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Vito Dell’Aquila: di calci, di voli, di sogni

L’intervista al 19enne campione europeo di taekwondo. Un’eccellenza italiana, sotto tutti i punti di vista

Tae Kwon Do. Tre sillabe che riassumono un’arte orientale aerea e terrena, una filosofia marziale originaria della Corea del Sud. Colpire con i piedi, colpire con i pugni, racchiudere tutto in una forma artistica altamente coreografica. Un giovane pugliese è magistrale interprete di questa disciplina, il suo nome è Vito Dell’Aquila, la sua storia comincia in un’enclave sudcoreana a pochi passi da Brindisi.

La Palestra New Marzial è un polo attrattivo per la suggestiva comunità di Mesagne, comune dalle viuzze strette e dalle facciate in calce bianca, di poco più di 25mila abitanti.

Qui il maestro Baglivo ha costruito negli anni una sorte di oasi, una fabbrica da taekwondo, che ha visto produrre i più grandi talenti italiani. Attuale manifesto del movimento è il 19enne Dell’Aquila, già campione europeo: “Mio padre è sempre stato un grande fan di Bruce Lee, quando avevo 8 anni ha pensato di spingermi verso uno sport, per farmi superare l’enorme timidezza. Per questo motivo sono entrato nella famosa palestra del maestro Baglivo. Quelle mura sono un punto di riferimento per Mesagne, ma anche per tutto il movimento del taekwondo italiano: basti pensare che Carlo Molfetta, primo oro olimpico tricolore della disciplina, è un mesagnese cresciuto proprio sotto gli insegnamenti di Baglivo”.

Niente medaglie, niente sogni di gloria agli albori. Per il giovane Dell’Aquila l’arte marziale diventa subito un universo idilliaco dove rifugiarsi dalle ansie quotidiane, dalle pressioni scolastiche: una terapia fisica a problemi adolescenziali.

Le vittorie arrivano, ma sono la semplice conseguenza di un’incredibile predisposizione naturale e di un’enorme etica lavorativa: “Allenarmi e combattere mi diverte, mi piace, ne sento la necessità da quando ho iniziato. Sul tatami posso sfogarmi da sempre, raggiungere la tranquillità. Non riesco a stare lontano dalla palestra per uno o due giorni, è il mio luogo di conforto, di sollievo. Tutti pensano che il taekwondo sia una disciplina violenta, in realtà è l’esatto opposto. Negli anni ha fortificato in me la disciplina, il rispetto, il senso di sacrificio. Viene da una cultura orientale, cultura dove l’equilibrio e la saggezza superano in valore le qualità fisiche”.

Forza mentale su cui Vito Dell’Aquila ha dovuto fare affidamento lungo tutti gli anni liceali, per sostenere gare dal ritmo serrato e viaggi in giro per il mondo: “Dai 14 anni sono entrato in pianta stabile in Nazionale. Prima avevo appuntamenti solo sul suolo italiano, quindi mi spostavo in pullman anche con i miei genitori. Poi ho iniziato a prendere aerei e a girare fuori dai confini, per lunghi periodi, lontano dalla famiglia. Alle superiori mi alzavo alle 5 di mattina per studiare, l’ultimo anno ho praticamente fatto più assenze che presenze, ma il diploma scientifico era qualcosa che desideravo e sono riuscito ad ottenerlo”.

Sacrifici e determinazione. Sono questi i segreti che hanno condotto il talento pugliese sul tetto d’Europa nel 2019, spingendolo verso le Olimpiadi giapponesi nella rosa dei favoriti: “L’Europeo è stato un momento magico. L’ho vinto in casa, a Bari, davanti ad amici e parenti. Ci arrivavo stravolto, le settimane precedenti avevo combattuto in Cina e in Bulgaria, non avevo energie. Poi sono entrato al PalaFlorio, un luogo che conoscevo a memoria fin da piccolo. A fare la differenza è stata l’atmosfera e la voglia di ottenere qualcosa d’incredibile per la mia comunità. La seconda metà del 2019 è stata stupenda, anche all’inizio di quest’anno ho raggiunto risultati eccellenti, direi perfetti in vista dei Giochi Olimpici”.

Poi la catastrofe pandemica e il desiderio rimandato, almeno per il momento, di rappresentare l’Italia nello scenario più pregiato: “Sono dispiaciuto ma positivo. Devo ammettere che per preparare al meglio le Olimpiadi ho seguito un percorso che mi ha fatto tralasciare la quinta superiore. Sono uscito con 74, ma desideravo di più: a posteriori questo è il mio rammarico. Ora i pensieri sono altri, attendo una svolta della situazione non per un tornaconto personale, ma per il bene collettivo. Adesso mi sto allenando a casa, ma non vedo l’ora di tornare in palestra. Non penso agli eventuali risultati, a medaglie e successi, mi fisso sul miglioramento quotidiano, sperando che possa portarmi grandi soddisfazioni”.

Dalla maggiore età il nativo di Mesagne è entrato nell’Arma dei Carabinieri, emulando il suo illustre predecessore Carlo Molfetta: un’investitura che lo rende orgoglioso. Un percorso umano che, in futuro, potrebbe affiancarsi ad un’altra grande passione maturata negli anni: “Sono molto fiero di rappresentare l’Arma dei Carabinieri. Nel prossimo futuro vorrei anche iscrivermi alla facoltà di Scienze della Comunicazione: a scuola ho sempre amato leggere e scrivere, un domani vorrei potesse diventare la mia professione. Mi vedo giornalista sportivo, magari proprio nell’ambito del taekwondo, materia spesso snobbata da tante penne. Raccontare le storie dei grandi di questa disciplina, analizzare le loro tattiche e pensieri sarebbe fantastico”.

Un ragazzo pensante e sensibile, capace di trasformare quella timidezza giovanile in vibrazioni positive, riflessioni ponderate e virtù. Un’eccellenza italiana, non solo in ambito sportivo, che può permettersi di sognare in grande: “Mi piacerebbe esultare davanti a tutta l’Italia nelle Olimpiadi e nei grandi appuntamenti mondiali. Vorrei diventare un grande atleta e un grande campione, rendere ancora più importante il mio nome nel panorama nazionale. E poi… Un giornalista bravo e competente”.

Gianmarco Pacione

Sources & Credits

 

Photo credits:
Vito Dell’Aquila

Video sources: https://www.youtube.com/watch?v=Mz7ihAlJbTI

30 aprile 2020

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