affascina sempre vedere come vengono realizzate le riprese e la magia che c'è dietro.

Prima di scoprire i droni, da piccolo, ho provato a fare di tutto: brevi video, graphic design, disegno, pittura. La fotografia è arrivata per ultima."

Un diverso percorso aereo 

"La mia passione per la fotografia è iniziata con i droni. È un percorso un po’ diverso da quello “classico” della maggior parte dei fotografi, che solitamente partono dalla fotografia tradizionale per poi aggiungere scatti aerei al loro portfolio. Io ho fatto il contrario: ho iniziato con la fotografia aerea e solo più tardi ho aggiunto scatti più tradizionali. Non posso dire di aver sempre saputo di voler diventare un fotografo, ma sono sempre stato attratto dal potere delle immagini di comunicare.

Quasi otto anni fa, ho ricevuto un piccolo drone in regalo, con una telecamera economica. Non aveva GPS, volava senza direzione. Era un incubo da controllare, ma vedere il mondo dall’alto è stata una rivelazione. Anche il campo dietro casa mia sembrava incredibile dal cielo. Quella prospettiva mi ha affascinato. Poco dopo, ho abbandonato quel piccolo drone e ne ho comprato uno migliore, poi un altro, e nel 2018 ho preso un DJI Phantom, un drone professionale con una vera telecamera, e ho iniziato a produrre contenuti video.

All’epoca, i droni non erano così diffusi. Oggi, quasi tutti i fotografi o registi ne hanno uno, e le riprese con il drone si vedono ovunque. Ma al tempo era raro. Ho capito che alla gente piacevano i contenuti che stavo facendo, e ho deciso di approfondire quella visione, di spingermi oltre."

Visioni dall’alto

"Ad un certo punto, ho avuto bisogno di una licenza per volare professionalmente e vendere legalmente le mie immagini. Così, nel 2019, ho fatto il grande passo: ho completato la formazione e ottenuto la licenza di pilota di droni in Francia. All’epoca lavoravo come export manager, un lavoro completamente estraneo all’arte o alla fotografia, per cui non avevo mai avuto una vera passione.

La fotografia con il drone era solo un hobby, ma mi sono subito innamorato delle riprese dall’alto, con la fotocamera puntata perpendicolarmente verso il basso. Solo un drone può darti quella esatta prospettiva. Anche da un aereo, non sarebbe lo stesso. Per me, produrre inquadrature standard con un drone non aveva senso: a quel punto, puoi semplicemente salire su una collina e ottenere lo stesso scatto. Ho sempre cercato punti di vista unici, mai visti prima. Ne sono sempre stato affascinato, e quella visione aerea è diventata la mia firma."

Cambiare la prospettiva dello Sport

"avevo già fatto fotografie aeree, giocando con prospettive, ombre e linee, ma non le avevo mai applicate allo sport.

Parte della mia famiglia vive vicino alla costa francese e mio cognato è un surfista. Una mattina d'estate mi ha proposto di accompagnarlo e di portare con me il mio drone. Quel giorno mi si è aperto davanti agli occhi un mondo completamente nuovo. Invece di girare video, ho deciso di scattare delle foto, il risultato è stato qualcosa di mai visto prima. Da quel momento, ho deciso di focalizzarmi sulla fotografia. Durante quella sessione, non mi sono concentrato sui surfisti in acqua, ma su quelli in spiaggia. Il sole stava sorgendo, proiettano lunghe ombre con una luce morbida sulla sabbia, un'atmosfera surreale. Ho scattato qualche foto e ho provato una sensazione che non dimenticherò mai.

Alla fine di quell'estate ho avuto l'opportunità di fare un servizio fotografico con una squadra di basket professionista della mia città che aveva notato il mio lavoro. Era l'inizio della stagione e cercavano immagini fresche e nuove per comunicare. Adoro la pallacanestro, è il mio sport preferito, quindi ho proposto l'idea di fare qualche scatto con il drone. Abbiamo fatto alcune sessioni con giocatori che cercavano di schiacciare, tirare e saltare, giocando con diversi effetti di luce e ombra sul campo. Il club è rimasto sbalordito dai risultati. In Francia erano l'unica squadra ad avere foto del genere. È stato allora che l'idea di ‘Le Sport vu du ciel’ ha cominciato a prendere forma."

