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Manuel Lombardo, judoka predestinato

Il sogno olimpico rimandato, il legame speciale con il tatami. Abbiamo intervistato il 21enne numero 1 al mondo

È facile comprendere il talento sconfinato di Manuel Lombardo. Vi diranno i più pratici di osservare il ranking mondiale: nella categoria 66 chili il 21enne torinese del Centro Sportivo Esercito guarda tutti dall’alto, forte della crescita vertiginosa dell’ultimo anno e mezzo. Un’ascesa brillante, che l’ha visto conquistare anche il primo oro Master nella storia del judo italiano.

Chi supera la soglia del semplice risultato sportivo, invece, vi parlerà di un ragazzo speciale, che al judo sta dedicando tutto, da sempre. Un judoka che incarna la massima essenza del termine, con obiettivi e valori chiari fissati nel proprio essere.

Un predestinato, dunque, che si approcciava alle Olimpiadi giapponesi come testa di serie, pronto a concretizzare il sogno di veder brillare sul petto il metallo più prezioso. Poi il rinvio forzato, la doccia gelata, lo sconforto. Attimi di grande delusione, che rivivono nelle parole di Manuel: “È innegabile, c’è stato dello sgomento iniziale. Ci ho creduto fino alla fine, speravo in una formula che ci permettesse comunque di lottare. È ovvio che sia la decisione giusta, però un po’ di amaro in bocca resta…”.

Difficile pensare il contrario. Due anni di preparazione e sforzi, di rincorsa al posizionamento ideale, che hanno visto Manuel Lombardo planare magicamente dal 26º posto alla vetta della classifica generale. Ventiquattro lunghissimi mesi di sacrifici e decisioni pericolose: “Posso raccontare un aneddoto per farvi capire quanto tenessi a queste Olimpiadi. La scorsa estate dovevo assolutamente fare risultato ai Mondiali, perché la mia posizione nel ranking era distante da quella attuale. A meno di un mese dall’inizio della competizione mi sono fratturato la mandibola in due punti. Il giorno dopo mi hanno operato d’urgenza inserendomi 16 viti e 4 placche di titanio. Nonostante avessi la faccia gonfia come un pallone, ho provato a tenere nascosto l’infortunio al mondo esterno per tutte le settimane seguenti. Ho deciso comunque di partecipare al Mondiale, con le fratture ancora in fase di calcificazione, rischiando tutto. Fortunatamente sono arrivato a lottare per il bronzo”.

Dedizione, abbandono totale alla propria disciplina. Manuel è visceralmente legato al judo dalla personale notte dei tempi: “Non ricordo quando sono entrato in palestra per la prima volta. I miei genitori mi portavano agli allenamenti di mio fratello, che ha iniziato a 6 anni. Considerando che abbiamo 6 anni di differenza, fare i calcoli è molto facile… Il tatami è stata la mia culla, le prime volte l’ho calcato portando il pannolino. Questo sport era un qualcosa d’innato dentro di me, non facevo altro che combattere al parco giochi o a casa”.

La dote di Manuel viene accolta, levigata e perfezionata dalla fucina per eccellenza del judo italiano: la Palestra Akiyama di Settimo Torinese. Una scuola di vita, prima che sportiva, luogo di culto che annualmente vede centinaia di ragazzini crescere e maturare sul tatami: “Il segreto dell’Akiyama è che non c’è una formula precisa da seguire. Non si tratta mai un judoka allo stesso modo di un altro. I maestri riescono a tirare fuori il meglio di ognuno, il proprio stile vincente. All’Akiyama ho imparato che il judo è molto più di uno sport, è uno stile di vita. Mi ha sempre colpito un insegnamento in particolare: fin da piccolo impari a cadere, fisicamente e metaforicamente, in qualche modo comprendi il fallimento, lo metabolizzi, trasformandolo in motivazione. Sul tappeto poi non esiste bullismo, sei obbligato ad affrontare più persone possibili e così si diventa una grande famiglia. Tutto ruota intorno al rispetto verso il judo e verso l’avversario, che non è mai un nemico: ideale ben rappresentato dall’inchino prima di ogni incontro”.

Il cammino di Manuel Lombardo non sarebbe stato tale senza il supporto incondizionato della sua famiglia. Il giovane talento torinese ci tiene a specificarlo: “Spesso si dice che il judo sia uno sport povero per ricchi. Non è del tutto sbagliato. La verità è che più si alza il livello durante gli anni adolescenziali, più aumentano le spese in termini di tempo e di soldi. I miei genitori mi hanno accompagnato ovunque in giro per l’Italia e per l’Europa, sposando appieno il mio sogno e sacrificandosi per esso. A ripagarli spero siano i miei risultati attuali. A ripagare me, invece, sono piccoli dettagli, come la stima di campioni a cui mi sono sempre ispirato. Un esempio? l’ucraino Zantaraia, di cui guardavo i video fino a pochi anni fa. Oggi ha 32 anni e salire con lui sul tatami è un’emozione unica, l’ho anche superato nel ranking mondiale, è stata una grande soddisfazione”.

Lo sguardo di Manuel Lombardo ora è rivolto al futuro, non potrebbe essere altrimenti per un classe ’98 già pienamente affermato a livello internazionale. Nell’incertezza dell’emergenza coronavirus, resta vivo il desiderio dei cinque cerchi olimpici, manifestazione che potrebbe consegnarlo definitivamente al gotha sportivo tricolore e all’attenzione di tutto il popolo italiano: “Spero solo si possa trovare presto un vaccino, vorrei tornasse tutto alla normalità. Al momento sono come tutti in quarantena forzata e non posso allenarmi più di tanto: situazione difficile per uno come me che vive di pane e judo. Sinceramente il tema della popolarità non mi tange. Chiaro, nell’ambiente sono molto conosciuto, ma se esco di casa credo che anche il mio vicino non sappia chi sono… In ogni caso le uniche cose che contano nella mia testa sono i risultati: le competizioni come i Masters non mi bastano, voglio eccellere nei grandi appuntamenti Europei, Mondiali e, ovviamente, Olimpici”.

Idee chiare, una voce umile ma decisa. A Manuel Lombardo non resta che prendersi quello che il destino gli ha suggerito 21 anni fa, mostrandogli come prima cosa il tatami e, con esso, la via della gloria sportiva.

Gianmarco Pacione

Sources & Credits

 

 

Video sources:
https://www.youtube.com/watch?v=4Iu3CFjO0hY
https://www.youtube.com/watch?v=dvb_XVaCVPU
https://www.youtube.com/watch?v=sDhW6KBjVX4&t=20s

22 aprile 2020

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