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Materiali sconosciuti, geometrie inedite e forme fuori dalle consuetudini della progettazione hanno portato a Chamonix qualcosa di estraneo all’ordinario, extraterrestre; eppure profondamente inscritto nella storia di SCARPA: l’attitudine di interrogare ed esplorare nuove dimensioni della performance. Con Alien Sky e Alien Ultra, il brand di Asolo ha trasportato questa peculiarità nel alpine running, spingendosi verso un orizzonte che, fino a quel momento, apparteneva ancora ad un territorio inesplorato

Per due anni SCARPA ha scomposto e ricomposto un’idea nuova e differente di calzatura, affidandone progressivamente la forma alla ricerca tecnologica e alla sensibilità di chi avrebbe dovuto utilizzarla, poi, in movimento. Migliaia di chilometri, terreni e condizioni differenti, prototipi susseguitisi attraverso un processo in cui l’intuizione scientifica ha incontrato la percezione e l’esperienza di diversi alpine runner professionisti. Da questa contaminazione sono emerse due interpretazioni di una medesima esplorazione: Alien Sky, costruita attorno all’indagine sulla leggerezza e precisione; e Alien Ultra, concepita per restituire energia e preservare efficienza.

Chamonix, luogo d’origine narrativa del progetto e, al tempo stesso, laboratorio a cielo aperto del running contemporaneo, ha rappresentato il punto in cui questo viaggio ha trovato la propria espressione più concreta nell’esperienza della corsa in natura. A ricostruire questo percorso sono tre voci complementari: Francesco Orrico, Product Manager Alpine Running di SCARPA, e gli atleti Luca Del Pero e Peter Frano. 

SCARPA Alien Sky
SCARPA Alien Sky

Francesco Orrico, SCARPA Alpine Running Product Manager

 

‘Not From This Planet’ racconta Alien come il tentativo di comprendere una tecnologia proveniente da altrove e tradurla in qualcosa destinato alla performance umana. Come siete arrivati a questa intuizione creativa e come si legava all’ingresso di Scarpa nel mondo del Trail running e Ultra trail?

Francesco Orrico, SCARPA Alpine Running Product Manager: “Sembrerebbe facile, visto il riferimento diretto del nome, ma per noi è stato un processo di valutazione profonda arrivato a fine sviluppo. Avevamo tra le mani due scarpe diverse da qualsiasi cosa avessimo fatto fino a quel momento; due modelli che rompevano gli schemi ordinari di progettazione. Era tutto fuori dall’ordinario: extraterrestre. Storicamente il nome Alien appartiene alle radici di SCARPA e identifica i nostri prodotti di punta nello ski mountaineering: Alien definisce ciò che si stacca dalla massa, ciò che è destinato alle competizioni dove il cronometro e la prestazione pura sono l'unico metro di giudizio. La connessione con il trail è stata naturale: combinazioni di materiali innovativi, geometrie e forme del tutto nuove hanno tracciato un orizzonte sconosciuto, nato da un lavoro di squadra straordinario.”

 

Al di là della metafora fantascientifica, qual è stata l'intuizione iniziale del progetto che, anche per voi che lavorate quotidianamente sul prodotto, sembrava quasi appartenere a un territorio ancora inesplorato, alieno, per Scarpa? E quanto di quell'idea originaria lo ritroviamo nelle 2 scarpe che vediamo oggi?

Francesco Orrico, SCARPA Alpine Running Product Manager: “L’ascolto e la passione di creare! E per ascolto intendo un’attenzione focalizzata sulle necessità degli atleti che hanno sviluppato le scarpe con noi. Non solo ascoltare le loro parole, ma interpretare ciò che non viene detto: la gestualità spontanea della corsa, l'istinto degli atleti élite quando spingono oltre il proprio limite. La differenza l’ha fatta la sinergia quotidiana nel team. Fin dal primo giorno ci siamo spinti a fare di più, senza dare nulla per scontato. Non abbiamo scelto le soluzioni più ovvie, ma quelle apparentemente strane e impossibili, guardandoci negli occhi e chiedendoci: funzionerà? La cosa bella è che non ci siamo mai detti di no; abbiamo sempre provato. Forse deludo le aspettative dicendo che non c’è stata un’unica intuizione geniale, ma la verità è che dall'inizio alla fine c'è stato puro divertimento. Ed è la stessa energia che speriamo si provi aprendo la scatola e mettendo le Alien ai piedi.