Lo Sport dal cielo

"Ho sempre amato la fisicità dell'arte, poterla toccare, soprattutto nella fotografia: c'è qualcosa nel tenere in mano un libro o una rivista che non si può paragonare al digitale. Non volevo che le mie foto vivessero sullo schermo di un iPhone; volevo che fossero tangibili, stampate. Ho iniziato a pensare che un giorno avrei potuto pubblicare un libro di fotografia sportiva aerea. Nel 2019 avevo già una collezione di scatti di surf e pallacanestro, così ho continuato a ingrandirla: ho scattato un golf club vicino alla mia città, un centro di equitazione e dei campi da tennis. Un giorno, quasi per caso, ho scoperto un casa editrice Francese, Amphora, specializzata in libri sportivi. Ho messo insieme rapidamente un portfolio e ho proposto la mia idea di un libro sulla fotografia sportiva fatta con il drone. Fortunatamente l'hanno apprezzata e mi hanno dato un anno di tempo per realizzare i contenuti del progetto.

Ho viaggiato in tutta la Francia, immortalando una varietà di sport in luoghi molto interessanti, concentrandomi su atleti dilettanti, non professionisti. Baseball, pallacanestro, calcio, canottaggio, equitazione, ciclismo, surf, skateboard, atletica leggera, praticamente tutti gli sport che trovavo. Era il 2020 e passavo tutti i fine settimana a scattare per il libro, che fu finalmente pubblicato nel 2023. Ci sono voluti quasi tre anni di lavoro, e non ero nemmeno un fotografo a tempo pieno: lavoravo ancora come export manager. È stata dura, ma vedere la mia visione prendere vita è stato bellissimo.

Quello che volevo trasmettere è l'universalità dello sport. Ho scelto di fotografare atleti non professionisti perché volevo dimostrare che lo sport può essere praticato a qualsiasi livello, su qualsiasi campo, ed essere comunque bello. La sfida è stata quella di trasmettere le emozioni senza mostrare i volti, le reazioni o la fatica. Nel mio lavoro non si trovano espressioni: la poesia e l'emozione si manifestano attraverso le ombre, la luce e l'immaginazione. Si tratta di mostrare il lato artistico dello sport che spesso non riusciamo a vedere. La domanda alla base del libro è: e ‘se cambiassimo la nostra prospettiva?’.”

Sky's the Limit

"Il momento non poteva essere migliore. Subito dopo la pubblicazione del libro, sono iniziate le Olimpiadi qua in Francia e improvvisamente il libro è diventato non solo un grande orgoglio, ma l'inizio di qualcosa di nuovo. È diventato il mio biglietto da visita. Con le Olimpiadi dietro l'angolo, le opportunità si sono moltiplicate. L'estate scorsa ho organizzato otto mostre in contemporanea in tutta la Francia, due delle quali a Parigi, che in quel momento era piena di persone. Grazie a quelle mostre, ho ricevuto un invito ufficiale dal Comitato Olimpico a partecipare al programma delle “Olimpiadi culturali”. È stato un onore incredibile farne parte.

Ora che le Olimpiadi sono finite, sono passato a fare il fotografo a tempo pieno. Non è facile, ma sto lavorando sodo per entrare in contatto con gli atleti professionisti ed elevare il mio lavoro ad un livello sempre più alto. Quest'anno ho in programma alcune sessioni fotografiche per un progetto con i membri della squadra olimpica francese, che sta crescendo ogni giorno di più. Il mio obiettivo è stampare alcune di queste foto e organizzare una mostra il cui ricavato sarà devoluto a enti di beneficenza che sostengono i bambini attraverso lo sport. Un altro mio sogno è fotografare una partita di rugby con il drone. In Francia è un sport storicamente molto seguito e nel mio libro manca. Lo realizzerò.

Mancano ancora alcuni sport nel mio portfolio, come la pallanuoto o la BMX, perché mi sono concentrato soprattutto sugli sport all'aria aperta, ma sono ansioso di esplorare gli sport al chiuso e di portare un approccio diverso, più artistico. Vedremo come andrà a finire.

Nel frattempo, ho concluso le mie mostre e sto approfondendo nuovi aspetti del mio lavoro di travel photographer. Sto organizzando workshop, insegnando fotografia con i droni e scrivendo un altro libro. La chiave è non fermarsi mai, crescere e migliorare sempre. Sky is the limit.”