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Si può odiare il VAR?

In un calcio che guarda al futuro c’è chi preferisce il passato. È un reato?

Gianmarco Pacione

20 settembre 2019

Si può odiare il VAR? Lo domando per noi che, sotto sotto, a questa diavoleria contemporanea proprio non riusciamo ad abituarci. È lecito detestare un’innovazione che ha snaturato radicalmente, senza chiedere il permesso, la nostra funzione religiosa?

Pare di no. Pare che tutto stia andando per il verso giusto, o almeno, questo è il pensiero che ci vogliono imporre. Prendete e mangiatene tutti, senza discuterne però.

Non indignatevi se a Mertens viene concesso quel rigore a Firenze, se Fabbri si trova spaesato in campo a Genova e per un problema di connessione non riesce più a fischiare. Non meravigliatevi se Ter Stegen para il rigore a Reus partendo mezzo metro davanti alla linea di porta senza essere richiamato, se Callejon si vede indicare il dischetto dopo aver trascinato la gamba contro il Liverpool e, a distanza di minuti, la decisione non cambia.

Questo ora è il vostro calcio. Un calcio migliorato, un calcio scientifico, un calcio robotico e sotto controllo. Un calcio diverso, un calcio noioso.

Un calcio dove le partite si sono magicamente trasformate in copioni lenti e frazionati, dove ogni gol viene scandagliato minuziosamente alla ricerca di non si sa cosa, dove ogni emozione è irrimediabilmente frenata.

Evitate però di parlarne male in prima persona: fareste la figura degli appestati, verreste emarginati seduta stante senza possibilità d’appello o d’argomentazione.

Se malauguratamente vorrete provarci vi faranno passare per idioti, è giusto che lo sappiate. Sarete i classici mammut da calcio in bianco e nero, quelli che avevano le sciarpe in lana pesante e gridavano “gol” una volta sola. Vi allontaneranno sbeffeggiandovi per il pensiero anacronistico e inutile. Vi diranno di lasciar perdere quelle stupide elucubrazioni perché, in fondo, il vostro calcio è finito già da un pezzo.

Noi siamo il futuro, voi siete il passato. Così vi grideranno attendendo per dieci minuti la conferma di un gol. Noi siamo il nuovo che avanza, voi i relitti da cancellare. Così sentenzieranno davanti all’inutile galoppo di guardalinee con la bandierina eternamente bassa.

Sappiate però che non siete e non sarete soli. La resistenza c’è e respira, anche se a fatica. Una resistenza radicale, una resistenza scocciata e avvilita dall’arroganza di chi si vanta di essere responsabile di tutto questo. Gruppi armati d’ideali passatisti e romantici, bande di respinti costretti a vivacchiare senza speranza nel sottosuolo d’un calcio dorato, d’un mondo sfigurato ipernutrito da pay tv e servilismo mediatico.

Le future generazioni devono saperlo che a qualcuno piaceva esultare senza timore, che per qualcuno l’errore arbitrale era parte integrante e tragicomica del teatro del football, che a qualcuno soddisfaceva la perversa sensazione di una partita diretta dal campo e non da sale ovattate stracolme di televisori.

Loro, i moderni, esalteranno l’annullamento della discrezionalità, innalzeranno il concetto d’imparzialità: è tutto oggettivo, è tutto razionale, la malafede è solo un cattivo ricordo. Non credetegli, rispondete serenamente che di discrezionale in questo VAR c’è tutto: che ingigantire certi contatti visti al rallenty è da galera, che snobbarne altri senza alcuna motivazione chiara è aberrante.

Diffidate di chi è rinchiuso in una silenziosa torre d’avorio, della voce fuori campo, dell’implacabile ed invisibile deus ex machina dall’auricolare iperattivo. I favoritismi ci saranno, saranno silenziosi e subdoli: decisioni d’importanza capitale saranno prese a cavallo di una sedia da ufficio, influenzate non dai tifosi o dal campo ma da figure in giacca e cravatta presenti all’esterno della VAR room.

Quando leggerete polemiche sull’utilizzo eccessivo o mancato di questo nostradamus distopico limitatevi a sorridere, tornate con la mente a quando quegli stessi articoli li trovavate scritti ai danni di arbitri reali, in carne ed ossa. Date un buffetto agli ultras del gesto rettangolare, fate l’occhiolino a chi, anche davanti all’evidenza, proverà a contestarvi.

Spiegategli gentilmente che il Calcio è un’altra cosa e lo sarà per sempre.

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