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Renè Houseman: villero por siempre

Matteo Fontana

26 agosto 2019

Imprevedibile sul campo e nella vita, “El loco” è stato uno dei calciatori più fantasiosi e indisciplinati che hanno reso grande l’Argentina. Le origini di “villero” hanno accompagnato Renè Houseman in tutta la sua carriera e non gli hanno evitato una fine tragica

Puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto dal ragazzo. La frase non l’ha pronunciata un personaggio di un film di Quentin Tarantino, ma Zlatan Ibrahimovic, parlando, ça va sans dire, di se stesso. Prima di lui, prima di Rosengard e Malmo, però, in tanti sono venuti fuori dalla giungla d’asfalto di terre maledette. Renè Houseman è stato tra i più geniali e disperati villeros del calcio argentino: cresciuto a Bajo Belgrano, nel disagio della periferia di Buenos Aires, nel barrio è cresciuto assorbendone tutto il bene e ogni male. L’arte di inventare, che non è soltanto il tirare a campare, bensì il bisogno endemico di quel tocco di genio che ti porta fuori dai guai: nessuna ala è stata come Houseman, in Argentina. Il suo modo di giocare era larger than life. Lo chiamarono presto Loco, un appellativo tanto adatto quanto usurato. In realtà, è stato un altro Garrincha, con lo stesso demonio a inseguirlo, anche quello un lascito del legame con Bajo Belgrano: la bottiglia. L’alcolismo ha accorciato l’esistenza di Houseman, morto per un tumore, rimasto in povertà, ucciso dalle stesse radici che non avrebbe mai potuto recidere.

La squadra in cui si riconosceva era l’Huracan che vinse il Metropolitano del 1973, in cui Houseman spiccava a occhio nudo: capelli lunghi, non rasato, vestito come uno stracciaiolo. Come dire: “Yo soy villero. Sin verguenza”. Il segno dei quattro era una linea disegnata da César Luis Menotti, el Flaco, che darà all’Argentina il Mondiale del 1978.

La festa di un popolo, ma anche l’odiosa appropriazione di un sogno da parte di un regime assassino, la triade degli aguzzini, Videla, Massera e Agosti. L’Huracan erano Miguel Brindisi e Carlos Babington, le mezze ali. A sinistra, Omar Larrosa. A destra, René Houseman, el Loco per cui la vita era un dribbling e un tunnel e che, quando Menotti gli disse che doveva prendere il gioco sul serio, gli rispose che lo faceva soltanto a Bajo Belgrano, dove vincere significa guadagnare 10 pesos e perdere tornare a casa senza vestiti. Villero por siempre.

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