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Riccardo Bagaini, la velocità non ha limiti

Dal Lago d’Orta alle Paralimpiadi. Intervista al ventenne velocista Azzurro delicato nella corsa, come nella vita

“È un lago che fa di testa sua. Un originale che, invece di mandare le sue acque a sud, come fanno disciplinatamente il lago Maggiore, il lago di Como e il lago di Garda, le manda a nord”. Gianni Rodari raccontava con queste parole il suo lago d’Orta.

Proprio sulle rive di questo dolce specchio d’acqua, incastonato nel cuore del Piemonte, è cresciuto Riccardo Bagaini: un ragazzo che dell’originalità ha fatto la propria normalità, che delle sferzanti correnti lacustri ha fatto la propria velocità.

Riccardo è un atleta paralimpico di appena 20 anni. Sulla pista sfida il tempo, è un quattrocentista dalla corsa delicata, rapida, armoniosa.

Riccardo è nato con il braccio sinistro non completamente formato. Per lui e la sua famiglia questa condizione non è mai stata una difficoltà da affrontare, anzi, semplicemente un dettaglio con cui convivere nella massima naturalezza.

“Nella mia infanzia non ho mai percepito questo ‘problema’, la mia famiglia mi ha sempre permesso di fare tutto. Passavo giornate intere con gli amici a fare il bagno nel lago, non c’erano preoccupazioni di sorta. Verso i 6 anni ho preso maggiore coscienza del mio corpo, ma devo ammettere che non ho mai avuto vere e proprie crisi. Chiaro, da ragazzo puoi sentirti triste se non riesci a fare determinate cose, ma o ti butti giù o ti svegli e vai avanti. In fondo sei fatto così, devi vivere così. Faccio sempre un paragone: se un ragazzo nasce biondo, la sua normalità è essere biondo, ma non è la normalità di tutti… Beh, lo stesso vale per me”

Riccardo Bagaini

E la normalità di un adolescente, soprattutto da un punto di vista sociale, passa inevitabilmente per un crocevia fondamentale: l’incontro con la sfera sportiva. Un approccio che per Riccardo, come per tanti altri giovani italiani, è arrivato grazie al pallone.

“In paese eravamo cinque coetanei e giocavamo sempre a calcio. Rapidamente ci siamo allargati, unendoci ad una squadra che disputava un campionato giovanile. Grazie al pallone ho scoperto cosa si provi nel condividere delle esperienze con un gruppo, cosa significhi lo spogliatoio e quanta felicità ti possa regalare un’attività sportiva. Poi alle superiori ho cambiato scuola e sono andato in una città più grande, Borgomanero, lì mi sono avvicinato alla corsa quasi per caso”

Riccardo Bagaini

Negli anni liceali Riccardo viene introdotto all’atletica: è un’illuminazione del professore di educazione fisica, folgorato dalla sua facilità di corsa, a cambiargli per sempre la vita. La velocità diventa per Riccardo la nuova grande passione, l’ennesimo modo per rifuggire il più grande pericolo legato alla disabilità giovanile: l’abbandono del contesto esterno, la mancanza di motivazioni reali, di sfide da superare.

“Il professore mi ha semplicemente proposto di partecipare alle gare nazionali di corsa campestre per ragazzi con disabilità, ho accettato e ci sono andato per due anni di fila. In quelle manifestazioni ho fatto un ulteriore passo avanti, realizzando ancora di più che quasi nulla mi fosse realmente precluso. Io penso che la vera disabilità stia nell’iperprotezione dei giovani disabili, nell’obbligarli a vivere sotto una campana di vetro, impedendogli di aprirsi a quello che viene ritenuto il ‘pericoloso’ mondo esterno. Agendo così il rischio che si corre è molto più grande: quello di creare in loro una condizione mentale impenetrabile, un approccio totalmente negativo alla novità, al confronto… E da tutto questo, poi, diventa difficile evadere. Se non avessi fatto quegli eventi di corsa campestre, per esempio, io non sarei entrato in contatto con Angelo Petrulli, presidente del GSH Sempione: l’associazione sportiva a cui mi sono immediatamente legato e che mi ha permesso di arrivare dove sono oggi”

Riccardo Bagaini

Dai prati verdi alle piste, dal fischio d’inizio allo sparo, la transizione sportiva di Riccardo è subito naturale, come la sua falcata. Gambe, quelle della freccia del lago d’Orta, che sembrano fatte su misura per le brevi distanze, più che per il mezzofondo.

