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Dai tranquilli paesaggi del Vermont al cuore pulsante di New York City, il percorso di Henry Kornaros - regista, direttore creativo e fotografo dietro alcune delle campagne più suggestive di Bandit Running - è una testimonianza del fascino della scoperta, del coraggio di creare e dell'incessante voglia di crescere.

Il suo lavoro, caratterizzato da composizioni strutturate e narrazioni articolate, porta con sé l'inconfondibile romanticismo di chi ha imparato a trovare lo straordinario nell'ordinario. Che si tratti di paesaggi selvaggi o strade urbane movimentate, l'obiettivo di Henry non si limita a documentare momenti, ma li infonde di significato, collegando il suo percorso creativo con l'energia delle community dei mondi della corsa e della moda.

Abbiamo approfondito l'evoluzione di Henry, le ispirazioni che lo hanno formato e la sua visione del futuro.

Henry Kornaros

Crescere nel Vermont 

“Prima di tutto: la fotografia e la regia non erano proprio nel mio radar. Quando ero più giovane, non avrei mai immaginato che questa potesse essere la mia strada. All'inizio pensavo di arruolarmi nell'esercito; poi ho pensato di diventare insegnante. Non ero particolarmente attratto dalle arti: non sapevo disegnare né dipingere. Poi, al liceo, più o meno a 16 anni, ho avuto un incredibile insegnante di arte che mi ha introdotto alla fotografia.

Lui stesso era un fotografo ed è stata la mia ispirazione iniziale. Vedere il suo lavoro e seguire il suo percorso ha reso la fotografia incredibilmente affascinante. Poco dopo, la realizzazione di video è diventata ancora più interessante, soprattutto perché all’epoca ero un appassionato di videogiochi e ho iniziato a creare video per YouTube. La vera svolta è arrivata quando ho iniziato a realizzare video su soggetti reali.

Non mi ci è voluto molto per capire che volevo fare video a livello professionale. La fotografia è rimasta solo perché avevo comprato una macchina fotografica in grado di girare sia foto che video, quindi ho imparato anche a scattare foto. I primi anni sono stati all'insegna dell'apprendimento  e della realizzazione di video, del montaggio e del color grading. C’è voluto molto tempo per avvicinarsi a un minimo livello di competenza, ma il processo di apprendimento in sé era assolutamente affascinante. Fin dall'inizio ho trovato una profonda soddisfazione nell'aspetto creativo della fotografia e della videografia.

Il Vermont mi ha dato la consapevolezza che c'era molto di più là fuori, e io volevo esplorarlo”.

Vivere a New York

“Questo mi ha portato a New York per la prima volta il giorno del mio 17° compleanno, ed è stata la svolta decisiva. Curiosità: in realtà io sono nato a New York, ma la mia famiglia si è trasferita nel Vermont prima che compissessi due anni. Quando sono “tornato”, mi ha davvero aperto gli occhi sul mondo. È stato allora che ho iniziato a scattare foto e a fare video in un ambiente urbano. La città mi ispirava tantissimo. Durante l'ultimo anno di liceo, ho iniziato ad andarci quasi ogni fine settimana, affascinato da ciò che la città aveva da offrire e spinto dal bisogno di continuare a creare. Sapevo che più avrei creato, più sarei diventata bravo e più velocemente sarei migliorato. Era un ciclo costante di creazione, riflessione e crescita.

Questo è sempre stato un principio fondamentale per me. Ancora oggi, dopo aver girato un progetto o diretto un video, mi impegno a rivedere il lavoro, ad assorbirlo e a pensare a ciò che si sarebbe potuto fare meglio: un continuo perfezionamento ed evoluzione”.

Ispirazioni

“La maggior parte delle persone ora mi chiede: “Dove hai imparato e come ti sei creato il tuo stile? Cosa ti piace fotografare?”. Per me si è sempre trattato di assorbire un milione di influenze diverse nel corso del tempo, imparando a capire ciò che suscita in me una certa vibrazione e, cosa altrettanto importante, ciò che non la suscita. Naturalmente, ci sono immagini che ho scoperto nel corso degli anni, create da altri fotografi e creativi, con le quali mi sono connesso a un livello più profondo, immagini che mi hanno parlato più di altre. Sono queste le opere che hanno dato forma alla mia visione. Ancora una volta, si tratta di assorbire e imparare il più possibile. Mi sento ancora in quella fase. Non credo di essere vicino a un punto in cui posso smettere di imparare. Un creativo non dovrebbe mai smettere di studiare il lavoro degli altri.