 

Alien Sky e Alien Ultra nascono dalla stessa ricerca, ma sembrano rappresentare due differenti filosofie del movimento: da una parte prossimità al terreno, precisione e immediatezza; dall'altra protezione, restituzione di energia e continuità per molte ore. A quale punto dello sviluppo una singola idea ha cominciato a dividersi in questi due linguaggi? E quali compromessi avete dovuto accettare per preservare l'identità di ciascuna scarpa?

Francesco Orrico, SCARPA Alpine Running Product Manager: “Siamo partiti fin dal primo giorno su due sentieri diversi, ma non opposti: la destinazione d’uso di ciascuna scarpa era chiara fin dall'inizio. Semmai è successo il contrario rispetto a quanto si possa pensare: muovendoci su due percorsi differenti, a un certo punto ci siamo resi conto di avere tra le mani soluzioni tecnologiche che potevano essere condivise. Le abbiamo studiate e applicate a entrambi i modelli: la forma base della tomaia, i materiali, il sistema di allacciatura, la ghetta, il compound della suola e della zeppa. Nessun compromesso. Ciò che serviva per ottenere la massima prestazione lo abbiamo implementato, senza il timore di eccedere in specificità. Non ci siamo posti vincoli e questa libertà ha fatto fluire le idee migliori, definendo passo dopo passo, test dopo test, l'identità di Alien Ultra e Alien Sky.”

 

Un atleta può dare tante sensazioni su una scarpa. Definizioni estremamente precise per chi corre, ma difficili da tradurre in millimetri, geometrie e materiali. Nel dialogo con Luca, Peter e gli altri tester, come avete trasformato le loro sensazioni corporee soggettive in una decisione progettuale oggettiva?

Francesco Orrico, SCARPA Alpine Running Product Manager: “Questo fa parte del know-how e della capacità di interpretare sia le parole che i gesti dei runner. Ritorna il concetto dell'ascolto: aiuta enormemente il fatto che noi del team di sviluppo per primi condividiamo la passione per la corsa e abbiamo macinato chilometri insieme agli atleti. Sappiamo cosa provano mentre corrono. Questo background ci permette di tradurre una sensazione astratta in componenti e geometrie oggettive. In altri casi è successo l'opposto: un’intuizione nata sulla carta è stata realizzata, assemblata e data subito in test sul campo per confutare o confermare la teoria. Alla fine, il segreto è stato tutto lì: un dialogo e rapporto continuo e senza filtri tra il team prodotto e gli atleti.”

 

Quest’anno Chamonix ha rappresentato uno dei primi contesti in cui Alien ha potuto esistere pienamente fuori dal processo di sviluppo, ai piedi degli atleti e dentro uno dei luoghi più emblematici del trail running mondiale. Per te, che hai seguito il progetto dal lato prodotto sin dalle sue fondamenta, che cosa ha significato vedere anni di ricerca, prototipi, correzioni e test entrare finalmente in un’esperienza reale e condivisa?

Francesco Orrico, SCARPA Alpine Running Product Manager: “Euforia infantile! Credo sia come quella gioia mista a timore che prova mio figlio quando succede qualcosa di bello, ma ha quasi paura che il momento magico finisca o venga interrotto. Dopo due anni di sviluppo e dopo momenti in cui tutto sembrava dover essere messo da parte, vedere che ciò che abbiamo creato con un gruppo di amici funziona ed è lì fuori che si distingue, è una sensazione indescrivibile. Aver lavorato fianco a fianco con atleti di altissimo valore per creare qualcosa di così inaspettato e incredibile; soprattutto quando abbiamo avuto l’opportunità di indossarle noi stessi è stato, per me, Gianluca, Marco e Carlo, una boccata d’aria pura. Una di quelle che respiri a pieni polmoni quando arrivi sulla cima di una montagna dopo una corsa: la fatica scompare, la mente si svuota e resta solo la felicità.”

SCARPA Alien Ultra
SCARPA Alien Ultra

Luca Del Pero, SCARPA Athlete & Alpine Runner

 

Hai incontrato le Alien Sky quando non erano ancora un prodotto finito, ma una successione di prototipi e possibilità. Riesci a ricordare la prima versione che hai indossato e, soprattutto, la prima cosa che hai percepito? Quale tua osservazione o sensazione è stata cruciale per la creazione della scarpa definitiva?

