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Sognare, finalmente. La favola di Tyrone Mings

15 anni fa era senza casa, 7 anni fa spillava birre, lunedì ha esordito da titolare con la Nazionale inglese

Gianmarco Pacione

14 ottobre 2019

Strano luogo il mondo. Chissà quante volte avrà pensato a questo il piccolo Tyrone: un bambino timido dalle leve lunghe, costretto per un intero anno, durante la scuola elementare, a vivere stipato all’interno d’un centro di accoglienza per senzatetto. Strano luogo, sì. Pochi giorni prima sei in una classica, anonima villetta a schiera di Bath, poi tua madre e il suo fidanzato iniziano ad alzare i toni, senti il sinistro rumore di piatti rotti, lo scroscio delle lacrime e la mattina ti svegli, senza capire bene il perché, in un grande palazzo stracolmo di gente. Un pianeta con regole proprie, popolato da personaggi originali, a volte scanzonati, a volte pericolosi e dagli occhi opachi.

“Era orribile, bagni e docce comuni, gente non proprio simpatica… Siamo stati lì un anno. Non è stata una bella esperienza”

Tyrone, sua madre e le due sorelle. Un microcosmo familiare riunito negli inferi di una convivenza forzata al fianco di tanti, troppi sconosciuti. Mings soffre in silenzio, esce la mattina con zaino e borsone, lasciandosi alle spalle il cupo dormitorio con la sola speranza di calpestare il prato verde. Nel 2001, a 8 anni, entra nella Academy del Southampton. Nel 2008, a 15 anni, la dura selezione darwiniana nel settore giovanile Saints lo fa allontanare dal progetto.

Blackout, di nuovo. Durante l’adolescenza la situazione familiare si normalizza, fortunatamente un tetto vero prende forma sopra le teste di mamma Dawn e figli. Non basta, però. Abbandonare i sogni di grande calcio, ritrovandosi relegato in leghe minori tra fango e tacchetti di ferro, diventa avvilente per il ragazzo di Bath.

A Yate Town Mings calca il campo del Lodge Road, impianto da 236 posti a sedere. È appena maggiorenne, è fisicamente strapotente, è frustrato: vive la stagione in bilico tra nevrosi e insofferenza. Tyrone al triplice fischio dell’ultima gara pensa di smettere, per giorni crede di essere a pochi millimetri dall’addio definitivo al pallone. Il Chippenham Town però lo lusinga e il difensore si lascia convincere: l’accordo è di 45 sterline di rimborso a settimana.

Citroen Saxo, ruote bianco-verdi e freno a mano difettoso. Gli abitanti del piccolo nucleo abitativo del Wilshire si abituano a vedere quel giovane gigante ambrato intento a sgommare: è sempre diretto dall’Hardenuish Park, piccolo stadio locale, al White Hart, pub di punta e centro nevralgico della vita sociale cittadina. Tyrone Mings spilla birre dietro al bancone: fa il barista, lo fa per arrotondare il minimo stipendio percepito per giocare nel weekend.

Trascorre una stagione e gli occhi di Russell Osman, osservatore dell’Ipswich Town, si soffermano sulla quercia della retroguardia Chippenham. Mings supera il provino con i Tractor Boys: il sogno può veramente iniziare. Nei tre anni di Championship Tyrone ha un rendimento costante, la sua mente continua ad assorbire input tecnici, il suo corpo continua lo sviluppo muscolare. Diventa rapidamente un prospetto da Premier League.

A Ipswich vive stagioni fantastiche, insperate. Il luna park del calcio professionistico non cambia la sua etica, la sua personalità: Tyrone non dimentica mai il suo passato, trascorre il Natale consegnando pasti ai meno abbienti, regala maglie, biglietti e sorrisi ai bambini in difficili condizioni familiari.

30 agosto 2015. Mings a 22 anni esordisce nella terra promessa della massima divisione inglese, lo fa in maglia Bournemouth contro il Leicester. Il finale di una storia magica prende forma sotto abbaglianti riflettori, davanti a decine di telecamere e ad un Inghilterra travolta emotivamente da una toccante favola. Qualcosa, però, va storto. Pochi minuti e il ragazzone si accascia al suolo: tutto attorno si spengono le luci. Mings all’esordio in Premier League si rompe completamente i legamenti crociati del ginocchio.

“Volevo mollare tutto, mi sono chiuso in me stesso e non volevo parlare con nessuno”

Di nuovo il lato oscuro della medaglia, la negatività che prende il sopravvento. Poi la palestra, il lavoro duro, la condizione mentale ristabilita: Mings torna a giocare ad un anno di distanza determinato, affamato, pronto a sfidare, ancora una volta, il fato. Incanta il grande pubblico dal primo minuto: lascia a bocca aperta con la sua straripante presenza fisica, con il dominio aereo, con le spalle infinite e marmoree, con le scivolate lunghe ed estetiche.

Dal 2016 ad oggi Tyrone non si è mai fermato, lasciando Bournemouth per il Villa Park e la Claret & Blue Army. Lunedì sera a Sofia ha esordito con la sua Nazionale, schierato titolare da Southgate: cosa impensabile per un ragazzo che solo sette anni fa prendeva ordinazioni in un piccolo pub di Chippenham. È proprio vero, strano luogo il mondo. Ora che finalmente può farlo, è giusto che Tyrone Mings se lo goda.

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