“In tanti trovano il mio stile di corsa delicato, poco pesante. Arrivano addirittura a chiedermi se faccia effettivamente fatica… Ne faccio, e anche molta. Cerco però di seguire sempre i consigli che gli allenatori hanno disseminato lungo gli anni: contrarre meno muscoli possibili, concentrarmi sulla tecnica e, da un punto di vista psicologico, essere consapevole che quando si pensa di andare piano, in realtà, si sta andando forte… E viceversa. Sono nato come mezzofondista, ma negli anni mi sono sempre più spostato verso i 100, 200 e 400 metri. Oggi mi sto concentrando maggiormente su quest’ultima specialità. L’atletica mi ha regalato qualcosa di nuovo, la bellezza nel sentire il vento contro, la sensazione di libertà, la consapevolezza di dipendere solo da te stesso nella ricerca di un risultato”

Risultati che per Riccardo iniziano a susseguirsi appena calpestato il tartan. Fortuna e destino flirtano immediatamente sotto le sue scarpette, portando un giovanissimo Bagaini a togliersi soddisfazioni difficili anche solo da pronosticare.

“A 16 anni mi sono trovato a correre davanti agli oltre 25mila spettatori dell’Olympic Stadium di Londra. A quei Mondiali assoluti non dovevo neanche esserci, avevo in programma la rassegna giovanile delle settimane successive. Invece, dal nulla, è arrivata la convocazione e la possibilità di correre in quella cornice mozzafiato. Un’altra emozione indescrivibile l’ho provata agli Europei di Berlino nel 2018, quando sui 200 metri ho conquistato la medaglia di bronzo. Arrivavo da una gara sui 100 corsa in modo pessimo il giorno precedente. Al traguardo ho contato chi fosse davanti a me e non ho realizzato nell’immediato di essere sul podio, ho voluto attendere l’ufficialità del tabellone prima di lasciarmi andare ai festeggiamenti”

Riccardo Bagaini
Riccardo Bagaini

Successi sportivi che per una fetta di vita non sono coincisi, però, con il rendimento scolastico. Una débâcle passeggera, quella affrontata sui banchi liceali dall’adolescente Riccardo. Un periodo di passaggio, di assestamento, che ha permesso al velocista paralimpico di comprendere il reale valore dell’istruzione, dell’obiettivo da inseguire non solamente in pista, ma anche tra i libri.

“Il mio ultimo anno al Liceo Classico è stato un mezzo disastro. Non riuscivo a portare avanti studio e sport contemporaneamente e ho rischiato di essere bocciato. In quei mesi non avevo la testa giusta e quella mia condizione si rispecchiava inevitabilmente anche nei miei risultati sportivi. Non mi perdonerò mai quel momentaneo scivolone, ma sono fiero di essermi ripreso, di aver portato a termine i miei studi liceali e di essermi iscritto all’Università. Alla LUISS ho scelto Economia, spinto dal fatto che i miei genitori sono entrambi commercialisti. Qui a Roma ho trovato l’ambiente perfetto, un contesto che mi ha letteralmente salvato, permettendomi, con i dovuti sacrifici, di portare avanti entrambe le carriere”

Una commistione d’intenti, quella del ventenne piemontese, che oggi lo vede porre di fianco all’obiettivo sportivo quello accademico. Due pesi, due misure uguali e stabili: punti focali di una giovane vita decisamente pronta al futuro.

“Ora i miei obiettivi sono due: strappare la qualificazione per Tokyo e rimanere in corso. Risultati in pista ed esami, ormai, vanno di pari passo. Questo nuovo equilibrio personale mi ha donato maggiore consapevolezza, maggiore convinzione”

È un talento che fa di testa sua, Riccardo Bagaini, proprio come quel Lago d’Orta tratteggiato dall’illustre conterraneo Rodari. È un talento originale, che delle sferzanti correnti lacustri ha fatto la propria velocità, che delle onde piemontesi ha fatto il proprio passo leggero e armonioso, che della positività familiare ha fatto la propria volontà di riuscire.

È un talento delicato, un talento da seguire.

Articolo di Gianmarco Pacione

Credits

PH @riseup runner world
PH Angelo Lanza, AF Magazine

Thanks to DAO Sport

4 novembre 2020

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