La lente di Sofía Jaramillo definisce il nuovo, inclusivo panorama sportivo invernale USA
“Il nuovo inverno è un inverno dove ognuno possa sentirsi incluso e rappresentato. Non succederà da un giorno all’altro”. Le parole di Sofía Jaramillo fungono da immateriale prolungamento della personale serie fotografica ‘A New Winter’, una galleria ispirata dall’immaginario sportivo invernale e votata ad una nuova, inclusiva rappresentazione del panorama umano montuoso.
Grazie ad una ricerca filologica d’immagini d’archivio connesse alla Sun Valley e, in senso allargato, a tutti gli ski resort USA, Jaramillo ha avuto modo di riflettere sulla totale mancanza di rappresentazione nello scintillante cosmo delle mete turistiche invernali a stelle e strisce, così come nel loro tipico aprés-ski lifestyle. Questo gap esce come un dato storico incontrovertibile, evidenziato da un immaginario visuale a vocazione unica, fin dai lontani anni ‘30.
Nostalgia e denuncia sociale. Fotografia sportiva e re-immaginazione di essa. Attualmente esposta nella galleria OCHI, nell’Idaho (https://www.ochigallery.com/), ‘A New Winter’ riporta alla luce momenti già esistiti, rivoluzionando il loro significato ed effetto narrativo, attraverso nuovi protagonisti. Nelle composizioni di Jaramillo, gli ski resorts americani si aprono ad una dimensione antropologico-sportiva dove la diversità diventa presenza, esempio e proiezione della direzione intrapresa, in epoca contemporanea, dalle montagne americane.







La testimonianza diretta di Sofía Jaramillo ci aiuta a capire il suo nuovo inverno.
“La Sun Valley è la prima destinazione sciistica degli USA. Nella loggia del resort, inaugurato nel 1938, c’è una vasta galleria fotografica, con centinaia d’immagini che evocano il lusso, la bellezza e la gioia di sciare. Tra queste, solo una mostra una persona nera. Ed è Louis Armstrong, il celebre musicista che, dopo aver suonato qui, divenne il primo nero della storia ad alloggiare nel resort. Erano ancora tempi di segregazione. Preso atto di questa totale mancanza di rappresentazione di diversità, sono subito andata nella biblioteca loclae, domandandomi se esistessero foto con altre persone di colore. Ho controllato migliaia di foto in varie librerie della Mountain West, ma niente… Così, ho pensato che sarebbe stato fantastico reimmaginare quegli scatti.
Sono nata in Idaho e ho avuto il privilegio di crescere sciando. Mio padre arriva dalla regione montuosa colombiana legata al caffè e ha uno spiccato lato avventuroso, mi ha instillato l’amore per il mondo outdoor. Come giovane Latina in una comunità a netta predominanza bianca, non ho mai visto molte persone Latine o nere sulle piste. Onestamente, l’unica persona che ricordo è mio padre. Quindi, il mio lavoro si è sempre concentrato sul creare una rappresentazione di cui avrei necessitato da bambina. Un tipo di diversità che mi avrebbe permesso di essere me stessa là fuori. Avevo esempi di donne ed atlete grandiose, che abbattevano barriere nei rispettivi ambiti, ma non mi rivedevo in loro. Volevo avere capelli biondi, non essere colombiana ed evitavo di esprimere il mio lato Latino.
Il racconto che si mostra nelle immagini di ‘A New Winter’ risiede nel contrasto tra le immagini storiche e la loro reinterpretazione contemporanea. Un esempio emblematico è una delle fotografie ispirata a un'immagine del 1948 che ritrae la squadra nazionale femminile di sci degli Stati Uniti, con Gretchen Frasier, la prima sciatrice americana a vincere una medaglia. Solo quarant'anni dopo, Seba Johnson divenne la prima sciatrice nera di discesa libera e la più giovane olimpionica. Nel ricreare quella scena, il mio intento è anche quello di riconoscere e onorare la sua storia. Per i miei scatti, ho scelto di coinvolgere individui che, oggi, stanno facendo cambiamenti simili a quelli che Johnson compì a suo tempo. Ritengo che questo aspetto sia una parte fondamentale del progetto. La maggior parte dei modelli è coinvolta in organizzazioni non-profit che promuovono la diversità sulle piste o sono figure che rappresentano, a volte, l'unica o una delle poche presenze nei contesti degli sport invernali.
Un nuovo inverno sta prendendo vita grazie a loro—grazie a snowboarder come Emile, una delle poche atlete nere che filma film e pratica Big Mountain ai massimi livelli dello snowboard, e Quannah, una supermodella che lavora in Alaska con un'organizzazione che insegna alle popolazioni indigene locali a sciare e fare snowboard. Esistono molti stereotipi nella cultura degli sport invernali e molte barriere, ma credo che ogni persona meriti di provare la sensazione di volare sulla neve. Onoro le immagini storiche, ma al contempo mi rendo conto che esse perpetuano gli stereotipi di cui ho appena parlato. Quando vedi qualcuno che ti somiglia fare qualcosa, scaturisce in te qualcosa—realizzi che anche tu puoi farlo. Una frase che apprezzo molto dei fondatori stessi del Sun Valley Resort è: 'Non hai davvero vissuto finché non hai sciato.' Credo che tutti dovrebbero vivere quella sensazione.
Il mio obiettivo finale è creare un coffee table book, fatto di differenti capitoli. Nei prossimi step voglio coinvolgere di più la community snowboard, fotografare altri resort USA e spingermi fino in Europa. Il progetto sta prendendo piede e vorrei riuscire a coinvolgere anche altre personalità con audience corpose: alcune celebrity e atleti famosi che supportino la vision di questo nuovo inverno”










