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Paul Eboua, una favola chiamata NBA

Dai campetti del Camerun al draft dei sogni. Paul Eboua ci racconta una storia speciale, la sua

‘Non puoi raccogliere il miele senza farti pungere dalle api’

Il popolo camerunense ha una sensibilità particolare, una capacità unica di far convivere natura e saggezza all’interno di poche, intense parole. Proverbi millenari che, magicamente, racchiudono realtà attuali. Perché da quelle api, le api del duro lavoro, Paul Eboua si sta facendo pungere incessantemente, con l’obiettivo di raccogliere il miele più gustoso: quello dell’olimpo NBA.

Punture che, per il poco più che ventenne cestista, hanno assunto da qualche anno la forma di allenamenti continui, estenuanti, di obiettivi quotidiani da perseguire con impegno e devozione, alla ricerca di una formula del Gioco funzionale e raffinata. Quel Gioco che, poco più di 6 anni fa, Eboua doveva ancora incontrare.

“Sono nato a Douala, la città più grande del Camerun. Nei primi anni scolastici ho familiarizzato con il basket grazie ad un amico, Owen. A quei tempi ero più un osservatore esterno, facevo qualche palleggio per divertimento. Poi, iniziando a passare con regolarità nei pressi di un campetto, mi ha colto una sorta d’ispirazione. Lì vedevo sempre questo ragazzo, Rocky, intento a tirare. Portavo a spasso il cane per poter dare un occhio ai suoi allenamenti. Un giorno mi ha chiesto se mi andasse di passargli la palla, di allenarci insieme, gli ho risposto subito di sì”

All’epoca Paul era già tredicenne. Un tredicenne che per la prima volta provava la sensazione del cuoio impolverato, del rilascio scomposto verso la retina; un tredicenne pronto ad imbarcarsi in una favola cestistica che, in breve tempo, l’avrebbe visto lasciare casa e salpare verso una terra promessa fatta di parquet e schiacciate vibranti.

“In quel campetto vicino casa ho iniziato a giocare durante il periodo natalizio. I miei genitori mi hanno dato i soldi per comprarmi un regalo. Pensavano volessi prendere dei vestiti, in realtà sono tornato con un pallone sottobraccio. Quel Natale l’ho passato al campetto: da prima che sorgesse il sole, al buio estremo, ogni giorno. In poche settimane ho rovinato tutte le scarpe che avevo. Mi ero ufficialmente innamorato della pallacanestro”

Un amore immediatamente ricambiato e allevato dalla sua terra. Il Camerun, Paese storicamente calciocentrico e legato visceralmente alle gesta dei ‘Leoni Indomabili’, da pochi anni si è difatti tramutato in fucina della palla a spicchi. Joel Embiid, Pascal Siakam e Luc Mbah a Moute sono i nomi scintillanti di una nuova generazione di grandi felini del parquet, arrivati in NBA con l’Africa equatoriale nelle vene.

“Mi rende orgoglioso vedere 3 giocatori camerunensi protagonisti a quei livelli. Hanno avuto un impatto enorme sul movimento nazionale e, in generale, sull’intero panorama africano. Figure come queste danno speranza ai giovani del mio continente, con le loro gesta rivelano un messaggio forte: raggiungere la vetta della montagna è possibile, ma per farlo devi essere disposto a lavorare tantissimo. Non sono arrivati in NBA per sbaglio o per fortuna, hanno pagato il prezzo”

Proprio un camp organizzato da Mbah a Moute risulta essere il primo grande salto verso l’ignoto per Paul Eboua, neofita smilzo e timido, gigante in crescita dalle spalle strette e dalla spensieratezza tipica di chi, solo da qualche mese, percepisce la potente carica sensoriale di un pallone tra le mani.

“Il mio amore per il basket si è evoluto in quel camp. Mi avevano invitato perché avevo un bel fisico, ma conoscevo veramente poco della pallacanestro. Durante quelle giornate ho comunque fatto una buona impressione, ma non mi hanno selezionato per l’All Star Game. Per me è stato uno smacco enorme, quasi un’offesa. Ho deciso subito d’iniziare a dedicare tutto me stesso al basket. Tornato a casa sono entrato in contatto con il coach dell’università di Douala e, insieme a lui, ho iniziato ad allenarmi individualmente. Grazie a lui ho anche incontrato il mio primo agente, Maurizio Balducci, l’uomo che ha funto da ponte per l’Italia e che poi, purtroppo, è venuto a mancare”

L’etica lavorativa, l’intenso desiderio di prevalere. Eboua in breve tempo esplode, racchiudendo nel suo corpo e nel suo dinamismo la merce più rara per qualsiasi osservatore cestistico. Arriva così l’opportunità romana, nel paradiso giovanile della Stella Azzurra: bottega per antonomasia del talento cestistico italiano, con un occhio sempre puntato al di fuori dei confini nostrani.

