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A New York l’ice sailing non è una pratica dimenticata, ma un bene da tramandare, e da vivere: lo racconta la lente di Iain Gomez 

“Meditazione e acqua sono unite per sempre”, scriveva Herman Melville. Osservando scivolare le barche sul palcoscenico solido del Lake Ronkonkoma, viene naturale aggiungere a quest’equazione il ghiaccio. In questa porzione dello stato di New York, prosegue nel tempo una pratica tanto riflessiva, quanto sublime: l’ice sailing. 

Un bene tradizionale. Un dialogo continuo tra esseri umani ed elementi naturali. L’artigianalità che si unisce alle conoscenze meteorologiche. Davanti alla lente di Iain Gomez, questo microuniverso sportivo si rivela in tutta la sua semplice complessità. I suoi scatti parlano di velocità e meditazione, per l’appunto, soprattutto di magia. 

La stessa magia che ritorna nella testimonianza di Iain Gomez che accompagna la gallery visuale: parole che esaltano la rilevanza culturale di questa pratica, consentendo di fermarci a riflettere sul senso ultimo del contatto tra vela e ghiaccio. 

“Se si nomina la vela, la maggior parte delle persone immagina il sole estivo e il vento che soffia lungo le coste di Long Island. Eppure, in realtà, da queste parti si tratta di uno sport praticato tutto l’anno. Il caldo dell’estate e il gelo dell’inverno contribuiscono, in egual misura, a rendere le regate un’esperienza unica.

La vela su ghiaccio, praticata sui laghi ghiacciati, è una delle discipline più antiche ancora in essere. Negli Stati Uniti, uno dei club più importanti continua a solcare il ghiaccio inverno dopo inverno: il Lake Ronkonkoma Ice Boat and Yacht Club, noto come LRIBYC. Da oltre un secolo i suoi membri attraversano queste superfici ibride, sospese tra terra e acqua. Quando il club fu fondato, nel 1923, si navigava su imbarcazioni costruite a mano: scafi leggeri montati su lame, capaci di scivolare a velocità sorprendenti, attraversando laghi ghiacciati in un istante. Ancora oggi, tra i suoi membri si contano campioni nazionali e regionali, eredi di una tradizione che si tramanda di generazione in generazione.

In una di queste particolari giornate sul ghiaccio ho incontrato il Commodoro Scott Valentine e il velista Peter Truesdell. Mi hanno raccontato, con una passione quasi contagiosa, i dettagli di questo sport a cui dedicano gran parte della loro vita. Davanti ai miei occhi hanno assemblato le loro imbarcazioni pezzo dopo pezzo: scafi regolati con precisione, vele issate, e poi la spinta iniziale dalla riva, una corsa breve ma decisiva, per prendere posizione e lasciarsi guidare dal vento teso. Vedere questi mezzi così essenziali muoversi con tale velocità è qualcosa che ha dell’incredibile.

Le ice boat mi erano del tutto nuove, eppure suscitano una sensazione profondamente nostalgica. Tra allenamenti e viaggi attraverso il paese per le competizioni, il club si risveglia ogni anno quando il gelo trasforma i laghi, riportando in vita uno sport che è tanto raro quanto affascinante. In mezzo a questo fermento, un altro velista, che vive proprio sulle rive del lago, ha voluto mostrarci un’imbarcazione risalente a prima della fondazione ufficiale del club. Costruita a mano e perfettamente conservata, è scivolata verso di noi con una grazia silenziosa. Sullo sfondo delle barche più moderne, rappresentava un frammento di storia: una testimonianza elegante di quanto questo sport abbia saputo evolversi senza perdere la propria anima. Osservarlo, e raccontarlo, è stato un privilegio raro, lontano anni luce dagli sport invernali più convenzionali”