Come da tradizione, celebriamo i protagonisti dell’esperienza ciclistica dionisiaca per eccellenza, la Marmöl Gravel
Di nuovo le cave. Bianche e fangose. Di nuovo un affascinante territorio estrattivo, segnato indelebilmente dall’uomo e dall’uomo riscoperto, attraverso il gravel. Da 3 edizioni ufficiali, Marmöl Gravel continua ad essere un’esperienza ciclistica dionisiaca, fatta di riflessi e fatica, un inno terra-terra alla fusione tra essere umano e natura, in tutte le sue sfumature.
“Siamo arrivati a 650 iscritti, sono tanti…”, commenta Niccolò Varanini, organizzatore dell’evento, “L’obiettivo principale continua ad essere quello di garantire un’esperienza di qualità e, ovviamente, divertente per tutti. Ho dei collaboratori fantastici, volontari senza cui non saprei gestire questo ‘figlio’, che credo abbia raggiunto ormai l’ultimo stadio di crescita. Nei prossimi anni manterremo questi numeri, consolidando l’evento e aggiungendo altri tasselli: in questa Marmöl 2025, per esempio, abbiamo consegnato una fanzine ad ogni partecipante. Allo stesso tempo, i buoni rapporti con il Consorzio Marmisti Bresciani ci hanno permesso di avere accesso a nuove cave, che abbiamo aggiunto nel percorso Hardcore. Vogliamo aggiungere sempre nuovi tasselli anche in questo senso, evolvendo sia la traccia Hardcore, che quella Inclusive”.
E i più significativi tasselli Marmöl sono coloro che hanno deciso di affrontare, chi per la prima, chi per l’ennesima volta, le pendenze di una zona unica delle valli bresciane. Ciclisti professionisti, architetti, fotografi, creativi delle due ruote… Esperti e non. Il microcosmo Marmöl pare una società in miniatura, votata ad un gravel inclusivo, in grado di fondere bellezza naturale, sforzo appagante e festa collettiva. “Vedere tutti contenti è la più grande soddisfazione. Ricevere messaggi da amici di lungo tempo e partecipanti che non conosco direttamente è la principale motivazione nel portare avanti Marmöl…”, conclude Varanini introducendo la nostra, ormai abituale, collana di testimonianze dirette dei protagonisti Marmöl.
Per l’edizione svolta lo scorso weekend, per l’esattezza domenica 16 febbraio, ascoltiamo le riflessioni dell’ultracyclist e guida alpina Omar Martinello, dell’architetta Corina Montero, del celebre ciclista pro, oggi convertito al gravel, Daniel Oss, dell’artista Quinda Verheul e del fotografo Manuel Gatto, che con il proprio progetto Pietra ha creato la fanzine distribuita a tutti i partecipanti.






OMAR MARTINELLO
“Ritornare edizione dopo edizione alla Marmöl significa un po’ volerci sbattere la testa. È il marmo stesso a richiamare questo concetto. Parliamo di un’esperienza dura, che è ormai diventata un’istituzione per varie ragioni. A livello personale, è principalmente un motivo per fare un giro insieme e staccare dalla solitaria noia invernale. Marmöl mi permette d’incontrare amici di tutta Italia, persone che non riuscirei a vedere in altro modo... C’è il bello del sentire della musica, bere una birra, stare tra gente che ha voglia di stare insieme e che conosce la cultura gravel. Mentre si pedala, si socializza, poi si parcheggiano le bici e si fa festa. Quest’anno ho partecipato appena dopo essere rientrato da una faticosa esperienza ciclistica in Marocco. Ero molto stanco, ma ho comunque deciso di esserci, prendendola con calma e vivendola serenamente con i miei amici. Siamo arrivati tra gli ultimi all’ormai iconico ristoro della cava della cattedrale: fermarsi in quello scenario a mangiare del salame è sempre suggestivo. Poi ho visto le classiche scene goliardiche, ormai tradizionali per la Marmöl. Per esempio, ho assistito ad una gara tra bici cargo che trasportavano persone. Era un momento da film, mi sembrava che tutto andasse a velocità rallentata… Non c’era nulla in palio e alcuni erano addirittura a petto nudo. Credo che highlight del genere rappresentino lo spirito comunitario di Marmöl”





