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Non è colpa tua, Marco

Odiare Giampaolo tra i milanisti va di moda. Ha senso farlo?

Gianmarco Pacione

9 ottobre 2019

Ghettizzato, umiliato, deriso. L’avventura di Marco Giampaolo sulla panchina rossonera è finita nel peggiore dei modi. L’aria era pesante già da tempo, chiaro, ma l’esonero dopo una vittoria ha il sapore più amaro che un allenatore possa provare: un sapore di fallimento totale, di mesi di lavoro completamente inutili, di pianificazioni a lungo termine saltate irrimediabilmente per aria.

La nazione milanista ha chiesto la sua testa e la dirigenza ha provveduto ad accontentarla. Manie di grandezza di un popolo abituato troppo a lungo ad ostriche e champagne; prese di posizione irremovibili di fanatici che oggi faticano ad avere un contatto lucido con la realtà, probabilmente frustrati da anni di fallimenti, probabilmente in disperata attesa di quell’epifania che sta tardando ad arrivare.

La colpa è di Giampaolo, solo sua. Il capro espiatorio è stato trovato ed epurato. Il mercato estivo, Suso, Piatek, lo sfortunato Paquetá sono solo vittime del mostro abruzzese dall’eloquio pacato. L’unico carnefice è il mister confuso, quell’uomo abbandonato da tutto e tutti, stampa compresa, a partire dal primo passo falso di Udine.

“Tempo e lavoro”, il mantra di Giampaolo è stato annichilito martedì da una semplice chiamata del d.t. Maldini. Grazie e arrivederci, qui si punta in alto. Si punta in alto, sì, ma come? Questo ce lo dovrà spiegare la dirigenza rossonera, ce lo dovrà spiegare il povero Pioli, ce lo dovrà soprattutto spiegare il campo.

In fondo non è colpa tua, Marco. Hai chiesto tempo e tempo non ne hai avuto. Un progetto non può compiersi in sette partite e questo, dall’alto della tua profonda sensibilità sportiva, lo saprai bene.

Ora gustati un po’ di genziana nei bar di Giulianova, magari giocando a carte. Non prendere quest’avventura come un fallimento: ricordati che il calcio d’oggi da alcune parti è ancora sbagliato, è ancora il calcio del tutto e subito, dei risultati a brevissimo termine ad ogni costo. Ricordati che per essere allenatore in certi ambienti, in fondo, bisogna ancora avere tanta, troppa fortuna. Non basta la bravura.

Tu quella fortuna non l’hai avuta, Marco. Ma troverai qualcuno che apprezzerà nuovamente la tua bravura lasciandoti lavorare, lasciandoti pianificare con quello sguardo acuto, con quella conoscenza profonda del gioco e dei rapporti umani, con quel calcio meraviglioso dipinto nella mente.

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