fbpx

Maria Teresa De Filippis, la prima donna in Formula 1

}

Tempo di lettura 5 minuti

È stata un’italiana, nel secondo dopoguerra, a cambiare il mondo dei motori

Gianmarco Pacione

11 novembre 2019

Nei salotti della Napoli bene si vociferava di una giovane dalla grande passione per i motori e dall’inaspettata audacia. Si diceva fosse figlia del conte Franz di Serino, imprenditore attivissimo in una terra che stava cercando, lentamente, di ricostruirsi dopo la tragedia della Grande Guerra. Il conte campano vantava il monopolio sulla distribuzione di energia per l’irrigazione e, nel tempo libero, non perdeva l’occasione di presenziare a corse automobilistiche regionali e nazionali in compagnia dei suoi figli maschi e della ricciola figlioletta. Maria Teresa De Filippis era il nome di quella giovane tanto diversa dalle altre ragazze dell’alta borghesia meridionale. Maria Teresa De Filippis era il nome della pilota che avrebbe cambiato il mondo dell’automobilismo.

Nata l’11 novembre 1926, la gestazione di Maria Teresa avviene tra rombi di motori e veicoli sfreccianti. La prima gara arriva a 5 anni, quando il conte si posiziona di fianco nell’abitacolo l’imberbe creatura e percorre una gara ad ostacoli, una gincana, come va di moda all’epoca. A 8 anni Maria Teresa sente per la prima volta il calore popolare, vincendo una corsa con dei pari età e mandando in visibilio osservatori meravigliati da una bambina tanto graziosa quanto intrepida.

“Iniziò a correre a causa dei fratelli. Uno sosteneva che fosse brava solo a cavallo, l’altro ribatteva che sarebbe stata brava anche con le macchine. Quindi fecero una scommessa. La settimana seguente Maria Teresa vinse una gara e decise che quello sarebbe stato il suo futuro”

Superate le inclementi stagioni della Seconda Guerra Mondiale, una ventiduenne De Filippis esordisce al Giro di Sicilia del ’48 a bordo di una Fiat 1100 S. In team con il fratello Antonio, la ragazza d’origini nobiliari tiene il ritmo del gruppo di testa fino a Messina, dov’è costretta a ritirarsi per un problema al motore. Durante lo stesso anno, guidando una Fiat Topolino, vince la Salerno-Cava dei Tirreni, arriva seconda alla Sorrento-Sant’Agata e vince nuovamente, sotto un autentico nubifragio, a Sala Consilina.

La gara di svolta, che fa rimbombare il suo nome in giro per lo Stivale, prende forma nel successivo giro di Sicilia. È l’aprile 1950, la napoletana spinge la sua Urania-BMW spider al limite, terminando la gara al quarto posto dopo oltre 11 ore di guida. Dopo il traguardo la attende una folla pullulante di omaggi: uno scroscio unico di applausi, fiori, sorrisi e congratulazioni. La De Filippis si accorge di essere diventata un fenomeno di massa. Pochi minuti dopo le scene di giubilo, però, la giuria le comunica la squalifica a causa di una messa in moto non consentita (l’auto era stata spinta a mano ai nastri di partenza). Una delusione cocente, che la ragazza non riesce a digerire. “Mi hanno fatto portare a termine 11 ore di corsa quando sapevano già che mi avrebbero squalificato!” dice in preda ad un grande nervosismo. La verità è che avere una donna al volante, in quei primi anni ’50, permette agli organizzatori degli eventi su quattro ruote di attirare un pubblico folto e interessato. Questo, Maria Teresa, lo capisce bene da subito.

Lo capisce ma non lo avvalla. Non si riduce mai a essere una macchietta in un universo che la vorrebbe tale, gestisce ogni gara da professionista esemplare, studia, affina le sue qualità; i piloti avversari la temono sempre di più mese dopo mese, gara dopo gara. In tanti iniziano a contattare l’entourage della giovane speranza del volante per ottenere notizie: “Questa domenica correrà Maria Teresa?”, è la domanda più comune. Non vogliono mangiare la polvere restando dietro a una ragazza, non voglio essere umiliati da quei ricci splendenti e quel sorriso sicuro di sé, preferiscono restare a casa e non gareggiare. 

Il soprannome che le viene affibbiato è “Pilotino”, simpatico diminutivo riferito al suo metro e sessanta scarso. Nomignolo affiancato presto da un altro termine, “la Diavola”, destinatole dalla stampa e dal pubblico pescarese al termine della 12 ore locale: una gara durissima, conclusa onorevolmente nonostante una ruota scoppiata e riparata dalla stessa De Filippis in fretta e furia.

La stagione del fatidico esordio in Formula 1 è quella del 1958. Nessuna donna prima di lei ha anche solo pensato di prendere parte agli scontri tra gli dei della velocità. La De Filippis s’iscrive a 5 tappe valide per il Mondiale: non riesce a qualificarsi a Monte Carlo, arriva decima in Belgio, si ritira in Portogallo a causa di un incidente e abbandona la gara in anticipo a Monza per un problema al motore. “Pilotino” nonostante i risultati altalenanti diventa immediatamente un’icona per le donne di tutta Europa. È bella, ha il fascino innato tipico delle dive anni ’50, è pacata e corretta, è intensa e bramosa di vittoria.

Il quinto GP non vede partire la De Filippis. L’organizzatore Toto Roche rifiuta la sua partecipazione perché donna. Alla conferenza stampa Roche mostra una grande fotografia di Maria Teresa e pronuncia parole tristemente segnanti: “Una ragazza come questa non dovrebbe indossare l’elmetto ma l’asciugacapelli”. In Francia le donne non sono ancora viste come potenziali piloti: sarebbe follia distorcere la percezione comune facendo girare, alla massima velocità, un’esponente del gentil sesso tra maschi professionisti. “Pilotino” vorrebbe prendere a pugni l’ottuso organizzatore, accetta la decisione digrignando i denti, consapevole di essere avanti anni luce con i tempi.

Poco dopo la Francia si spegne il suo desiderio di correre: una riflessione lampo, giunta in seguito al decesso dell’amico e pilota Behra, ultimo dei tanti maestri della velocità falcidiati nei loro anni migliori da una curva presa scriteriatamente. Castellotti, De Portago, Collins e Musso: troppi amici erano morti. Maria Teresa abbandona l’autovettura senza nutrire ripensamenti.

A distanza di oltre cinquant’anni la figura della De Filippis emana ancora un’aura leggendaria. Un’aura velata di tristezza dal 2016, anno del suo decesso. La sua firma indelebile nelle pagine della storia, però, resta e resterà indelebile nel tempo.

La prima donna a correre in F1 è italiana, è giusto ricordarlo. La prima donna a correre in F1 è una “Diavola” che non ha mai tradito la propria passione.

Related Posts

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

Subscribe To Our Newsletter

You have Successfully Subscribed!

Share This