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Pedalare per aiutare, Davide Martinelli

Dalle classiche al trasporto di medicinali per la sua comunità. Intervista al ciclista-volontario dell’Astana

Davide Martinelli va di fretta. Non stiamo parlando di una fuga in una classica; stiamo parlando di ritiri e consegne, di un servizio sociale volontario e ammirevole.

Il 26enne figlio d’arte stava assaporando da qualche mese la firma per il rinomato team kazako dell’Astana, poi lo stop immediato e inevitabile. Poco ha contato per il giovane passista: Martinelli si è immediatamente reinventato, rimboccandosi le maniche e cominciando a pedalare per la propria comunità.

I traguardi sono così mutati nelle case di vulnerabili anziani; Tirreno-Adriatico e Milano-Sanremo hanno cambiato aspetto e sapore, diventando sterrati delle campagne bresciane.

Una mountain-bike, uno zaino e le dovute protezioni: Martinelli ha iniziato a pedalare per aiutare parenti, conoscenti e compaesani, nella gara più importante della sua giovane vita.

Difficile, in fondo, comportarsi diversamente in un contesto che il 26enne sente profondamente proprio: “Sono nato e cresciuto a Lodetto, paesino di 1500 anime nelle campagne tra Brescia e Bergamo. Qui ci si conosce tutti, quando mi alleno mi salutano, alzano le mani urlando “Ciao Davide”. Se ho bisogno di staccare e resettare so che posso tornare qui dai miei amici. Non sono un ragazzo con molti grilli per la testa, nel mio paese trovo da sempre quello che mi serve: una passeggiata, una chiacchierata, il relax per affrontare al meglio la pressione e le corse”.

Un legame, quello tra la famiglia Martinelli e la comunità locale, che risulta ormai viscerale. Giuseppe e Davide, padre e figlio, atleti in grado di dare lustro e regalare notorietà a un agglomerato di normali paesi di provincia.

Luoghi e persone che mai hanno negato ai Martinelli l’appoggio e l’amore che solo realtà come queste, sincere e calorose, riescono a concedere ai propri eroi sportivi: “Tutto è iniziato qui: le prime pedalate, le prime corse. Mio padre mi ha trasmesso per osmosi la passione e io l’ho coltivata sulle sue stesse strade. Ho anche deciso di costruire la mia casa in queste terre, non mi è mai passato per la testa di andare altrove, magari all’estero, come fanno tanti altri professionisti. Appena ci hanno fermato per l’incubo coronavirus, ho pensato di dedicarmi alle persone che mi sono sempre state vicine, sostenendomi nei periodi brillanti e, soprattutto, in quelli bui”.

Così ecco arrivare l’opportunità di mettere in moto gambe bioniche e iperallenate, mezzi perfetti per aiutare i tanti anziani chiusi in casa: “Devo dare merito a un gruppo di ragazzi che stanno orchestrando quest’iniziativa. Tante persone deboli e vulnerabili non riescono a raggiungere autonomamente le farmacie più vicine: ad esempio nella mia zona ce n’è solo una, quella del paese di Rovato. Ho pensato che agganciare i pedali della mia mountain-bike sarebbe stato un modo perfetto per ovviare a questo problema”.

La quotidianità di Davide si divide tra allenamenti sui rulli, palestra in casa e trasporti speciali: “Ogni mattina mi contattano i responsabili, mi danno un orario, vado in farmacia e porto i vari materiali a chi ne ha bisogno. Chi mi vede in giro è un po’ stranito, in altri momenti storici mi vedeva passare per strada ai 35 all’ora vestito di tutto punto… Ora mi ritrovo al bancone di una farmacia, a volte sentendomi chiedere quale sia il flacone corretto e di quante pastiglie necessitino le varie persone. Le prime consegne sono state strane, era tutto nuovo, a partire dal corretto modo di utilizzare guanti, mascherine e precauzioni varie. Ora possiamo dire che mi sia abituato”.

Un’abitudine all’eccezione, quella del talento dell’Astana Pro Team. Eccezione che conferma però il profilo di un ragazzo dai saldi valori, forgiati nella scuola di vita sportiva: “Il ciclismo mi ha insegnato tanto. Per raggiungere certi livelli devi fondare il tuo credo sulla dedizione, sul lavoro quotidiano, sulla regolarità. Il mio obiettivo è dare sempre il massimo, anche se non vinco o se non vince l’atleta di punta della mia squadra”.

Davide era pronto a spiccare il volo in questa stagione ciclistica, si sentiva bene, stava pianificando l’assalto ai pregiati appuntamenti della Tirreno-Adriatico e della Milano-Sanremo. Progetti di gloria e di piena maturità rimandati a data da destinarsi: “Sarebbe stato il primo anno in cui avrei potuto affrontare le grandi classiche con libertà. Arrivavo da un ottimo inverno, mi sentivo molto bene. L’aspetto sportivo, però, passa in secondo piano: difficile pensare a corse e obiettivi quando nel mio piccolo paese sono morte 10 persone nelle ultime settimane… Quando senti che una situazione tragica è così vicina, così tangibile, tutto il resto perde d’importanza”.

Il ‘Diretto di Lodetto’ tra le mura di casa non perde comunque tempo, in vista di una ripresa futura che potrebbe e vorrebbe essere fruttuosa: “L’ingresso in Astana è stato ottimo, conoscevo già l’ambiente perché mio padre lavora da tempo con il team kazako nelle vesti di direttore sportivo. Ho trovato serenità e mi sono gustato anche la prima vittoria di squadra con López all’Algarve. Ora mi sto allenando intensamente, per essere pronto a qualsiasi evenienza e sviluppo del mondo esterno; sto provando anche le piattaforme online che permettono di vivere le tappe da casa. Al momento la mia speranza è una sola: che questo grande problema possa risolversi il prima possibile, anche da un punto di vista economico, in modo da poter tornare a quella che è la mia passione e il mio lavoro”.

Gianmarco Pacione

Credits
Astana Pro Team

GettySport

IG @davidemartinelli.official
IG @proteamastana

 

8 aprile 2020

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