Luca Del Pero, SCARPA Athlete & Alpine Runner: “Certo, ricordo molto bene il primo prototipo e la prima volta che lo usai, ero in training camp a Tenerife e decisi di provarlo sui sentieri del Teide, quindi su nuda e cruda roccia lavica, quella che non permette errori. Penso che quella scarpa pesasse meno di 200 grammi, la tomaia era molto simile a quella attuale, praticamente una calza, ottimo feeling e belle sensazioni sin da subito, ma suola e intersuola provenivano dalla vecchia spin race; quindi, molto minimal. Ricordo che in salita ebbi ottime sensazioni mentre non posso dire lo stesso per la discesa, che fu abbastanza traumatica e lenta in quanto sentivo praticamente ogni singolo sasso che pestavo non avendo alcun supporto ed essendo così bassa. Era quindi importante lavorare su questi due aspetti. Da lì in poi ogni versione fu un passo avanti rispetto alla precedente, fino a quella che conosciamo oggi, di cui posso dire che non abbia nulla che non mi piaccia.”

 

Su un terreno tecnico correre velocemente significa innanzitutto saperlo leggere: scegliere una linea, anticipare un appoggio, capire quanto rischio concedersi prima ancora che il piede tocchi terra. Alien Sky è stata progettata per aumentare precisione e connessione con il terreno. Durante i test hai avuto la sensazione che la scarpa stesse semplicemente accompagnando il tuo modo di correre, oppure che ti permettesse progressivamente di interpretare la montagna in maniera diversa?

Luca Del Pero, SCARPA Athlete & Alpine Runner: “Penso che la scarpa sia stata progettata e sviluppata proprio tenendo conto delle mie esigenze, del mio modo di correre, del mio modo di interpretare i sentieri e la montagna. Coi modelli precedenti difatti non mi ero mai trovato così a mio agio come con le Alien Sky, diciamo che avevo sempre fatto dei compromessi. Ogni volta che indosso queste scarpe invece direi che entro in uno stato di flow e connessione totale che mi permette di esprimere al meglio la mia corsa ed il mio potenziale.”

 

Più una scarpa è sofisticata, più dovrebbe scomparire dalla percezione dell'atleta. Dopo così tanto tempo trascorso a correre in montagna a sviluppare Alien Sky, qual è per te il punto ideale d'incontro tra corpo e tecnologia? La scarpa perfetta è quella che dimentichi di avere ai piedi, oppure quella che modifica concretamente ciò che pensavi fosse possibile fare con il tuo corpo?

Luca Del Pero, SCARPA Athlete & Alpine Runner: “Penso che la tecnologia non debba mai modificare la vera e reale natura umana, quindi in questo caso, personalmente, preferisco usare scarpe che seguano e si adattino il più possibile alla nostra biomeccanica di corsa senza cercare di snaturarla e stravolgerla proponendo tecnologie e scarpe quasi incomprensibili. Per me la scarpa perfetta è quella che dimentichi di avere ai piedi, e direi che con le Alien Sky ai piedi è proprio così.”

 

Quest’anno hai avuto la possibilità di indossare e mettere alla prova le Alien a Chamonix, in uno dei contesti più iconici e simbolicamente densi del trail running mondiale. Al di là della performance e del risultato, che esperienza è stata vivere quel momento con ai piedi una scarpa alla cui nascita avete contribuito direttamente, e che cosa hai provato nel vederla finalmente uscire dalla dimensione del prototipo per entrare in quella della gara, del pubblico e dell’esperienza reale?

Luca Del Pero, SCARPA Athlete & Alpine Runner: “Chamonix è diventata a pieno titolo la patria e il fulcro della corsa in natura, l’atmosfera che si respira lì la si trova soltanto lì e in quella specifica settimana, è l’apice del movimento trail globale. Quest’anno il fatto che quella settimana coincidesse con il lancio delle Alien Sky ed Ultra ha reso l’UTMB week ancora più speciale. Sapere che qualcosa a cui hai personalmente collaborato e lavorato venisse presentato e reso pubblico proprio lì in quei giorni davanti a quel pubblico mi ha fatto provare fierezza e soddisfazione, oltre che gratitudine verso SCARPA e tutto il suo team per avermi coinvolto in prima persona ed aver creduto in me per un progetto così ambizioso.”

Luca Del Pero in SCARPA Alien Sky
Luca Del Pero in SCARPA Alien Sky
SCARPA Alien Sky

Peter Frano, SCARPA Athlete & Alpine Runner

 

Nell’ultra running, il corpo è sottoposto a una trasformazione continua: la biomeccanica delle prime ore non coincide con quella della decima ora, la precisione del gesto comincia progressivamente a venir meno e la fatica modifica persino il modo in cui il piede entra in contatto con il terreno. Come si testa una scarpa tenendo conto di questa evoluzione costante? E che cosa sei riuscito a comunicare agli sviluppatori di Alien Ultra dopo molte ore di corsa che nessun laboratorio avrebbe potuto realmente rivelare?

