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Un cuore da corsa

Jamie Snowden, fondatore ed allenatore del Jamie Snowden Racing, rivela lo sforzo necessario per preparare un cavallo a gareggiare. “Dall’alba fino al tramonto, e oltre. Trecentosessantacinque giorno all’anno. Diventa il tuo stile di vita”.

Tutto per questo momento. Tutti quei mesi ad alzarsi presto la mattina, con la nebbia ancora bassa sui campi, a guardare dalla Jeep il respiro dei cavalli raggiungere la prima luce. Tutto per questo momento.
Non appena il giudice di gara abbassa la bandiera, migliaia di cuori salgono in migliaia di gole.
Per le prossime due o tre miglia gli zoccoli martelleranno la terra, trascinando con sé le speranze di fantini, allenatori, proprietari e tifosi. In vernacolo, il suono che si sente è descritto come un ‘tuonare’ di zoccoli.
Ma il tuono non scuote la terra come lo fa il passaggio dei cavalli da corsa. Il tuono non vede decine di migliaia di persone radunarsi negli ippodromi con i loro abiti migliori. Nessuno scommette su un tuono. No, questo suono è un tuono proveniente dall’interno, un cuore che pulsa più veloce di quanto non abbia mai fatto prima, un ritmo cardiaco impennato dallo spettacolo di un cavallo, il tuo, che corre contro i suoi rivali.

Ma gli spettatori che affollano il Cheltenham Festival, a dirla tutta, vedono solo metà della storia.
Jamie Snowden, fondatore ed allenatore del Jamie Snowden Racing, rivela lo sforzo necessario per preparare un cavallo a gareggiare. “Dall’alba fino al tramonto, e oltre, trecentosessantacinque giorni all’anno. Diventa il tuo stile di vita”. Lo descrive così. Va a cavallo sin dalla giovane età, Jamie. Si prese un anno sabbatico dopo la scuola, che trascorse a gareggiare in tutto il mondo, e poi si iscrisse alla Royal Military Academy, a Sandhurst. L’idea fissa nella sua testa, però, era addestrarli, i cavalli. “La pienezza che provo nell’allenare un vincitore è ben più grande dell’ebbrezza che provo nel cavalcare un vincitore”, dice. Per quel fremito si è messo in proprio nel 2008, dopo aver lavorato con Nicky Henderson e Paul Nicholls, entrambi grandi nomi nel settore dell’allevamento di cavalli.
Aveva un destriero e un dipendente. Oggi allena quaranta cavalli e conta quattordici membri nello staff.
“Facciamo parte del mondo dello spettacolo”, dice. “Quindi dobbiamo assicurarci che i proprietari si divertano”.
I proprietari dei cavalli da corsa sono coinvolti in ogni fase del processo, osservano i progressi del cavallo, decidono le tattiche, chiacchierano con il fantino e poi guardano dagli spalti il giorno della gara.
A fine gara Jamie si rilassa con un drink in compagnia dei proprietari. “Se si vince, si beve champagne”, sorride. Con un montepremi di quasi 4,6 milioni di sterline in palio nei quattro giorni del festival, non è difficile capire perché. Ma Jamie non perde mai di vista il benessere dei suoi cavalli. “Ogni cavallo è unico”, dice. “Io ho il mio regime di allenamento, ma deve comunque essere adattato ai cavalli. Siamo noi a decidere quando una bestia ha bisogno di routine e quando ha bisogno di varietà.”

Non appena le folle ben vestite si riversano nell’Ippodromo di Cheltenham stringendo il Racing Post o la lista dei concorrenti del festival, l’atmosfera vibra, mentre la gente si gode la musica dal vivo, o si ferma per la prima pinta del giorno. Molti si dirigono verso il frastuono dell’area scommesse, dove i bookmakers sorridono e gli scommettitori consultano appunti faticosamente raccolti sui risultati delle gare, in un alfabeto fatto di odds, each ways e favourites. Sia lo scommettitore che il bookmaker sperano di sorridere ancora durante la giornata, ma se uno finisce la giornata felice, l’altro generalmente no. In totale, ogni anno vengono puntati oltre 150 milioni di sterline al Cheltenham Festival: di persona, online e nei negozi di scommesse in tutto il paese.
Alcuni puntano solo dopo un’approfondita analisi accademica delle pagine del quotidiano dedicate alla corsa, in cui si esamina la forma e il peso del cavallo, il terreno su cui andrà a correre o le sue prestazioni passate su questa distanza. Altri, all’opposto, si affidano a fattori molto più semplici: “Mi piace il nome del cavallo.”
Entrambe le strategie possono portare al successo.

Il tuono inizia con il Cheltenham Roar, una straordinaria esplosione di suoni coordinata da migliaia di coppie di polmoni, che saluta l’inizio della prima gara del festival. Poi il martellare, il tamburellare, le palpitazioni tutte assieme a formare un unico battito, gli spettatori, premuti insieme sulle tribune, che allungano il collo per vedere,e i cavalli che galoppano lungo il percorso, lottando per la prima posizione. Una grande partenza non significa affatto un grande finale; un solo errore può costare caro a cavallo e fantino. A fine giornata le ricevute delle scommesse ricoprono il suolo: la prova dell’imprevedibilità, delle montagne russe di emozioni, dell’eccitazione di essere trascinato in una folla festante, della vincita (o la perdita) del dolce, dolcissimo denaro. Che si vinca o si perda, comunque, torneranno sia i tifosi che gli allenatori. Alcuni scommettitori vengono a Cheltenham da decenni. Alcune stalle sono alla loro terza generazione di allevatori. È diventato il loro modo di vivere, degli uni e degli altri.

Stanno cercando quel rombo imminente che predice loro l’eccitazione, la potenziale gloria, il diritto al vanto e il premio in denaro. Sono cacciatori di tempeste, tutti loro, tutti lì ad inseguire il prossimo fragore di tuono nei loro cuori.

REPORTAGE
Le foto sono di James Cannon
Instagram: @james__cannon

Il testo è di Oliver Cable
Instagram: @olivercable

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