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Sopra il ferro, Bob Kurland

La storia del primo grande schiacciatore, la storia dell’uomo che cambiò il basket

Pat Connaughton, Aaron Gordon, Dwight Howard, Derrick Jones Jr. Sono questi i 4 pretendenti al trono di miglior schiacciatore NBA. Si sfideranno nello Slam Dunk Contest di sabato notte: evento che, all’interno della kermesse dell’All Star Weekend, resta forse il più atteso.

Se nel basket di oggi, popolato da corpi straripanti e iperatletici, la schiacciata ha quasi raggiunto lo status di gesto di routine, c’è stato un tempo in cui lo stesso tipo di azione non esisteva, non era contemplato: un tempo in cui la pallacanestro era vissuta solamente ad altezza d’uomo. Dei coraggiosi pionieri cambiarono tutto, sovvertendo il bon ton a spicchi ed evolvendo i precetti di James Naismith. Il più famoso tra questi era chiamato ‘Foothills’, ‘Collina’, all’anagrafe Bob Kurland: semplicemente il primo grande schiacciatore della storia.

Nato a Saint Louis, Missouri, nel 1924, Kurkland è un ragazzone bianco che raggiunge rapidamente i 2 metri e 10. In campo si accorge presto di due cose: la prima, che le sue braccia gli permettono di fermare qualsiasi tiro avversario, la seconda, che gli è possibile saltare e lanciare il pallone verso il basso, direttamente all’interno del cesto.

Ad Oklahoma A&M affina questi concetti, rendendoli letali. Nella metà campo difensiva Kurkland si piazza immobile sotto canestro, attende il tiro degli avversari e spazza via o raccoglie la palla appena prima di vederla entrare nella retina. Arriva a stoppare fino a 17 tiri a partita. Goaltending? Interferenza? No. Fino al 1945 il nobile regolamento della pallacanestro non prevede una sanzione per questo tipo di gesto. Il divieto viene inserito proprio davanti alle barriere erette dal centro di Saint Louis e da qualche suo emulatore.

Ciò che non viene vietato inizialmente, invece, è il diretto inserimento del pallone nel canestro. La prima schiacciata attestata di Kurkland arriva in un Temple- Oklahoma A&M finito 46-44. È il 1944, a distanza di anni ‘Foothills’ ha ricordato così quello storico momento: “La palla si trovava appena sotto il canestro. L’ho alzata e l’ho messa dentro. Credo sia iniziato tutto lì. È stato un incidente, non era qualcosa d’intenzionale o di pianificato. È stata solo una giocata spontanea”.

Il basket cambia in quell’istante. Da sport ancorato a terra, inizia la rapidissima maturazione in arte tendente al cielo. Kurkland, resosi conto del grande dono ricevuto in dote da madre natura, diventa uno schiacciatore seriale e spalanca le porte ai vari ‘big men’ che popoleranno le aree pitturate tra gli anni ’50 e ’60: George Mikan su tutti.

Altri due personaggi, però, popolano questa storia d’innovazione e cambiamento. Sono Jack Inglis e Joe Fortenberry. Inglis, newyorkese nato nel 1887, pare sia stato il primo in assoluto a provare una schiacciata, per farlo decise di usare uno stratagemma molto originale. Nei primi del ‘900, difatti, molti campi erano recintati da strutture in ferro, in un testo scritto da Bill Gutman si legge che “Inglis balzò in piedi accanto al canestro, afferrò la gabbia e si arrampicò. Mentre i difensori lo guardavano impotenti, un compagno di squadra gli passò la palla. Inglis la afferrò mentre era appeso alla gabbia con una mano e la lasciò cadere”. Un racconto di pura epica cestistica.

A Fortenberry, invece, andrebbe riconosciuta la prima schiacciata della storia, avvenuta pochi anni prima del grande balzo in avanti di Bob Kurland. Pare che, durante un allenamento precedente alle Olimpiadi del ’36, Fortenberry abbia stupito tutto il team USA con un qualcosa di mai visto prima. Scrisse il New York Times all’epoca: “Ha allungato la mano e ha lanciato la palla verso il basso, nel canestro, proprio come un cliente di una caffetteria che intinge (dunking) un dolce nel caffè”.

Da olimpionico a olimpionico, da campione a campione. Fortenberry e Kurland si dividono dunque meriti e medaglie: il primo vinse l’oro proprio nell’edizione berlinese della rassegna a cinque cerchi, il secondo lo superò con un doppio oro a Londra ’48 e Helsinki ’52. In occasione di queste due Olimpiadi post-belliche, le ripetute schiacciate di Kurland portarono a rabbia, reclami e proteste da parte delle altre rappresentative nazionali.

Se anche questo sabato potremo ammirare dei superumani volanti, lo dobbiamo, dunque, ai vari Inglis, Fortenberry e Kurland. Lo dobbiamo a uomini che, istintivamente, hanno provato a guardare il canestro dall’alto, cambiando per sempre la storia della pallacanestro.

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