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Roubaix 1975, lo sgarbo

13 aprile 1975, Parigi-Roubaix. Il Gitano contro l’Orco. Roger De Vlaeminck contro Eddy Merckx. Va in scena uno scontro epico tra i due campioni belgi che danno vita a una delle Roubaix più belle della storia.

È il 13 aprile del 1975, a Parigi sono le sette del mattino di una domenica da lupi. La carovana si appresta a raggiungere Chantilly da dove due ore più tardi prenderà il via la 73ma edizione della Parigi-Roubaix, l’inferno delle pietre.
In gruppo c’è qualcuno che si è alzato all’alba, ha già fatto colazione a riso e bistecca, ed è salito in bici per una sgambata. Non sta bene Eddy Merckx: al Fiandre “l’Orco” si è fagocitato la truppa con la stessa voracità con cui Terence Hill e Bud Spencer s’abbuffano di fagioli, ma gli duole un ginocchio afflitto da una fastidiosa tendinite. In albergo tutti ancora dormono, quando Merckx si sottopone a un massaggio del fido “Gust” e se ne esce in strada a pedalare per una ventina di chilometri. Al rientro, alza il pollice: si può fare. Non sarà certo un ginocchio che cigola a privarlo della caccia al poker sul pavé. “Gust” gli applica un vistoso bendaggio alla gamba sinistra, e così Eddy sale in macchina alla volta di Chantilly. Roger De Vlaeminck ancora non lo sa, e quando giunge alla partenza chiede preoccupato: “Sapete qualcosa di Merckx? Viene?”. Il Gitano (il soprannome glielo hanno affibbiato in riferimento alla mamma venditrice ambulante sulle stradine delle Fiandre), ha già colto due successi al velodromo di Roubaix (1972 e 1974), ed è l’uomo designato a sfidare la legge dell’ “Orco”. I due se le danno di santa ragione in bici, ma si rispettano: il duello sulle pietre è un affare tra di loro.

Fango, pioggia, freddo, sui ciottoli ne esce una corsa durissima ad eliminazione. A tratti la pietraia è un budello così sconnesso, che i corridori pedalano sull’erba fradicia del ciglio, piuttosto che arrischiarsi tra i crateri ricolmi d’acqua piovana. Via questo, via quello, al comando rimangono in quattro, e sono tutti belgi: Merckx, De Vlaeminck, Demeyer e Dierickx. Merckx spinge come un ossesso mettendo alla frusta la compagnia. Il ginocchio regge, ma ad appiedarlo è il tubolare. Cambio di bici, e il campione del mondo si lancia all’inseguimento. Rulla i gamboni sui pedali e ficca la testa giù sul manubrio, la sua azione è uno spettacolo. Alla facciaccia del ginocchio. Il riaggancio al vagone avviene a pochi chilometri dall’abitato di Roubaix. La logica imporrebbe di risparmiarsi un attimo e tirare il fiato, e invece Eddy prova ad andarsene via da solo, com’è nel suo stile. Nessuna indulgenza, nessuna titubanza, lui è questo. Sa che in volata quel furbacchione di De Vlaeminck, oltretutto più fresco, lo può mettere sotto scacco e quindi svignarsela e abbandonare al proprio destino la scomoda compagnia, non gli pare certo un’idea balzana. Baricentro basso, basettoni, occhi luciferini, l’istinto del killer, De Vlaeminck lo marca stretto come un ruvido terzino. Mica è fesso il Gitano.
È fiammingo ma la grana se la guadagna in Italia, dove l’arte della tattica l’apprende da una volpe come Franco Cribiori.
Veste la maglia della Brooklyn, la più pop che la storia del ciclismo ricordi.

Il verdetto è demandato alla volata nel velodromo: surplace, furberie, nessuno vuol star davanti a beccarsi la coltellata.
E così Merckx ci riprova di nuovo lanciando lui stesso lo sprint dalla distanza, spingendo un rapporto marmoreo.
Eddy è in testa, ma alle sue spalle rinviene come una furia De Vlaeminck che lo brucia per una questione di centimetri proprio sulla linea del traguardo. “Io felice come bambino” sono le prime parole del Gitano di Eeklo.
Per Merckx è invece la più atroce delle beffe: svanisce il sogno di centrare il poker a Roubaix, e mastica amaro.
Ci riuscirà invece proprio il Gitano due anni più tardi. Tre Sanremo, un Fiandre, quattro Roubaix, una Liegi e due Lombardia: tra il 1969 e il 1984 Roger De Vlaeminck ha vinto qualcosa come 259 corse, mai tuttavia un mondiale. La sua occasione l’ebbe proprio in quel 1975 sulle strade del Belgio ad Yvoir, ma quando scoprì che i nemici li aveva in casa, il leprotto olandese Hennie Kuiper se l’era già filata via. Di recente Felice Gimondi ci ha detto: “Che corridore De Vlaeminck! Uno straordinario cacciatore di classiche. Quel mondiale in Belgio doveva essere suo. È profondamente ingiusto che un campione del genere non abbia mai vestito la maglia iridata”. In corsa gli agguati si tendono e si subiscono.
È la dura legge del ciclismo. Non scritta, s’intende.

Matteo Fontana
Twitter @teofontana
Instagram @matteofontana1976

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