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Virginia Cancellieri, la bici è una forma d’arte

Il cross-country, l’Accademia delle Belle Arti, la scultura. Intervista a un’atleta in grado di andare oltre le due ruote

“Credo che l’andare in bicicletta abbia qualcosa di artistico in sé. Stare in equilibrio per la prima volta sulle due ruote, farlo semplicemente andando avanti, con il vuoto attorno a te… Sì, c’è sicuramente dell’arte in tutto questo”

La voce di Virginia Cancellieri scorre ispirata come una bici da corsa sui belvedere liguri: una bici che non si limita allo sforzo, a stabilire un rapporto monogamo con partenza e traguardo, con manubrio e cambio.

È una bici che indaga ed esplora, quella della classe ’98, è una personalità fluida, la sua, incapace di consegnarsi ad un singolo tragitto, ad un singolo progetto.

Riccardo Bagaini

Pensare solamente a pedalare, d’altronde, sarebbe riduttivo per una studentessa dell’Accademia delle Belle Arti, per una scultrice in erba, per una giovane donna che ha sempre percepito la velocità delle due ruote come una parte del proprio tutto, come una componente fondante della propria personalità, mai però come un’ossessione assoluta.

“La vita non ha solo una sfaccettatura, ne ha migliaia. Sarebbe uno spreco concentrarsi solo su una di esse. Trovo sia fantastico ampliare il proprio bagaglio d’esperienze, allargarlo allo studio dell’arte, ad altre discipline sportive come per esempio il surf, il mio sport-sogno che provo a praticare nel caotico mare ligure. Ho sempre vissuto in questo modo anche il rapporto con il ciclismo, alternando tutte le specialità tra strada e montagna”

Proprio sulle strade di Finale Ligure, suggestiva provincia savonese, Virginia matura in tenera età l’amore per la bicicletta: una passione familiare, che negli anni attecchisce sotto la sua pelle, mutando forma e livello d’impegno, portandola a competere a livello internazionale con la divisa dell’Orbea Factory Team.

“I miei genitori sono sempre stati dei ciclisti. Mia mamma era una delle rare praticanti della zona, forse di tutta la Regione. Verso gli 11 anni ho inforcato la sua bici e ho deciso di farci un giro. Mio padre, preso dall’entusiasmo, me ne ha subito regalata una della mia misura. Da lì in avanti ho iniziato a competere a livello agonistico. Sono partita dalla strada, poi mi sono affacciata sul ciclocross: a livello giovanile credo che una specialità aiuti molto l’altra, e viceversa. Già nel periodo adolescenziale ho capito che focalizzarmi su una singola cosa mi annoiava: cambiando bici e scenari mi allenavo comunque, quindi non ho mai vissuto come un problema questa pluralità ciclistica”

Una pluralità ulteriormente arricchita dallo sbarco nella comunità urbana delle bici a scatto fisso. Il monorapporto sprona Virginia a visitare gli asfalti di numerose città internazionali, regalandole anni di gare che oggi ricorda con una nota malinconica.

“Lo scatto fisso è una passione fantastica. L’ho conosciuto per caso, grazie ad un mio compagno di squadra che, consapevole della mia indole, mi ha proposto di provare. Sono stata subito affascinata dalle sensazioni diverse, dal non poter frenare manualmente in curva, dall’ambiente che si creava attorno ad ogni evento: un ambiente formato da community di respiro internazionale, dove l’agonismo s’intrecciava sempre con il desiderio comune di vivere la città, di condividere una passione. Oggi sfortunatamente la vedo come un’era finita, soprattutto dopo il declino del circuito Red Hook. Purtroppo il movimento si è un po’ perso quando tutto è stato professionalizzato. Quello che rimarrà, però, sarà lo stile di vita connesso allo scatto fisso, l’approcciare il contesto urbano in un modo unico”

Riccardo Bagaini

In un modo forse unico, sicuramente raro, Virginia articola la propria crescita personale, abbandonando, poco dopo il liceo, una carriera ciclista ormai incanalata nel professionismo, per dedicarsi completamente allo studio delle Belle Arti.

Nelle aule dell’Accademia di Genova le due ruote vengono temporaneamente sostituite dalla riflessione artistica, dall’approfondimento tecnico, dalla raffinata produzione personale.

“L’arte ha sempre fatto parte della mia vita. Arrivavo da un liceo artistico, dove il modellato mi aveva particolarmente colpito, e ho deciso di proseguire gli studi in Accademia. Mettendo da parte il ciclismo sapevo che avrei perso qualcosa, ma per me era importante studiare, andare oltre, espandere il mio pensiero, la mia cultura, la mia esperienza. Arrivata alla fine di questo ciclo accademico sento di aver imparato moltissimo: incisione, calcografia, fotografia, tecniche della carta, ogni materia mi ha lasciato qualcosa. Per le mie sculture prendo ispirazione da Anthony Gormley e Rachel Whiteread, due artisti contemporanei che lavorano in maniera diversa su temi comuni come lo spazio e il vuoto. Uno studente d’arte ritengo sia assimilabile ad uno studente di filosofia, con l’unica sostanziale differenza che deve esprimere un pensiero in materia, anziché in parole. Sono convinta che porterò avanti nel tempo questo impegno artistico, anche se non dovesse diventare un lavoro”

Riccardo Bagaini

Durante gli studi la passione per le due ruote non si eclissa completamente. Virginia continua comunque a pedalare sulla mountain bike nei propri ritagli di tempo, ponendo le basi per un futuro rientro nel circuito internazionale del cross-country.

Un circuito che da pochi mesi la ciclista di Finale Ligure è tornata a respirare a pieni polmoni, ponendosi, dopo la lunga pausa agonistica, notevoli obiettivi da realizzare nel breve termine.

“Arte e ciclismo vanno d’accordo sotto molti punti di vista, il problema sta nel tempo da dedicare loro. Ad alto livello non si riesce a seguire entrambe le cose efficacemente: per questo dopo essermi tolta la soddisfazione accademica ho deciso di tornare a concentrarmi sul ciclismo. Ho scelto il cross-country perché amo la natura, la discesa, l’alternanza di punti tecnici e adrenalinici. In fondo è una via di mezzo delle specialità con cui sono cresciuta. Ora sto lavorando tanto per competere ai massimi livelli internazionali, la mia speranza è quella di accumulare i punti necessari per partecipare alla Coppa del Mondo dell’anno prossimo”

Riccardo Bagaini

Fare esperienze, accumulare esperienza. Pare racchiusa qui, in queste parole, la quotidiana esistenza della 22enne ligure. Un’esistenza che, anche in questo momento di focalizzazione sul cross-country, vuole comunque tenere spalancate porte su mondi altri, su panorami umani e sportivi da esplorare con la consueta curiosità.

“Giusto ieri ho fatto 200 chilometri su strada con un’amica, nulla d’impegnativo, abbiamo girato l’entroterra ligure. Questa semplice pedalata mi ha resa felice, mi ha fatto realizzare una volta in più quanto sia bello il ciclismo in ogni sua forma. Nel cross-country voglio raggiungere il mio massimo, è vero, contemporaneamente però voglio proseguire nelle altre cose che amo fare. Per esempio a maggio sarò impegnata in una gara a tappe di 6 giorni con una compagna svizzera dell’Orbea Factory Team. So già che si rivelerà un’esperienza fantastica”

Riccardo Bagaini

Virginia Cancellieri
IG @virginiacancellieri 

Intervista di Gianmarco Pacione

Credits

Ufficio stampa Dmtc

Jonny Livorti 

IG @jonnylivorti

 

 

9 aprile 2021

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