I lavori che mi ispirano di più sono incentrati sulle composizioni, in particolare quelle dei fotografi di strada. Credo che i fotografi di strada siano quelli con cui mi relaziono di più. Artisti come Alex Webb, Daniel Arnold e Sinna Nasseri: il loro lavoro è straordinario, di grande ispirazione. Il modo in cui catturano con naturalezza composizioni stratificate è qualcosa che trovo davvero stupendo. È un'abilità che cerco sempre di padroneggiare, sia nei progetti commerciali, sia negli scatti sportivi, sia nei miei lavori personali”.

Correre   

“La cosa principale con Bandit è che fin dall'inizio sapevamo esattamente cosa volevamo fare: qualcosa di un po' più audace, un po' più alto, sempre spingendoci oltre.

Ad esempio con il progetto in Islanda che abbiamo realizzato per la nostra ultima campagna invernale. Quando Tim West, cofondatore e direttore creativo di Bandit, mi ha contattato, mi ha detto: “Abbiamo una campagna invernale in arrivo e dobbiamo girare in un luogo che metta alla prova l'abbigliamento e lo mostri alla gente. Qual è la tua proposta?”. In quel momento, a New York c'erano 28°gradi e non c'era neve in vista. Quando si fotografano le collezioni stagionali, bisogna sempre farlo prima dell'inizio della stagione vera e propria. Quindi, la prima cosa che ho detto è stata: “Dobbiamo andare in un posto con la neve”. Volevamo trasmettere una sensazione di consistenza, paragonando la consistenza degli abiti e quella del terreno. È così che siamo approdati in Islanda.

In Islanda siamo riusciti a ottenere un'incredibile gamma di look in un tempo molto breve: montagne, gole di fiumi, crateri e paesaggi vulcanici ci hanno garantito una serie di colori straordinari. Abbiamo girato sul ghiacciaio con un bellissimo blu della neve e del cielo; poi siamo scesi al fiume con i suoi toni terrosi e, infine in un cratere con ricchi colori marroni che si armonizzavano magnificamente con l'ambiente circostante. E’ stato un grande successo. 

Il processo è sempre molto collaborativo tra me e il team Bandit. Sono persone con cui parlo quasi ogni giorno. Ci scambiamo sempre idee e quando qualcosa risuona, ci immergiamo in profondità e la sviluppiamo davvero. Devo dargliene atto: anche se lavoriamo insieme da poco più di un anno, abbiamo già realizzato molto. E, tra l'altro, i prodotti sono incredibili, il che rende più facile la loro comunicazione. Il team offre costantemente collezioni eccezionali. Non per sembrare banale, ma il loro slogan è “Evolve Running”, ed è esattamente quello che stiamo facendo: evolvere l'abbigliamento, la direzione creativa, le campagne e le attivazioni.

Ogni anno, durante la maratona di New York, gli eventi che organizzano durante la settimana sono fenomenali. È incredibile vedere quanto sia grande e coinvolta la loro comunità nella città e ciò che stanno costruendo. In fin dei conti, il mondo della corsa oggi è guidato dalle community. Se non sei presente, non ci sarà nemmeno il tuo brand. Uno dei momenti più impressionanti di quest'anno è stata l'apertura del flagship store nel West Village. Quello che sono riusciti a fare in così poco tempo è stato straordinario. Farne parte e vedere la comunità riunirsi intorno al negozio è stata davvero una cosa bellissima”.

Nuove Dimensioni

Se c'è un'area che mi piacerebbe esplorare ulteriormente è quella degli editoriali di moda e dell'industria musicale. Mi attira l'idea di avere le mani in pasta in una varietà di progetti, impegnandomi costantemente in questo mondo creativo e in continua evoluzione in cui viviamo. Credo fermamente che tutti debbano continuare a lavorare su progetti personali: è fondamentale. È una cosa che molti dimenticano quando iniziano a fare soldi. Smettono di lavorare proprio su ciò che li ha portati al punto in cui si trovano: progetti personali, scatti per se stessi e creazione di immagini che amano veramente.

Questa filosofia è alla base di ciò che stiamo costruendo con Public Opinion, la società di produzione e media che ho co-fondato con i miei soci Jack Coyne e Kieran Coyne. Ora abbiamo un team di sette persone che lavorano a tempo pieno su Public Opinion e il motivo per cui abbiamo iniziato è semplice: Jack, Kieran e io ci siamo chiesti: “Non sarebbe fantastico se potessimo creare qualcosa insieme, qualcosa di più grande di quello che ognuno di noi potrebbe realizzare da solo?”. All'inizio non sapevamo esattamente come sarebbe stato, ma ora, lentamente ma inesorabilmente, sta prendendo piede. Sono due anni e mezzo che lavoriamo a questo progetto ed è stato un percorso incredibilmente gratificante. Lavorare con gli amici è il massimo e sono entusiasta di vedere dove ci porterà questa collaborazione in futuro.