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SkatePal, lo skateboard come aiuto sociale

L’organizzazione no-profit che in Palestina ha trasformato la tavola in mezzo d’incontro e sollievo

In un momento così drammatico e turbolento per il popolo palestinese, siamo entrati in contatto con SkatePal, un’organizzazione no-profit profondamente impegnata nel sostenere la comunità attraverso lo sport.

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Keisha Finai 2019, Lara / Keisha Finai 2019, Ahmad

Dal 2013 ad oggi i progetti realizzati da SkatePal hanno raggiunto centinaia di giovani in tutta la Cisgiordania e hanno ottenuto l’appoggio di sostenitori di tutto il mondo. L’obiettivo primario di quest’organizzazione è migliorare la vita dei giovani abitanti di questi territori critici, promuovendo i benefici fisici, psicologici e pedagogici di cui lo skateboard si fa veicolo.

SkatePal lavora con realtà sociali pesantemente colpite dal conflitto in corso. Oltre la metà della popolazione palestinese presente nei territori occupati ha meno di 21 anni. Per molti di questi giovani le possibilità di accesso a strutture culturali, educative e sportive sono fortemente limitate.

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Keisha Finai 2019, Asira

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Keisha Finai 2019, Ramallah

In questo contesto lo skateboard ha il potenziale per dissolvere le barriere tra classi, razze, età e sesso. A spiegarcelo è Charlie Davis, fondatore di SkatePal.

Che tipo di esperienze personali ti hanno portato a fondare questo progetto? Come e perché hai deciso di utilizzare lo skate con i giovani palestinesi?

“Facevo volontariato come insegnante d’inglese in Palestina e avevo portato con me il mio skate. Dopo ogni lezione giravo per la città in cui mi trovavo all’epoca, Jenin, e avevo sempre attorno a me sciami di ragazzini che volevano provare la tavola. Alla fine sono stato ben poco da solo… Il potenziale dello skateboard è stato evidente da subito, sin dal mio primo soggiorno palestinese. Dopo essere rientrato in Gran Bretagna mi sono laureato in lingua araba e ho cominciato una serie di viaggi in Palestina, dando vita al primo camp nel 2013”

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Charlie Davis, SkatePal

Cos’ha significato essere un volontario in Palestina e raggiungere i territori del West Bank? Il vostro impegno ha causato reazioni negative?

“Annualmente abbiamo circa una sessantina di volontari internazionali che si presentano per delle session organizzate in varie location del West Bank. Diamo loro un alloggio e il principale obiettivo diventa immediatamente quello di affiancare skater locali. Sì, abbiamo trovato degli ostacoli, per esempio nel far arrivare l’attrezzatura. Lo skateboard qui è stato accolto con enorme entusiasmo da giovani e non solo. Al contrario di altri Paesi ci sono poche restrizioni e si può andare ovunque: la gente preferisce guardare gli skater, piuttosto che cacciarli da un luogo”

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Keisha Finai 2019, Malak and ollie

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Keisha Finai 2019, Sereen

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Emil Agerskov

Lo skate è da sempre legato ai concetti di cultura urbana, di community, lifestyle. Cosa significa per te la tavola e cosa può significare per le nuove generazioni palestinesi?

“Penso che la cifra culturale attorno allo skate vari da un luogo all’altro. Per me l’elemento chiave della tavola sta nell’aiuto fornito per conoscere nuove persone, per metterle in contatto tra loro. Trovo che queste dinamiche abbiano maggiore rilevanza rispetto al lato musicale, fashion e di lifestyle. Ovviamente l’aspetto di controcultura legato allo skate continua ad essere presente, ed è anche il motivo per cui tanti giovani si avvicinano alla tavola, ma l’evoluzione di questa pratica e il suo diventare più mainstream credo abbiano portato anche ad una nuova dimensione del concetto di skater. Quando parli ai giovani palestinesi di questo sport e chiedi loro cosa ne pensino, inevitabilmente ti sentirai rispondere “È divertimento!”, una risposta che immagino sia trasversale a livello globale. Ci sono meno opportunità per i giovani palestinesi rispetto a tanti loro coetanei, specialmente per coloro che vivono nei villaggi più piccoli. Creare degli skatepark è un modo meraviglioso per permettere la contaminazione e la conoscenza reciproca tra skater internazionali e locali: un connubio da cui tutti possono trarre degli insegnamenti”

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John Barker 2019, Diana

Siete stati supportati da skater di alto livello e da ragazzi israeliani?

“Abbiamo ricevuto molto supporto da persone impegnate nei più svariati ambiti. Per esempio Rick McCrank è venuto a girare un episodio della serie ‘Post Radical’ di Viceland. Alcuni skater professionisti hanno fatto i volontari per il nostro progetto, i nostri ambasciatori principali sono Chris Jones e Ryan Lay. E sì, ci sono anche skater israeliani che, osservando la crescita della scena palestinese, non hanno fatto mancare il loro supporto”

Il Covid quanto ha inciso sui vostri progetti?

Purtroppo dal marzo dello scorso anno siamo obbligati ad una lunga pausa. È frustrante, con il nostro manager locale Aram, però, ci stiamo concenctrando su una ripartenza rapida e incisiva. I ragazzi stanno comunque andando in skate e la scena è ancora attivissima, ma non vediamo l’ora che le cose tornino alla normalità per ricominciare!

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Keisha Finai 2019, Ramallah ramp

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Keisha Finai 2019

Acquistando i prodotti SkatePal puoi sostenere direttamente questo progetto. SAHTEN – The SkatePal Cookbook – è, per esempio, uno dei nuovi prodotti acquistabili. SAHTEN dipinge un quadro della scena skate palestinese: un libro dal format originale, popolato da fotografie raccolte lungo gli anni dai volontari di SkatePal.

Credits

SkatePal
skatepal.co.uk
IG @skate_pal

Keisha Finai
@keishafinai

Emil Agerskov
@ikenskid_fotograf

John Barker

 

Intervista di Gianmarco Pacione

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