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L’ultima tela del ‘Ragno’, Anderson Silva

A 45 anni si è conclusa la carriera in UFC del mostro sacro brasiliano, l’uomo che ha cambiato le MMA

Avrebbe dovuto salutare le MMA sabato notte, Anderson Silva. Pareva tutto pronto in quel di Las Vegas. 45 anni compiuti, un fisico ancora altamente funzionale, preparato appositamente agli ultimi cinque round della propria esistenza sportiva. Si attendevano le lacrime di gioia, il salto sulla gabbia, l’addio definitivo.

Il ‘Ragno’ brasiliano avrebbe voluto finire come Khabib Nurmagomedov o Georges St-Pierre, con le braccia alzate al cielo, con il volto dell’avversario segnato e il rispettoso applauso di un’ammirata UFC Apex. Non è andata così. L’istantanea della notte è stata un’altra, altrettanto suggestiva: Uriah Hall, in lacrime, inginocchiato davanti al mostro sacro brasiliano poco dopo averlo mandato ko due volte. 

Un momento commovente, che ha evidenziato la profonda tristezza provata da Hall. Un momento che ha visto Silva salutare la UFC, ma non le Arti Marziali Miste, tenendo sorprendetemente aperta la porta per un altro incontro d’addio. 

ANDERSON SILVA

Ha dunque pianto Hall, consapevole di aver regolato un combattente speciale, quell’adrenalinico brasiliano arrivato in UFC nel 2006 e capace d’inanellare la più lunga striscia vincente della storia della federazione.

16 vittorie consecutive, il titolo dei pesi medi detenuto per oltre sette anni. Silva per le MMA è stato molto più di un campione, è stato semplicemente la massima espressione di marzialista moderno. A detta di Dana White (e moltissimi altri) è stato il più forte pound per pound a varcare la porta dell’ottagono. Rileggendo il recente passato è obiettivamente difficile confutare questa tesi.

Le tele del ‘Ragno’ si sono susseguite negli anni, vittoria dopo vittoria, performance dopo performance, intarsiando un percorso fatto di luminosa grandezza e bui retroscena.

Da piccolo ballava, Anderson Silva, ballava e veniva deriso, bullizzato nelle vie della sua San Paolo. Trovò conforto nel jiu jitsu e nella capoeira, dando vita ad uno stile di combattimento dal sapore unico: una commistione di danze tribali e istrioniche, di battute di caccia sanguigne, di messe in scena ferine e giocose.

ANDERSON SILVA

Aveva vinto molto, moltissimo. Dall’ingresso in UFC a 31 anni non si era più voltato indietro, divenendo padrone della propria categoria e volto di spicco dell’intera federazione. Anni di gloria, seguiti da anni di tenebre, con la perdita del titolo, l’orrorifica frattura scomposta alla gamba, la positività al dostanolone e all’androsterone.

Un crollo fisico e mentale, quello di Silva, riassunto dalle sei sconfitte negli ultimi otto match disputati. Un crollo che, incredibilmente, non ha intaccato l’aura magica attorno alla sua figura.

Impossibile mettere in discussione un uomo capace di dimostrare così tanto, impossibile anche chiedergli di farsi da parte. Così ecco arrivare i 40 anni, ecco scorrere il tempo, ecco piovere le sconfitte, ecco ritardare il ritiro, trascinarlo a data da destinarsi, a vittoria da trovare.

A 45 anni Silva avrebbe desiderato un’ultima esibizione vincente in UFC. Il suo mento, però, non ha voluto concederla, vedendosi violato dai fendenti di Uriah Hall.

I pugni a martello finali, prima dell’interruzione di Herb Dean, hanno ricordato a tutti che l’ottagono non ha un cuore, non guarda pedigree o nobiltà di sangue, non si fa influenzare da feste preparate e tavole imbandite.

Al centro di esso Anderson Silva si è solo potuto inginocchiare di fronte al rivale, ringraziandolo ossequiosamente, in un momento di alto romanticismo sportivo. 

“Ti voglio bene, sei il motivo per cui faccio questo”, gli ha confidato ‘Primetime’ Hall. 

Pochi minuti dopo Silva ha confermato il suo addio alla UFC, ma non alle Arti Marziali Miste. “È difficile abbandonare il proprio grande amore, la propria aria”, ha sospirato durante l’intervista rilasciata a Michael Bisping.

“Nessuno ti colpisce più forte della vita stessa. Non si tratta di quanto forte tu risponda ai suoi colpi, è importante quanti tu ne possa incassare e quanto tu possa continuare a lottare”, aveva detto nel suo recente passato Silva stesso.

Il futuro ci dirà per quanto ancora vorrà incassare e per quanto ancora vorrà lottare il ‘Ragno’ di San Paolo.

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