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Marco Spissu, il Quinto Moro

Sassari ha il suo profeta del basket, la Sardegna è la sua terra

Gianmarco Pacione

27 settembre 2019

Via Sieni è distante un centinaio di metri dal Palaserradimigni, basta attraversare due incroci per vedere stagliarsi sullo sfondo l’imponente ingresso C, quello della Curva Cherchi. Marco Spissu poco più di dieci anni fa abbandonava il canestro del cortile a un’ora dalla palla a due, attraversava i due incroci e si catapultava, sciarpa al collo, nel calderone infernale del Commando Ultrà Dinamo. Oggi Marco Spissu dirige i cori dei suoi compaesani direttamente dal parquet. Lo fa indicando vicini di casa e parenti dopo ogni freccia scagliata da dietro l’arco, lo fa ruggendo a pugni chiusi la sua “tattaresità” dopo ogni palla recuperata.

È iniziata proprio in quell’angusto cortile di via Sieni la sana malattia del piccolo Marco. Un enfant prodige dalla delicata mano sinistra, un figlio d’arte sia da parte materna che paterna: la prima ex giocatrice, il secondo allenatore.

Spissu fin dalla culla imprime i suoi polpastrelli sulla pelle arancione, alternando il basket giocato ai gradoni del palazzetto, le sessioni di tiro ai cori a ripetere. Si inizia presto a parlare, in dialetto turritano, della sua tendenza innata al playmaking, del suo carattere trascinante, della sua capacità unica di arrestarsi e lanciare dardi da distanze siderali.

Le palestre della provincia si gremiscono per ammirare quel giovane talento locale. Il trasognante enclave cestistico sardo riconosce in Spissu le stimmate del campione. I sassaresi lo rendono rapidamente un proprio feticcio.

Dopo l’esordio a 16 anni Marco comincia a girare lo Stivale, nascondendo con le prestazioni sul parquet una costante saudade: Sassari è la sua città, la Sardegna è la sua terra, giocare altrove funge solo da inevitabile e doloroso scalino sulla via del ritorno. Spissu supera anni da gitano con il Molten sottobraccio, stagioni spese tra Bari, Casalpusterlengo, Reggio Calabria, Tortona e Bologna (sponda V nere).

“Sono andato via con un’idea fissa in testa: tornare qua, giocare nella squadra della mia città”

Nel 2017 la trottola di Sassari fa finalmente ritorno nella sua amata patria. Ad appena 22 anni si approccia alla massima serie con superba maturità, scalando vertiginosamente le gerarchie delle rotazioni. L’arrivo di un folle profeta goriziano altro non fa che aumentare le responsabilità del figliol prodigo di via Sieni. Con coach Pozzecco è amore a prima vista: Poz ama il legame viscerale del suo playmaker con la città, crede profondamente che in quella point guard di un metro e ottanta possa divampare il fuoco sacro del leader.

Nella stagione appena iniziata Spissu parte in quintetto, pienamente promosso al nobile rango di titolare. Ha già ripagato la fiducia facendosi premiare come miglior italiano della Supercoppa: un altro trofeo storico nella bacheca sassarese, un altro evento che ha trascinato centinaia, migliaia di sardi in piazza a festeggiare.

Vedere Spissu gioire stretto ai suoi ex compagni di curva è un piacere per gli occhi. Vederlo passare in rassegna ogni posto del Palaserradimigni dopo una giocata decisiva, specie se difensiva, è esaltante. La sua maglia al momento è la più venduta, per distacco, nello store Dinamo: ogni bambino isolano sogna di diventare quel ragazzo umile, quel fratello maggiore con l’accento marcato e lo 0 sulle spalle.

In fondo basta attraversare due incroci a piedi. Marco Spissu li ha già superati, deviando solo alcuni chilometri, per conquistare il suo sogno. Un sogno grande come un’Isola, un sogno dipinto da un pennello bianco e blu. Un sogno tutto sardo.

Gianmarco Pacione

Sources & Credits

 

 

Photos sources:
https://www.dinamobasket.com/it/blog/spissu-è-il-manì-mvp-di-gara5 https://www.dinamobasket.com/it/blog/cè-tanta-dinamo-negli-lba-awards-2018-2019 https://www.gazzetta.it/Basket/SerieA/21-06-2019/venezia-sassari-scudetto-40-poz-comunque-vada-abbiamo-gia-vinto-340243100380.shtm https://www.dinamobasket.com/it/blog/spettacolo-al-forum-il-banco-soffre-lotta-e-rimonta-è-2-0

				
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