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Spyridon Louis, il primo maratoneta

Moriva 80 anni fa l’uomo più famoso di tutta la Grecia. Questa è la sua incredibile storia

Correva Spyridon Louis, era il quinto di cinque fratelli, insieme alla sua famiglia faticava a portare del cibo in tavola. Era l’Atene di fine ‘800, era il sobborgo di Maroussi. Secondo alcuni seguiva pecore lungo le creste montuose della mitologica Attica, secondo altri accompagnava ogni settimana il padre al mercato ateniese.

In realtà Louis trasportava acqua all’ombra del Partenone: 15 chilometri all’andata, 15 al ritorno, un ritornello atletico riproposto ogni giorno della sua vita. Sapeva poco di sport, d’altronde tutto quello che era accessorio, perlomeno rispetto al sostentamento familiare, poteva essere tranquillamente trascurato.

A 20 anni, nel 1893, partì per un biennio di servizio militare, agli ordini del colonnello Papadiamantopoulos. L’uomo d’armi ci mise poco a riconoscerne il talento, a intravedere in quei piedi rapidi i talari alati di Hermes. Spinse così il suo vigoroso sottoposto a schierarsi ai nastri di partenza della prima maratona nella storia dei Giochi Olimpici moderni.

Nella capitale greca la maratona olimpica del 1896 era attesa spasmodicamente. Gli ateniesi bramavano un Filippide moderno, un uomo in grado di ricalcare le gesta del mitico messaggero antico. Un essere umano eterno simbolo di tenacia, capace di coprire l’intera distanza tra Maratona e l’Acropoli, nello sperduto 490 a.C., per annunciare la vittoria sui persiani.

Il nuovo percorso prevedeva una corsa dal ponte Maratona allo stadio Panathinaikos, 40 km: erano cambiati punti di partenza e arrivo, non le incognite ambientali e la fatica. Nelle tre ore di gara si susseguirono un’incredibile serie di eventi inattesi, aneddoti entrati prepotentemente nella favola sportiva.

Si narrò, per esempio, che a metà strada molti atleti fossero già sfiniti, completamente impreparati a coprire una distanza così proibitiva. Contemporaneamente al loro ritiro, alcuni contadini videro Louis sorseggiare un bicchiere di vino in un punto di ristoro. E ancora, a pochi chilometri dall’arrivo dei podisti, un ciclista strillone entrò allo stadio avvisando del primato di Edwin Flack, quotato australiano, ammutolendo i 100mila presenti. Poco dopo, la falsa notizia del giovane ciclista fu smentita da un collega festante per il vantaggio di Louis.

All’ingresso del ragazzo di Maroussi nel Panathinaikos esplose un boato di rara intensità. I reali stessi, il principe Costantino e il principe Giorgio, si affrettarono nella commozione generale a scendere in pista per accompagnare l’eroe di casa al traguardo.

Spyridon Louis vinse la medaglia d’oro fermando il tempo sulle 2h58’50” e dando 7 minuti al connazionale e favorito Charilaos Vasilakos: un distacco in realtà inferiore, reso tale dall’enorme folla che, seguendo Louis, bloccò il suo inseguitore.

“Quell’ora di festeggiamenti fu qualcosa di incredibile e ancora oggi mi sembra un sogno… Da tutte le parti volavano fiori e ramoscelli d’ulivo. Tutti urlavano il mio nome e lanciavano in aria i cappelli…”

Louis scrisse grazie alle sue gambe un capitolo epico per la Grecia intera. Nella sua Maroussi fu accolto da compaesani completamente devoti. Nonostante la grande povertà del luogo, gli vennero offerti doni di tutti i tipi: pranzi gratis per tutta la vita, caffè ad ogni ora e tanto altro… Il 23enne rifiutò qualsiasi omaggio, optando solamente per un mulo e un carretto: strumenti fondamentali per il suo lavoro di portatore d’acqua.

Louis Spyridon non corse mai più. Negli anni cambiò mestiere, finendo a fare l’usciere, cadde in miseria e venne salvato da un simbolico sussidio mensile stanziato dal governo. Comparì alle Olimpiadi del 1936, nei panni di tedoforo: offrì una corona d’alloro a Hitler, portandola direttamente da Olimpia. Morì il 26 marzo 1940, a 67 anni.

Per i greci e per l’atletica la sua figura resta ancora oggi intramontabile: l’uomo che fu il primo Filippide moderno, il primo maratoneta d’oro, il primo grande campione olimpico.

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