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Scarlett Mew Jensen: sei tu contro il tuo potenziale

Un viaggio nelle sensazioni e nei pensieri della ventenne tuffatrice olimpionica

Le fotografie di Paul Calver e le parole raccolte da Andy Waterman ci portano dentro l’universo aereo e acquatico della tuffatrice olimpionica britannica Scarlett Mew Jensen, fresca della sua prima partecipazione a cinque cerchi in quel di Tokyo. Buona lettura.

Icon Collection Juventus

Ho iniziato facendo ginnastica e danza. Un sacco di sport. Poi alcuni allenatori sono venuti nella mia scuola elementare, cercando persone che potessero essere predisposte per i tuffi. Sono stata invitata a fare un provino a Crystal Palace, nella zona sud di Londra, dove mi hanno fatto testare l’acqua. Dopo alcuni allenamenti, mi hanno fatto capire che avevo del talento.

Ho amato tuffarmi fin dall’inizio. Ero molto giovane e si trattava di lanciarsi in una piscina… In fondo era così eccitante. Avevo fatto ginnastica prima, ovviamente i tuffi hanno molto in comune con questa disciplina, ma è decisamente più facile lanciarsi in acqua. Da subito mi hanno detto che il mio modo di tuffarmi era fluido e, contemporaneamente, potente. Avevo la sensazione che fosse qualcosa di raro per una giovane atleta.

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I tuffi hanno qualcosa di diverso, è innegabile… Quando dici che fai la tuffatrice, la gente immediatamente si agita e si lascia scappare frasi tipo: “Oh, che figata”. Ho sicuramente avuto i miei alti e bassi, soprattutto durante il periodo adolescenziale. Voglio davvero trascorrere tutte queste ore sul trampolino? Voglio davvero rinunciare a tutte queste feste per allenarmi? In quei momenti di riflessione bisogna avere una spinta interiore per mettere da parte i dubbi e convincersi che tutto l’allenamento e tutto il lavoro sono in realtà propedeutici a qualcosa di più grande, al coronamento di un sogno… E questo regala un grado d’eccitazione ben diverso.

Cosa si prova durante un tuffo perfetto? È indescrivibile. Si ha la senszione di volare. Quando tutto si combina alla perfezione ogni movimento sembra così facile, sembra non richiedere il minimo sforzo.

A dire il vero credo di aver provato questa sensazione proprio alle Olimpiadi: nessuno dei miei tuffi è stato impeccabile per esecuzione, ma ogni volta che lasciavo la tavola sentivo questa enorme quantità di adrenalina che mi pervadeva, era tutto perfetto. Quando tutto combacia è come se il tuo corpo avesse il pilota automatico. Non sembra nemmeno più una competizione, tutto procede al rallentatore.

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Quando pensi a quello che stai facendo in allenamento e al perché lo stai facendo, tutto si trasforma in memoria muscolare. Si tratta di allenare il sistema nervoso in modo che tutte le diverse componenti del corpo si possano attivare nel modo desiderato. Il mio allenatore ha sempre detto che il corpo si forza a scegliere il percorso più facile e, proprio per questo, per fare un cambiamento bisogna imporsi di prendere la strada più lunga possibile e rompere la catena dell’abitudine. A questo servono le ripetizioni, l’allenamento ogni giorno, il portare lo sport a casa con te: non si tratta unicamente di realizzare un tuffo da 10, si tratta di rendere facile il modo in cui si effettua il tuffo stesso, di eseguirlo perfettamente ogni volta.

Ho passato tre o quattro pre-stagioni insieme al mio attuale allenatore. La pre-stagione è la fase in cui si fanno le cose più semplici per rimettere in moto il corpo e rientrare in ritmo. Queste ‘basi’ occupano la maggior parte del nostro allenamento, anche durante la stagione. Sono tutte quelle piccole cose che rendono un tuffo perfetto e che ti permettono di evolverlo. Si passa attraverso questi step per arrivare all’obiettivo finale. Questi tuffi semplici sono i più importanti, e nella pre-stagione sono circa il 100% dell’allenamento. In stagione, a seconda del giorno, l’equilibrio è 80:20, o 50:50, diviso a seconda delle reazioni del tuo corpo e delle tue prestazioni.

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La palestra probabilmente è più importante della piscina, almeno per me. La potenza è il mio elemento di punta, ma non basta, devo unire ad essa eleganza e precisione. Queste sono cose un po’ più facili da insegnare e apprendere, credo. La potenza è invece più difficile da trovare.

La palestra mi spinge davvero a essere la tuffatrice che sono. Senza la palestra, i miei tuffi in piscina non sarebbero buoni. Ci sono zone specifiche in cui puoi allenare tutte le tue skills semplici, e i trampolini, che hanno una diretta correlazione con i trampolini da piscina. Sostanzialmente ci si tuffa come in piscina, ma in palestra, dove puoi fare più ripetizioni  senza sforzarti di fare un tuffo completo. E poi abbiamo anche un rig, una sorta d’imbracatura: attrezzo fondamentale nel caso in cui si debba imparare un nuovo tuffo o perfezionarne un altro.

Icon Collection Juventus
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Ascolto la musica per tutto il tempo prima di salire sul trampolino. Mi metto delle cuffie enormi ed entro letteralmente nel mio piccolo mondo. Ascolto musica che mi carica. Se faccio un tuffo incredibile, ho invece bisogno di mantenere la calma, di rimanere rilassata, e cambio musica cercando una via di mezzo. Se faccio un tuffo terribile, ho bisogno di caricarmi istantaneamente, quasi d’ipnotizzarmi.

Cerco sempre di non guardare il tabellone. Lo evito. Vedo il mio risultato alla fine della gara e basta. In fondo in questo sport sai di essere solo tu contro il tuo potenziale.

Scarlett Mew Jensen – Team GB Olympic Diver
IG @scarlettmjensen

Photo by Paul Calver
IG @calverphoto
paulcalver.cc

Andy Waterman

Testo di Gianmarco Pacione

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