CORINA MONTERO
“È il mio terzo anno di Marmöl. Mi hanno colpito da subito le particolarità della traccia, da architetto non potevo che apprezzarne il legame con il marmo, così come le incredibili prospettive che regalano le cave… Il percorso ti porta prima a vederle da lontano, poi ad entrarci, a sentirti parte di esse. È una cosa unica e tutti gli anni provo a portare nuovi architetti con me. Da un punto di vista ciclistico, ci sono tutti i tipi di fondo, anche quelli più difficili e tecnici, che ti permettono di testare lo stato d’allenamento. Fare tutta la Marmöl in sella è un grande traguardo. Ogni salita, però, viene ripagata da una vista panoramica, o da un nuovo dettaglio, e le discese sono lunghissime e larghissime… Lungo il tragitto hai la sensazione di essere all’esterno e, contemporaneamente, all’interno delle cave. È magico. Mi hanno affascinato le enormi ruspe spente a pochi metri dalle pareti scavate. Ho pensato a come sarebbe stato vederle all’opera. Ho anche avuto modo di notare il mutamento della valle nel corso di un solo anno, le nuove forme delle sue cave… E la sempre maggiore presenza femminile all’evento. Anche di ragazze alle prime armi. Marmöl è prima di tutto un punto d’incontro e divertimento, uno spazio sicuro, facilmente approcciabile da chiunque. Per questo mi viene sempre da dire ‘ci vediamo alla prossima Marmöl’!”




DANIEL OSS
“Avevo sentito parlare della Marmöl Gravel. L’anno scorso avevo una gara in Spagna nello stesso weekend, ma quest’anno sono finalmente riuscito a partecipare. Volevo vivere un qualcosa di diverso dal solito. Ho vissuto l’evento come un allenamento condiviso con tante persone, in un territorio che non conoscevo. Oggi consiglierei queste tracce a tanti amici. Di questa esperienza conservo immagini come una salita che portava ad una vasta parete di marmo, con altri ciclisti che già mangiavano panini e vin brulé all’ombra di essa. Oppure la suggestiva pianura bresciana, velata da una leggera pioggia, e le sue salite di terra rossa, alternate al bianco delle cave… I meccanismi umani di un evento come Marmöl mi fanno tornare bambino, alla base del ciclismo, diciamo. Vedo il mio percorso personale come un cerchio, l’evoluzione della mia passione mi ha portato ad essere un pro, ma il professionismo allontana dalla dimensione ‘inclusiva’ del ciclismo. O meglio, include in modo differente, nel senso che ti mette davanti a tutti, ti rende di dominio pubblico, ma allo stesso tempo ti esclude dall’anima tangibile dello sport, da questa forza underground composta da chi si nutre di due ruote. Anche per questo recentemente ho deciso di proseguire il mio percorso nel gravel. Ora vivo un tipo di ciclismo che adoro, per me è un piacere condividere tracce e tempo con persone come i partecipanti Marmöl. Si crea sempre della condivisione e della curiosità reciproca”




QUINDA VERHEUL
“Come artista e atleta su lunghe distanze, sono stata a lungo affascinata dalla ruvida potenza delle cave, da come le macchine scavino pareti naturali con precisione, rivelando veri e propri strati di tempo e storia. Partecipare alla Marmöl è una sorta di sogno divenuto realtà. Ho passato l’intero giorno pedalando tra i vasti paesaggi della valle, incrociando giganteschi mezzi CAT: ero completamente incantata. È stato uno dei migliori giorni in sella degli ultimi mesi. Ho incontrato persone incredibili, ho avuto modo di riconnettermi ad amici che non vedevo da tempo e ho sentito la pura gioia dello spingere su quelle colline, così ripide e brutali. Ciò che rende speciali eventi del genere è la loro apertura: che tu voglia pedalare piano o andare all-in, c’è spazio per tutti. Il ciclismo a volte può sembrare esclusivo, eccessivamente costoso, può intimidire ad un primo approccio, ma con le giuste persone e i giusti eventi possiamo renderlo un luogo di tutti”


MANUEL GATTO
“La fanzine che abbiamo creato per ogni partecipante è nata da un’idea condivisa con Niccolò da tempo, quindi ha avuto un lungo processo di maturazione. Come prima cosa, abbiamo fornito delle macchine fotografiche analogiche ad alcuni rider della scorsa edizione: Chiara Redaschi, Filippo Damiani, Sami Sauri e Filippo Bolgarelli. Anch'io ero dotato di un'analogica. Insieme abbiamo documentato l’evento, alcuni prediligendo il lato paesaggistico e territoriale, altri quello umano e sociale. L’obiettivo era quello di rappresentare il rapporto tra l’essere umano e questo territorio unico. Un territorio trasformato dall’attività dell’uomo e capace di suscitare l’attenzione di chiunque ci passi, così come di formare differenti punti di vista e interpretazioni. Un territorio particolare, sia da un punto di vista visivo, che sonoro. Per il momento ci siamo fermati alle immagini, alimentando queste riflessioni nella fanzine creata dal progetto multidimensionale Pietra, di cui faccio parte. In questa Marmöl 2025 ero condizionato da un infortunio patito sciando, ma ho comunque presenziato. Sono sempre stato fedele a Marmöl, perché ne apprezzo la filosofia: a tratti è un’esperienza mistica, riesce magistralmente a fondere le peculiarità del territorio con l’anima dell’evento, e a dare una chiave di lettura ambientale all’attività gravel. È questo, in particolare, a rendermi un affezionato e a portarmi qui ogni anno…”




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