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Marco Viscovich, il beach volley è completezza

La sensazione della sabbia, la leggerezza del volo, il sogno olimpico. La vita sotto rete di un enfant prodige Azzurro

“Il beach volley è la sensazione della sabbia sotto i piedi, è il contatto con questo terreno soffice e meraviglioso, su cui ti devi muovere con leggerezza e tecnica, è il rapporto con il tuo compagno, la sinergia fisica e mentale che alimenti allenamento dopo allenamento, torneo dopo torneo, è l’amicizia che si evolve in un rapporto fraterno. Il beach volley è la completezza”. Le parole di Marco Viscovich vengono mosse da una timida saggezza, da una preziosa profondità che questo ventenne mestrino pare voler celare, custodire per sé stesso, secretata da un corpo lungo lungo, quasi senza fine, da un sorriso mite e pervasivo, da vaste mani plasmate da bager e poke shots.

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Enfant prodige, precoce fuoriclasse. Basterebbero queste formule per descrivere un ragazzo giunto anzitempo ai vertici nazionali, pluricampione italiano a livello giovanile e già figura di spicco nel campionato Senior; basterebbero i soliti, vuoti, slogan sensazionalistici per tratteggiare un atleta destinato a danzare sotto, o meglio, sopra la rete per anni e, con ogni probabilità, per cicli olimpici.

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Eppure nelle fluide ricezioni e nelle morbide parole di Marco s’insinua un universo altro: un panorama multiforme, corredato da una consapevole carriera universitaria, da una smodata passione per le arti grafiche e la fotografia, soprattutto da una raffinatezza innata, di gesto e pensiero. “Mi rendo conto di essere un giocatore atipico per le mie leve lunghe, per il mio fisico più asciutto rispetto a tanti colleghi… In fondo mi piace essere un giocatore diverso, diciamo unico. È atipico anche il mio modo d’intendere l’equilibrio tra sport e studio: ho sempre percepito una forte connessione tra questi due ambiti e credo che il mio percorso accademico, diviso tra il liceo artistico e l’attuale specializzazione in multimedialità, abbia aiutato e continui ad aiutare le mie prestazioni sulla sabbia. Ad esempio, quando gioco sento di avere una memoria visiva molto estesa, durante le partite continuo a ripercorrere mentalmente tutti i colpi effettuati dai miei avversari, in modo da ipotizzare la loro prossima giocata, la loro prossima decisione…”.

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Di certo Marco non poteva ipotizzare il proprio amore per il beach volley, una passione sbocciata casualmente su un’affollata spiaggia veneziana, nel più classico degli scenari estivi all’italiana, a pochi passi e tante urla dalle placide correnti adriatiche. “La mia famiglia andava sempre in vacanza a Jesolo. Quando avevo 7, 8 anni, degli amici di mio padre hanno iniziato a montare quotidianamente una rete sul bagnasciuga. Si giocava in tranquillità, senza regole… Quei primi, innocui scambi mi hanno condotto dopo qualche tempo alla Jesolo Beach Arena e ad iniziare la mia carriera di giocatore”.

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Una carriera folgorante, costruita su linee ampie ed efficaci, su voli e movimenti imprevedibili, su Scudetti, bronzi europei e perfino argenti mondiali. Un itinerario sportivo verticale che, nonostante i sublimi risultati, mai ha smesso di essere costellato di solitudini obbligate e sacrifici silenziosi: ingiustificato contrappasso, che Marco annulla quotidianamente attraverso un’inesauribile forza di volontà e una raffinata solidità mentale. “Per un giovane giocatore di beach è praticamente impossibile allenarsi d’inverno: ecco perché a 16 anni ho deciso d’iniziare a fare il pendolare, spostandomi tutti i giorni a Padova. Lì sono riuscito a dedicarmi unicamente a questo sport. All’epoca dovevo allenarmi con professionisti che avevano il doppio della mia età, è stata dura. Le difficoltà hanno continuato e continuano a persistere: durante il periodo pandemico, per esempio, mi sono allenato sempre da solo. Il mio è un percorso insolito, che non ha spiegazione, ma che mi spinge costantemente a credere follemente in quello che sto facendo. Ho ancora impresso nella mente l’ultimo punto del Campionato Italiano Under 19, giocato in casa a Caorle, davanti a tutti i miei conoscenti… Quella gioia mi ha ripagato di ogni sacrificio. Ora tutte le mie motivazioni sono tese verso un’affermazione rapida nel ranking mondiale e, più di ogni altra cosa, verso i Giochi Olimpici: i cinque cerchi sono il sogno della mia vita”

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This project is supported by Roy Roger’s.

 

Credits

Atleta Marco Viscovich

Photography Rise Up Duo

Text by Gianmarco Pacione

 

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