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L’uomo del destino

“I’m going to shock the world”  twitta Zion Williamson dopo essere stato scelto con il numero 1 al Draft  dai New Orleans Pelicans.

Il cestista statunitense, ora giocatore professionista, è pronto a far parlare di sé.

Let’s dance”. Queste sono state le prime parole che Zion Williamson ha rivolto ai tifosi dei New Orleans Pelicans, dopo essere stato scelto con il numero 1 al draft che si è svolto poche ore fa al Barclays Center di Brooklyn. Dai tempi del Chosen One, il Prescelto, LeBron James, non c’era un’attesa tanto grande per l’ingresso in NBA di un nuovo talento. Williamson, fin dal suo arrivo, sarà chiamato a cambiare la storia e scrivere il mito di una franchigia che è un’eterna outsider e che, con lui, può diventare, per molti anni, un fattore dominante. In una lotteria che ha visto altre chiamate eccellenti (Ja Morant, da Murray State, va a Memphis, RJ Barrett è la “pesca” dei Knicks, mentre Jarrett Culver, leader di Texas Tech, si trasferisce ai Minnesota Timberwolves e De’ Andre Hunter passa da Virginia ai Lakers via Atlanta Hawks), quello di Williamson era il nome più tonante, cercato, desiderato. E, se alle premesse faranno seguito i fatti e le conclusioni, Zion può essere uno dei grandi nomi della NBA dei Twenties che si avviano a cominciare, e pure di più.

Williamson esce da Duke, con i Blue Devils che sono stati il bacino più ricco cui hanno attinto i club in questo draft. Con lui, nei primi dieci selezionati, c’è, ovviamente anche Barrett, al numero 3, mentre Cam Reddish è al 10, girato dai Dallas Mavericks agli Atlanta Hawks nella trade che aveva condotto in Texas, l’anno scorso, Luka Doncic. Zion raccoglierà, a New Orleans, il lascito di Anthony Davis, volato a L.A. per entrare nel progetto di immediato rilancio dei Lakers, dopo le nefaste stagioni, compresa l’ultima, in cui i gialloviola neanche sono entrati ai playoff. Che Williamson sia nato pronto, nessun dubbio. L’ha dimostrato, per gli uomini di poca fede, con la sua strepitosa annata di commiato da Duke. Certo, la corsa nel bracket si è interrotta nell’Elite Eight, con la sconfitta subita con Michigan, ma l’imponente presenza di Zion gli è valsa una serie di titoli personali che danno il conto dell’enormità della sua prospettiva. Soltanto pochi mesi prima era al liceo, alla Spartanburg Day School, un minuscolo istituto nel cuore della North Carolina. Gli è bastata una manciata di partite per far capire a tutti che si era di fronte all’uomo del destino. Così Williamson ha conquistato i premi di rookie of the year, di miglior giocatore, il Naismith Trophy, un elenco sconfinato di altri riconoscimenti attributi dalla stampa qualificata, ed è stato votato come componente del quintetto ideale All-Conference e All-American. Di questo stiamo parlando, signori: della visione del futuro della NBA.

Il 6 luglio Zion Williamson compirà diciannove anni. Già: è ancora un teenager, eppure ha una struttura fisica che pare scolpita dai preparatori atletici più efficienti e da una tabella serrata di allenamenti in palestra. Con i suoi 129 chili distribuiti su 201 centimetri d’altezza, i muscoli di Williamson sono un dono della natura. Una potenza dilagante che Zion esprime sul campo: le sue schiacciate sono un marchio che ha cominciato presto a contraddistinguerlo. Se Kevin Durant ha dichiarato che uno così nasce soltanto una volta per generazione, non siamo di fronte a un’avventura, ma a una storia vera. Poliedrico, icona del giocatore moderno, ala grande capace di gestire qualsiasi fase sul parquet, il paragone con LBJ è stato immediato, ma il raffronto ulteriore è, anche, con Giannis Antetokounmpo. Il domani del basket USA sarà loro, ma prima di cedere il trono LeBron li farà penare. Questa, tuttavia, è una discussione che tornerà in autunno, con il via alla nuova stagione NBA. Adesso, la Sensazione del momento è Zion.

I Pelicans, quando hanno visto che il pick numero 1 era stato assegnato a loro, si sono dati a una gioia incontenibile. La lotteria li ha premiati, seppure ci sia chi sostiene che Williamson avrebbe preferito che la buona sorte di poterlo scegliere toccasse a New York. Alla fine, nella sera di Brooklyn, hanno prevalso i sentimenti, con Zion che è scoppiato a piangere, dopo essere stato raggiunto sul palco del Barclays Center dalla mamma, Sharonda Sampson. Intervistato dalla ESPN, ha detto: “Mi sono fatto travolgere dall’emozione, ma fino a quando non chiamano il tuo nome, non sai cosa ti succederà. Ho sempre creduto in me stesso ed è ciò che mi ha portato fin qui. Ho avuto tanta fortuna di avere una mamma come la mia. Ogni volta che avevo bisogno di lei, lei c’era per me“. Williamson, per l’occasione, ha indossato un completo bianco, senza cravatta, ed è stato facile intercettare nel suo look una “citazione” dell’abbigliamento scelto da LeBron James per il draft del 2003, quello che lo portò a Cleveland. La stretta di mano con il commissioner Adam Silver ha suggellato l’evento. Le lacrime sono uscite copiose quando ha avuto al fianco mamma Sharonda: “Zion ha lavorato da quando aveva cinque anni per questo. Sono così felice per lui. In questi anni ho visto un ragazzo che ci ha sempre ascoltati, ha sempre creduto nel suo processo di crescita. E siamo qui oggi”, le sue parole, con l’orgoglio chi ha messo al mondo ed educato un ragazzo che è già un simulacro. In molti non esitano a definire quel che verrà di qui in avanti l’Era di Zion. Di sicuro, non è “soltanto” un incredibile fuoriclasse, ma il centro di gravità di un mondo sempre online, globalizzato e nativo digitale: oltre 3 milioni e mezzo di followers su Instagram, più di 350mila su Twitter, un’attività social costante e aggiornatissima, Williamson è pronto a essere molto più di un formidabile giocatore di pallacanestro. E a esserne consapevole è lui per primo, come testimonia il “cinguettio” che ha pubblicato appena dopo la chiamata di New Orleans: “I’m going to shock the world”. Poi, l’hasthag #Believeit. Impossibile dargli torto.

Matteo Fontana
Twitter @teofontana
Instagram @matteofontana1976

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