“Lasciare la mia famiglia a 15 anni è stato veramente difficile, ma tutto quello che ho fatto e che sto facendo ha la sola finalità di renderla orgogliosa. Con i miei risultati sportivi voglio in particolare omaggiare mio padre, che da poche settimane ci sta osservando dall’alto. Ricordo che in aeroporto, appena prima di partire per l’Italia, ho guardato negli occhi il mio amico e compagno di viaggio Philippe Jordan Bayehe: ci siamo promessi che saremmo ritornati a casa solo dopo aver raggiunto il traguardo che ci eravamo posti, quello di diventare professionisti affermati. Sono trascorsi 5 anni da quella promessa e ancora oggi non abbiamo fatto ritorno nel nostro Paese”

Paul Eboua sbarca a Fiumicino con la sola intenzione di migliorarsi in palestra, di riversare ogni stilla di sudore, ogni energia mentale e fisica alla ricerca della perfetta miscela cestistica. Nell’Academy della Stella Azzurra il gigante di Douala mostra subito una spiccata sensibilità e un innato senso del dovere: la storica società del Collegio San Giuseppe funge immediatamente da seconda famiglia, pronta a sostenere un adolescente solo e lontano da casa, in grado di parlare, soprattutto nei primi tempi, unicamente la lingua a spicchi.

“Sono arrivato a Roma sentendomi un uomo in missione. In missione per la mia famiglia e per me stesso. Parlavo solo francese, ambientarmi all’inizio non è stato facile, poi grazie ai miei compagni e allo staff della Stella Azzurra ho visto concretizzarsi attorno a me una seconda casa, una rete di affetti sinceri che mi porterò dentro per sempre”

In pochi anni Eboua scolpisce su di sé un fisico monumentale: anatomia pura, dinamite muscolare da ammirare su un 2.03 con notevole apertura alare ed elasticità illimitata. Il giovane Paul convince per la diligenza, l’applicazione, la volontà di essere interprete e, ancor più, studente brillante del Gioco. La prima stagione tra i ‘grandi’ arriva a Roseto degli Abruzzi, nella seconda serie italiana, realtà connessa all’universo Stella Azzurra

Un passaggio obbligato, che Eboua vive con la consueta attitudine, con il solito senso d’urgenza di chi vuole arrivare sempre un gradino più in alto, senza mai accontentarsi. Paul negli squali rosetani assapora i primi catini bollenti, i primi ferri trasudanti passione.

Poi, all’inizio dell’attuale stagione, per Paul arriva la chiamata da Pesaro: terra di mare e dalla grande tradizione a spicchi, proprio come Roseto. Dal Golfo di Guinea all’Adriatico, un viaggio acquatico e transcontinentale, in cui mutano i profili delle onde e mutano, diametralmente, le sensazioni provate con il cuoio in mano.

“Giocare in serie A1 è stato emozionante, è una lega molto fisica, i palazzetti sono caldissimi. Ho imparato tanto, sono migliorato a vista d’occhio, prendendo di domenica in domenica sempre più fiducia. Mi sono imposto di rispondere sempre presente sul campo, di farmi trovare pronto ad ogni chiamata”

Più di 7 punti e 5 rimbalzi a partita, i brividi della massima serie non hanno fatto vacillare Eboua, che a soli 20 anni ha tenuto il campo per oltre 20 minuti ogni domenica.

Quella delle VL non è stata di certo una stagione sfavillante ma, paradossalmente, ha concesso al ragazzo di Douala un intenso battesimo di fuoco. Aiuti volanti, inchiodate altisonanti e veloci galoppate per il campo hanno subito messo in allerta gli scout NBA, già concentrati sul talento del camerunense da qualche anno.

Nel prossimo draft per Eboua potrebbe concretizzarsi il sogno iniziato sul campetto sterrato della sua città natale: il grande balzo nell’universo NBA, nella mecca della pallacanestro globale.

Quasi tutti i mock draft, previsioni stilate da siti specializzati, vedono saldamente confermata al secondo giro la chiamata del suo nome. Paul, però, preferisce restare calmo e concentrato, come ha sempre fatto. Nella testa di un ventenne ad un passo dalla terra promessa non c’è tempo per festeggiare, c’è solo tempo per lavorare.

“Sto cercando di non compiacermi mentalmente. Sto lavorando a testa bassa, cercando di perfezionare il perfezionabile, di diventare il modello di giocatore che mi sono prefissato. M’ispiro a Pascal Siakam, perché nei suoi trascorsi rivedo i miei: come lui credo di avere grandi margini di miglioramento. Un altro mostro sacro a cui guardo con rispetto è Kawhi Leonard: mi affascina soprattutto il suo impatto nella metà campo difensiva, il suo quoziente intellettivo. Mi sto concentrando proprio su questo, sulla comprensione del Gioco, sull’assimilare più dinamiche di campo possibili. In una squadra NBA credo di potermi mettere subito a disposizione come giocatore di rotazione, con le mie caratteristiche fisiche posso cambiare su tutti in difesa e lottare per ogni rimbalzo. So anche quali sono i miei limiti attuali, quali sono i particolari su cui mi devo e dovrò focalizzare sempre di più”

Paul Eboua ha le idee chiare e, soprattutto, ha quella speciale forza di volontà che può portare un giovane talento a realizzarsi pienamente sul campo. Destino e sudore hanno ormai deciso: interrompere questa favola, cominciata per caso sull’asfalto di Douala, sembra impossibile.

A 20 anni Eboua è padrone della propria storia: una storia di radici e migrazioni, di sensibilità e dedizione. Una storia che speriamo possa continuare, in un prossimo futuro, con una calda e sorridente stretta di mano ad Adam Silver.

Gianmarco Pacione
Sources & Credits

 

 

Photo sources: 
Stella Azzurra Roma
Victoria Libertas Pesaro
Jordan Brand Classic
Roseto Sharks
NBA Basketball Without Borders
Karen Di Paola Video sources: https://www.youtube.com/watch?v=eNUR7j64We0

18 maggio 2020

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