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Zion Williamson è il nuovo LeBron James?

L’ex Duke si è già preso l’NBA, anche se gli haters continuano a sostenere il contrario

Gianmarco Pacione

10 ottobre 2019

L’evoluzione degli haters di Zion Williamson è quantomeno originale. “Certo, vediamo se riuscirà a fare queste cose anche al College”, prima, “Ok, però l’NBA è un altro mondo”, poi, “Per carità, ricordiamoci che questa è solo la preseason” adesso. È difficile per l’appassionato chiacchierone scontrarsi con la dura, durissima realtà: Zion Williamson è sbarcato in NBA per mutarla, per farle fare l’ennesimo balzo in avanti nel suo originale processo evolutivo, per essere il LeBron James della sua generazione.

29 punti in 27 minuti, 12 su 13 dal campo, 4 rimbalzi e 4 assist con una sola palla persa. Queste le statistiche della partita di stanotte contro i Chicago Bulls. Vedere gli highlights di questo incontro fa riflettere. La capacità dell’ex Duke di aggredire il ferro sembra invariata anche nel rarefatto mondo NBA: corpi che rimbalzano, corpi che si spostano, corpi che cadono nel pitturato… L’impatto dei suoi quasi 130 chili è disturbante per chi è in campo, per chi osserva. Vederlo attaccare il ferro incute timore: il suo primo palleggio è sempre basso, la sua incredibile massa si accartoccia misteriosamente, lambendo il parquet, per poi esplodere in voli controllati, ad altezze difficilmente contrastabili anche per superumani molleggiati.

Avevamo già parlato qui di Williamson, accostando il suo potenziale impatto sulla Lega di Silver a quello del celebre figlio di Akron. Alla luce di questo prepotente sbarco nel gotha del basket il paragone con LeBron James non può che trovare ancora più fondamento.

“Non dovrebbero paragonarlo a lui, noi non lo facciamo. Vogliamo che Zion sia il miglior Zion possibile, il miglior giocatore di basket usando il suo nome e basta”: Alvin Gentry, coach dei Pelicans, ha provato in questi giorni a barricarsi dietro limitanti frasi di routine, immediatamente scansate da chi nell’ex Duke ha già visto il futuro del basket.

Dal Draft 2003 al Draft 2019, da Cleveland a New Orleans, le sensazioni regalate dai primi canestri di LeBron e Zion coincidono, hanno il sapore del destino, del cambiamento, del futuro. Due prototipi di atleti apparentemente creati in laboratorio, due giocatori dall’arsenale illimitato (Zion non ha grossa dimensione perimetrale, per carità, ma ha 19 anni), due volti televisivi, dall’attitudine guascona ma capaci, allo stesso tempo, di mostrare lati spiccatamente umani e sensibili.

Zion è il nuovo LeBron? Speriamo di sì. Ogni generazione merita il proprio marziano, ogni generazione merita la propria icona.

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