Nel mondo della moda in continua evoluzione, dove le tendenze spesso svaniscono con la stessa rapidità con cui nascono, esiste una rara razza di designer che sfida lo status quo dato dalla semplice estetica, intrecciando sostenibilità e arte. Enrique 'Kiqué' Sanchez è uno di questi visionari, un creatore il cui lavoro trascende i confini del design tradizionale attraverso opere virtuose. Nella nostra serie editoriale “Game Changers”, abbiamo avuto il privilegio di addentrarci nella mente di questo artista. Il viaggio di 'Kique', dalle sue radici in Messico al suo innovativo studio in Texas, è una testimonianza d'incrollabile passione per la creatività e profondo amore per lo sport, in particolare per il basket. La sua capacità di dare nuova vita a maglie NBA dimenticate, trasformandole in giacche, borse e persino installazioni artistiche, evidenzia il suo impegno per la sostenibilità, così come il desiderio di re-immaginare il ruolo dell'abbigliamento sportivo nella nostra vita. Parlando con 'Kiqué', ci è parso chiaro che il suo lavoro non riguardi solo la moda, ma di come sconfini nel preservare ricordi, onorare il patrimonio e tracciare un percorso verso un futuro più sostenibile.


“Sono nato in Messico e sono arrivato a San Antonio quando ero giovane, crescendo poi in diverse parti del Texas. Sono solito riflettere sui miei primi anni qui, collegandoli a quello che faccio ora, soprattutto nel campo del design. Mi rendo conto che molte delle cose che faccio ora non sono, in realtà, niente di più di quello che già facevo ai tempi delle scuole elementari. Disegnavo molto e mi ha sempre incuriosito cucire i vestiti o abbinare i colori”.
“Quando ero alle elementari, indossavo le Adidas Superstar. Per il giorno delle foto avevo dei vestiti rossi e per abbinare le scarpe al resto ho tagliato dei cartoncini da un giornale e li ho messi sul lato delle strisce per farle diventare rosse. È la prima volta che ricordo di aver fatto un Custom”.
“Poi, al liceo, ho iniziato a interessarmi molto al disegno. Dovevo indossare la stessa uniforme ogni giorno, così ho cominciato a personalizzare le mie scarpe, perché era l'unica cosa in cui potevo esprimermi. Dipingevo con lo spray sulle Air Force Ones, le taggavo e cose del genere. Ecco perché, se ci ripenso, ho sempre disegnato fin dalle elementari. Solo nel 2018, però, ho deciso di farlo a tempo pieno”.


In che modo lo sport, in particolare il basket, ha influenzato la tua decisione di riutilizzare l'abbigliamento sportivo nelle tue creazioni?
“Dato che sono di San Antonio, in primis i San Antonio Spurs hanno giocato un ruolo nella mia creatività. Vincono da anni e hanno capito come rimanere coerenti. Quindi gran parte dell'influenza viene dal basket, ovviamente”.
“Ho giocato a pallacanestro, e gioco ancora ogni volta che ne ho l'occasione. Il basket è sempre stato un fattore importante per me.. Poi, l'amore per il Gioco si è trasformato in amore per le sneaker, grazie ai tantissimi modelli di scarpe ispirate dalla pallacanestro a cui mi sono avvicinato nel tempo”.
C'è un designer o un brand specifico che ti ha ispirato a iniziare a creare pezzi unici da maglie NBA riciclate e altri articoli sportivi?
“Si chiama Darren Romanelli ma è conosciuto come Dr. Romanelli”.
“A casa non avevo internet, quindi usavo il computer della biblioteca scolastica. Ricordo che, quando Kanye West stava uscendo con 'Graduation', compariva in un concerto con un gilet della Coca-Cola, fatto con pezzi di Coca-Cola. Mi sono chiesto: “Da dove viene? Ho cercato e ho trovato un tizio di nome Dr. Romanelli. Si occupava di customs già a metà degli anni 2000. Mi è rimasto in testa”.
“L'altra persona che mi ha influenzato è di San Antonio. Si chiama Jake Danklefs, ma si fa chiamare 'Dank Customs', è un pezzo grosso nell'ambito delle calzature. L'ho conosciuto nel 2010 e mi ha preso sotto la sua ala protettiva, mi ha insegnato molto. È bello vedere qualcuno della tua città che fa una cosa del genere. Mi ha fatto capire che era veramente possibile fare ciò che volevo fare”.



Puoi condividere un pezzo particolarmente memorabile che hai creato e che ha un significato speciale per te?
“È nel mio armadio e in realtà non l'ho mai pubblicato, perché si tratta di un qualcosa di molto personale: è una panca da palestra realizzata con delle maglie da calcio del Messico, durante la Coppa del Mondo FIFA 2018”.
“Ho sempre visto le mie opere non come abiti, ma come Arte. Qualcosa da appendere al muro e che possa stare bene accanto a un quadro. Questo pezzo significava essere un immigrato ed esserlo negli Stati Uniti. Sono libero di fare molte cose, ma con molte restrizioni dovute alle diverse regole che si devono seguire. La panca per gli allenamenti significa che puoi allenarti come tutti gli altri membri della squadra, ma non puoi scendere in campo. Mi ha ricordato che devi sempre continuare a lavorare, che arriverà un giorno in cui potrai scendere in campo e sarai pronto, perché hai fatto esattamente come tutti gli altri. La tua opportunità arriverà”.

“La sfida principale è cercare di utilizzare ciò che ho e non sprecare nulla. Ipotizziamo che sto per fare un gilet degli Sprus. Non vado a comprare nulla che non mi serva, a meno che non si tratti di una fodera o di una cerniera. A parte questo, tutto il resto viene dal mio magazzino di vestiti in garage o dal mio armadio. La sfida è proprio questa: riuscire a risolvere il problema e capire come risolverlo utilizzando ciò che già possiedo. Capire che ogni capo di abbigliamento può essere un materiale. Se posso usarlo, posso cucirlo, allora funziona”.
E dal punto di vista del processo creativo?
“Mi sono sempre visto come un artista, ed il tema alla base di tutto è sempre stata la conservazione, la preservazione delle cose. Non solo dei vestiti, ma anche dei ricordi che si hanno indossando determinati capi. Il fil rouge è dunque la conservazione, che può essere tradotta, in fin dei conti, anche in conservazione. Sono cresciuto in una famiglia di immigrati e mia madre ci portava al negozio dell'usato per comprare i vestiti, quindi per me è stato naturale. Quando vado lì guardo tutto, perché non si sa mai cosa si può trovare. Ogni cosa ha un valore in sé, cambia solo il modo in cui la si guarda. Quando ho iniziato a trasformare le maglie in canotte, mi è venuto naturale entrare nel mondo del riciclo e del repurposing”.
“Ora il mio obiettivo è quello di entrare in una galleria d'arte e in una sfilata di moda. Iniziare a lavorare con squadre sportive e franchigie NBA. Creare pezzi unici riciclati da magliette e oggetti non venduti della stagione precedente per dar loro una nuova vita, cercando di aiutare le squadre a diffondere la cultura del riutilizzo, sostituendola a quella dello spreco”.








