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Maro Itoje, titano sensibile

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Tempo di lettura 3 minuti

Uno dei rugbisti più dominanti al mondo è laureato in Scienze Politiche, ama l’arte e compone poesie

Gianmarco Pacione

5 novembre 2019

“Super Maro” è differente. È facile farsi ammaliare da uno dei volti più rilevanti dell’attuale scenario sportivo. La superba prepotenza muscolare, il fisico granitico, l’innata affinità con la palla ovale sono caratteristiche sotto gli occhi di tutti, tipiche di un prescelto. In pochi sanno, però, che il giovane Maro Itoje si è sempre distinto nel calderone informe degli atleti professionisti per altri particolari. Particolari silenziosi, profondi, unici. Sotto la scorza erculea si nasconde difatti un ragazzo di rara, rarissima sensibilità e cultura; sotto l’elmetto nero stretto sul collo si nasconde una mente vivace e pensante.

“Generalmente per i genitori, soprattutto per dei genitori nigeriani, l’istruzione è al primo posto. Questo è esattamente quello che è successo a me. I miei genitori si sono assicurati che il rugby non inficiasse sui miei risultati accademici”

Maro nasce nel 1994 a Camden Town, quartiere fulcro dell’alternatività londinese, da genitori nigeriani. Fin da piccolo viene osmoticamente contagiato dall’iperattività culturale familiare. Libri e sport, sport e libri. Maro Itoje durante gli anni scolastici sorprende i professori tenendo una media voti di altissimo livello e dominando qualsiasi tipo di pratica sportiva: basket, calcio, atletica e, in particolare, getto del peso sono le attività che forgiano la perfetta anatomia corporea di Itoje. Il rugby entra nella sua vita naturalmente, polverizzando, stagione dopo stagione, gli altri interessi sportivi e incanalando tutto l’impegno del colosso di origini nigeriane.

Itoje scala le gerarchie giovanili in un baleno, affiancando l’enorme talento ad una mente equilibrata, perfetta. Gli allenatori s’innamorano dell’anima calda e sensibile del titano di Camden, ne apprezzano la leadership, ammirano le sue qualità umane e la capacità di attirare attorno a sé i compagni di squadra.

Le sue passioni all’esterno del campo lasciano spesso esterrefatto chi condivide lo spogliatoio con la giovane seconda linea. La letteratura, l’opera, l’arte e la politica occupano tutto il tempo speso al di fuori dei centri d’allenamento. Durante i viaggi in pullman, tra una partita e l’altra, Maro scrive poesie, sonetti motivazionali o, più semplicemente, parole ispirate dalle turbolenze adolescenziali. A chi lo interroga su quella pratica originale, Itoje risponde con un’alzata di spalle: “Adesso non fatelo diventare un caso… Non fatemi passare per Shakespeare o Wordsworth”. La potenza dell’umiltà diventa il suo scudo per un crescente interesse nazionale: una potenza figlia della costante maturazione culturale.

“Iscrivermi all’università è stato un modo per equilibrare la mia vita. Mi ha aiutato a tenere la mente attiva e occupata in qualcosa di diverso. Sono sempre stato appassionato di politica e, visto il momento storico, mi sembrava la scelta giusta”

Finito il liceo, con una carriera sportiva già brillantissima, Itoje s’iscrive a un corso di laurea in Scienze Politiche presso la School of Oriental and African Studies di Londra. Frequenta le lezioni, stipando il suo metro e 95 e i quasi 120 chili negli stretti banchi della prestigiosa università londinese. Tanti tra compagni di studi e professori non sanno chi sia quel caldo ragazzone con le treccine, non pensano che, vicino a loro, ci possa essere la stella più luminosa del rugby inglese. Si limitano a vederlo ascoltare, fare domande, eccitarsi quando si toccano argomenti che gli stanno particolarmente a cuore. Durante gli anni universitari Itoje analizza figure di spicco del panorama politico e storico africano, inizia a partorire idee chiare, aprendosi anche con la stampa e scioccando i lettori medi di rotocalchi sportivi.

“Gli aiuti stranieri, nella loro forma attuale, portano più danni che benefici ai Paesi africani in via di sviluppo. Generano dipendenza. Rendono l’economia inefficiente, e non le permettono di diventare indipendente e autonoma. Il Regno Unito sostiene un determinato Paese inviando cibo perché la gente muore di fame ma, invece che aiutare l’economia di quel Paese, inondano il mercato con prodotti importati a basso costo. L’economia quindi viene danneggiata sul lungo periodo, perché non può competere con quelle importazioni”

Parole di raro impatto, soprattutto se formulate da un giovane atleta di fama internazionale. Maro negli ultimi tempi si è esposto anche sotto altri punti di vista, dichiarandosi per esempio un femminista convinto e criticando pubblicamente l’operato di Trump. Ha iniziato a collezionare opere d’arte africane e dice di aver rimepito quasi tutti i muri di casa. 

Oggi Itoje, dopo un Mondiale giapponese vissuto da assoluto protagonista, ha il mondo del rugby ai suoi piedi. Il suo pensiero, però, sarà sicuramente fisso sulla finale persa con i rivali sudafricani. Una finale raggiunta dopo una clamorosa prestazione contro gli All Blacks; una finale seguita da aspre polemiche per il suo gesto di stizza durante la premiazione (la mancata accettazione della medaglia al collo).

Itoje dimenticherà questi ultimi giorni emotivamente burrascosi. Lo farà grazie alla sua mente equilibrata, al suo acume e alla profonda sensibilità. Lo farà per tornare famelico e dominante come nessun altro sul prato verde. Lo farà cullato dalle rime premonitrici del suo “There Comes A Time”.

There Comes A Time

There comes a time

When a boy must become a man

When fear must turn to bravery

When thoughts must turn to belief

When this belief must turn to action

When one must love and one must hope

When preparation turns to performance

When strangers turn to friends

When friends turn to foes

When joy fulfils your mind

When anger fills your heart

When one must stand up and lead

When one must sit back and listen

There comes a time, when the time must be taken

– Maro Itoje

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