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L’onda più bella

Il coraggio è l’ingrediente segreto per la felicità.
Questa è la ricetta di Valentina Vitale, cinque volte campionessa italiana di surf, che ha fatto delle onde la sua vita. Una passione immensa quella per il mare, che presto condividerà con qualcuno di speciale.

Sembra che tutto il mondo sia racchiuso in quel cristallo di sale che rimane inchiodato sul tuo polso. Lo guardi e non lo tocchi. Cerchi un odore che non esiste, immagini il sapore che ben conosci. Un cristallo piccolissimo, il regalo lasciato da una goccia di mare asciugata al sole. È il riassunto di una giornata, di una vita, di una passione. Lo guardi sulla distesa della tua pelle abbronzata e ti ricorda il tuo stato solitario quando ti trovi da solo in mezzo al grande blu, a cavallo della tua tavola. Il surf e la vita, la vita che prende spazio e il surf che riprenderà vita. Al momento opportuno. 

«È la mia più grande passione, la cosa che mi rende più libera in assoluto. Ma adesso ho altre cose a cui pensare, non sono ferma per un infortunio ma lo sono per una cosa bella». Lei si chiama Valentina Vitale ed è stata cinque volte campionessa italiana di surf. La cosa bella si chiama Ginevra ed è il motivo per cui Valentina ha messo da parte la tavola per qualche tempo. Fra pochi giorni Valentina e Ginevra si potranno finalmente toccare anche se portare un figlio dentro di sé vuol dire aver già stabilito un contatto tra anime. Ginevra troverà un mondo particolare ad attenderla, fatto di onde ma anche di rebus irrisolti. «La porterò subito al mare insegnandole il rispetto per la natura. Per me è questo è un aspetto della vita molto importante. Dovrà fare quello le piace, chiaro, ma il rispetto per il mare dovrà rimanere sempre». Valentina ha una scuola di surf a Ostia, è una maestra con idee molto chiare. Anche fuori dall’acqua. «Per lei vorrei una vita sana e con dei valori come il rispetto per gli altri e l’onestà. Valori che sono anche i nostri. Vorrei spiegarle quanto sia importante seguire sempre i propri sogni e i propri obiettivi». Lei lo ha fatto e per farlo ha dovuto tirare fuori un ingrediente magico. «Il coraggio, sicuramente. Tante persone per paura di fallire si danno delle giustificazioni. Invece ci sono degli ostacoli che sono superabili, basta avere il coraggio di fare delle scelte».

Buzzy Trent, pioniere californiano della tavola, diceva che il surf è come una bella donna, eccitante da guardare ed elettrizzante da cavalcare. Considerazione un filo sessista…non è che questo surf sconti un eccesso di machismo alla Point Break? «Non credo proprio. Non c’è differenza tra i due sessi ma c’è differenza tra diverse tendenze all’apprendimento. Ci sono persone più portate e altre meno. Alla fine per vincere una gara bisogna selezionare le migliori onde e impressionare la giuria con le manovre migliori». Semplice. Specie detto da chi allena la nazionale italiana di surf in vista delle Olimpiadi 2020. Una vetrina, quella a cinque cerchi, che si spera possa dare notorietà a uno sport ancora poco considerato. In Italia. «Purtroppo non c’è tanto la cultura del mare da noi. È visto come uno sport estivo. Dovremmo riuscire a entrare nelle scuole ma non è facile. Sicuramente può diventare più grande di quello che è. Dobbiamo arrivare a grandi numeri in federazione per avere regole a nostro favore nelle spiagge dove ci dobbiamo confrontare con i bagnanti». Sì, perché i surfisti non sempre vengono accolti a braccia aperte. «Ci sono posti, come in Toscana, dove hanno messo il divieto di surfare. Noi, per fortuna, conviviamo civilmente con chi vuole farsi un semplice bagno a Ostia». Sembra un controsenso che il Paese bagnato per tre lati bagnato dall’acqua sia privo di passione per il mare. «E abbiamo anche un clima favorevole…in Norvegia vanno anche a dicembre! Da noi questa cultura non viene incentivata, ci sono tante spiagge private. E poi le persone difficilmente portano un figlio a dicembre…hanno paura che si ammali. E magari i ragazzini si ammalano al centro commerciale! Vivere il mare tutto l’anno fa bene alla salute, bisognerebbe veicolarlo meglio a livello comunicativo».

Intanto Valentina tiene duro ed esprime due sogni. «Spero tanto che a Ginevra piaccia il mare. E spero, poi, che la mia scuola includa sempre più persone magari ottenendo un appoggio da quelle istituzioni che vedono come bene lavoriamo anche con i ragazzi meno fortunati». Due sogni che fanno il paio con quello già realizzato. «Si può vivere di surf? Ni…dipende. Noi abbiamo costruito una scuola in tanti anni di lavoro ma è difficile andare avanti. Anche perché le onde non ci sono. Almeno in Italia, ci vuole tanto sacrificio per andare in mare d’inverno». Ma il sacrificio più grande rimane quello di non entrare in acqua con la tavola. Un sacrificio che si può fare quando l’onda da aspettare si chiama Ginevra.

Foto: Rise Up Duo
Testo: Francesco Costantino Ciampa

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