Peter Frano, SCARPA Athlete & Alpine Runner: “Sviluppare una scarpa destinata all’ultra running è estremamente complesso e credo che sia proprio per questo motivo che gli atleti dovrebbero sempre essere coinvolti direttamente nel processo di sviluppo. In laboratorio è possibile progettare scarpe straordinarie, ma poi esiste la realtà della corsa, e in quella realtà il nostro corpo cambia profondamente con il trascorrere delle ore e con l’accumularsi della fatica. Negli ultimi due anni ho avuto l’opportunità di testarle in alcune gare per me meno importanti, oltre che durante diverse long run. Proprio in quelle situazioni ho potuto osservare come il mio corpo reagisse realmente all’interno di queste scarpe e come il comportamento della calzatura cambiasse insieme alla mia biomeccanica, man mano che la stanchezza aumentava. Credo che questo tipo di esperienza sia difficilmente riproducibile altrove. Soltanto dopo molte ore di corsa riesci davvero a comprendere che cosa accade al corpo e, di conseguenza, che cosa una scarpa debba continuare a offrirti quando la precisione del gesto comincia progressivamente a diminuire.”

 

Alien Ultra è stata sviluppata attorno a concetti come ritorno di energia, continuità, stabilità ed efficienza. Eppure, dopo molte ore di gara, il significato stesso di ‘performance’ comincia a trasformarsi. Quando la fatica diventa profonda, quali sensazioni vuoi continuare a ricevere dalla scarpa e quali, invece, dovrebbero progressivamente scomparire, affinché tu possa semplicemente continuare ad avanzare?

Peter Frano, SCARPA Athlete & Alpine Runner: “Innanzitutto, non voglio percepire alcun dolore o fastidio. Allo stesso modo, non voglio che elementi esterni come pietre, polvere o qualsiasi altra cosa riescano a interferire con il piede all’interno della scarpa. Se una scarpa riesce a restituirmi la sensazione, e soprattutto la possibilità concreta, di continuare a correre con uno sforzo inferiore, allora è esattamente quello che sto cercando. Nell’ultra running tutto ruota attorno al risparmio energetico. Devi conservare energia ovunque sia possibile.”

 

Ti definisci un perfezionista, e il testing stesso richiede di osservare il proprio movimento con un grado di attenzione quasi ossessivo. Durante lo sviluppo di Alien Ultra hai scoperto qualcosa del tuo modo di correre di cui, fino a quel momento, non eri pienamente consapevole? In altre parole, al di là del contributo che hai dato alla costruzione della scarpa, esiste qualcosa che, a sua volta, la scarpa ha rivelato a te rispetto alla tua stessa corsa?

Peter Frano, SCARPA Athlete & Alpine Runner: “Queste scarpe mi hanno ricordato ancora una volta che sono un runner che tende sempre ad atterrare sull’avampiede. In alcune situazioni questo rappresenta certamente un vantaggio, ma in determinati terreni o condizioni può trasformarsi anche in uno svantaggio. Esistono scarpe che riescono in qualche modo a compensare o a perdonare certi aspetti della tua tecnica di corsa. Alien Ultra, invece, non lo fa. Proprio per questo ti costringe a essere molto consapevole di come corri, del modo in cui appoggi il piede e di come il tuo gesto cambia a seconda del terreno e della fatica.”

 

Quest’anno hai avuto l’opportunità di indossare e mettere alla prova le Alien a Chamonix, all’interno di uno degli scenari più iconici e simbolicamente densi dell’intero universo del trail running. Al di là della performance e del risultato finale, che cosa ha significato vivere quel momento con una scarpa al cui sviluppo avevi contribuito direttamente? E che cosa hai provato nel vederla finalmente uscire dalla dimensione del prototipo per entrare in quella della gara?

Peter Frano, SCARPA Athlete & Alpine Runner: “È stato molto bello vedere le scarpe finalmente presentate ufficialmente, anche perché da quel momento sono stato libero di rispondere apertamente a tutte le domande che le riguardavano. Forse ho contribuito in una piccola parte al loro sviluppo, ma dietro queste scarpe ci sono moltissime persone e un numero enorme di ore di lavoro. Ci sono professionisti che meritano molti più applausi di me per tutto ciò che hanno fatto durante il processo. Alla fine, io sono soltanto un atleta. Proprio per questo, poterle indossare durante il più importante evento di ultra trail al mondo è stato per me un vero onore.”

Peter Frano in SCARPA Alien Ultra
Peter Frano in SCARPA Alien Ultra