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La semplice eccellenza di Luca Rigoldi

Un campione vero in un mondo di divi e personaggi. Intervista al re europeo dei supergallo

Luca Rigoldi è un campione della normalità. Strano ossimoro, eppure perfettamente calzante per il 27enne pugile vicentino che da due anni, ormai, vede ai suoi piedi l’intero Vecchio Continente.

Il re europeo dei supergallo difenderà la sua corona questo giovedì, all’interno del gran gala pugilistico della Milano Boxing Night.

Sarà un incontro decisivo per tutta una carriera il main event che lo vedrà incrociare i guantoni con il britannico Gamal Yafai: un crocevia che, in caso di verdetto positivo, catapulterebbe Rigoldi tra i pretendenti alla cintura mondiale.

Sul ring lombardo il nativo di Thiene riverserà tutta la determinazione incamerata durante lunghi mesi di attesa, di stallo obbligato. Superate le corde vedrà nuovamente concretizzata la sua boxe fatta di ritmi forsennati ed estrema lucidità tattica.

“Sono stato fermo per un lungo periodo. Fermo solo apparentemente, perché, nonostante il ripetuto rinvio degli eventi, mi sono comunque allenato con costanza, con l’unico desiderio di risalire sul ring e combattere. Mi sono anche incazzato, non lo nego, ma ora tutti i sacrifici, i soldi investiti su me stesso, gli 80 chilometri fatti quotidianamente per entrare in palestra e faticare trovano finalmente un senso nella notte di Milano”

Riccardo Bagaini
Riccardo Bagaini
Riccardo Bagaini

Dedizione, abnegazione, devozione. Sinonimi dalle lievi sfumature che, sommate tra loro, descrivono appieno una personalità lineare, votata alla disciplina sportiva e al rigore professionale. 

Per mettere ulteriormente a fuoco il campione dell’EBU, la European Boxing Union, basta ripercorrere la storia di un ragazzo che al pugilato ha dedicato ogni pensiero, ogni stilla di sudore, senza però essere tenuto a farlo.

Perché quello che vede protagonisti Rigoldi e la boxe non è il tipico Bildungsroman costellato di luoghi comuni, non è la tipica favola pugilistica che caratterizza tanti campioni contemporanei e, soprattutto, vintage: diavoli redenti, individui dal passato travagliato, usciti dal vortice della criminalità e del dolore grazie alla nobile arte.

Luca Rigoldi è un tipo di protagonista diverso. È un bravo ragazzo della provincia vicentina, un ragazzo che al primo sguardo sorride, al secondo pure, dichiarando immediatamente la sua pura essenza. É un giovane uomo con la testa sulle spalle e l’anima tersa, cresciuto in una famiglia dagli ineccepibili principi e dal notevole spessore umano.

Per lui l’incontro con la boxe è stato un casuale regalo del destino, un dono inaspettato, che ha coltivato con serietà e applicazione, facendolo germogliare come pochi altri italiani nella storia.

“La mia è una famiglia da sempre impegnata nel sociale. Dai miei genitori ho ricevuto dei valori di cui vado molto orgoglioso. Noi figli siamo cresciuti in un ambiente parrocchiale, con delle idee ben precise. Mio fratello, per esempio, è un missionario laico in Congo. Io sento la necessità di aiutare il prossimo e qui nel vicentino lo faccio spesso: lo faccio per me stesso, per quello che so di essere. Anche la mia boxe è nata da una necessità: nel periodo adolescenziale giocavo a calcio, ma volevo trovare uno sport che mi permettesse di sfogare quello che avevo dentro e, contemporaneamente, che m’infondesse una forte disciplina. In palestra sono entrato per caso e il mio cuore non ne è più uscito”

Riccardo Bagaini
Riccardo Bagaini

Dalla palestra, invece, è uscito un brevilineo gioiello del pugilato italiano. Un ragazzo che, dopo due terzi posti nei campionati nazionali dilettanti, ha deciso poco più che ventenne di consegnarsi completamente al ring, iniziando una vita da professionista esemplare.

Nel rinomato centro di Piove di Sacco (Boxe Piovese), Rigoldi ha trovato il proprio Maestro, quel Gino Freo che da molti decenni scolpisce in giovani corpi e giovani menti un pugilato fatto di equilibrata sagacia, di passionale serietà.

Alimentate dai pacati consigli di Freo, le doti del supergallo thienese hanno preso forma in un titolo italiano, in una cintura di campione dell’Unione Europea e, infine, nel prestigiosissimo titolo Europeo.

“Il salto nel professionismo ha completamente cambiato la mia vita. All’epoca stavo facendo il praticantato in uno studio di geometri e ho deciso di lasciare tutto per il pugilato. Ho iniziato la mia carriera nel mondo dei ‘grandi’ pulendo il palazzetto per mantenermi, la gente mi chiedeva se fossi impazzito. È stata la scelta più azzeccata che potessi fare. Una scelta che mi ha portato l’11 novembre 2018 a diventare campione europeo: un titolo prezioso e difficilissimo da raggiungere, basti pensare che, al contrario di quelli mondiali, il titolo continentale è unificato. Andarlo a vincere nel territorio ostile francese, dopo un periodo di stop fisico forzato, è stata un’altra scelta coraggiosa della mia vita. A Hyeres tutto era contro di me e a favore del padrone di casa Jeremy Parodi, gli esperti italiani mi davano per vittima sacrificale… Invece ho strappato il match ai punti, per decisione unanime, nella sua tana”

Riccardo Bagaini
Riccardo Bagaini

Un titolo europeo che non ha cambiato l’approccio quotidiano di Rigoldi, rimasto fedele alla propria semplicità, al mantra del duro lavoro che crea la persona, l’atleta. Non è un personaggio da prima pagina, il vicentino classe ‘93, non lo è per scelta: una scelta vissuta con orgoglio e integrità.

“Una volta valeva di più essere il campione, ora vale di più essere il personaggio. È triste da dire, ma è la realtà dei fatti. Sono consapevole del fatto che non passeranno molti treni nella mia carriera, per una lunga serie di ragioni. Innanzitutto perché sono italiano e, com’è noto, ai pugili Azzurri vengono date poche possibilità di competere a livello mondiale. Poi perché sono un ragazzo ‘normale’, uno che in palestra si comporta ancora come l’ultimo degli iscritti, uno che non gira in Lamborghini, che odia la strafottenza altrui, che non è pieno di tatuaggi… E nel pugilato moderno, molte volte, l’immagine conta più della sostanza. Io, però, sono fiero di me stesso, sono fiero del mio lato umano, del fatto che la gente mi voglia bene. Amo andare a parlare nelle scuole e trasmettere ai ragazzi i veri capisaldi della mia vita: la fatica, l’impegno e la costanza”

Anche per questo Luca Rigoldi è un campione della normalità. Un campione che oggi, dopo due positive difese del titolo contro il francese Anthony Settoul e l’ucraino Oleksandar Yegorov, quest’ultimo superato davanti ai quasi duemila del Palasport di Schio, attende spasmodicamente il nuovo ingresso nel ring.

Riccardo Bagaini

Dopo la recente incursione negli illustri top ranking mondiali di WBO, IBF e WBC,  la cintura alzata al termine del match di giovedì sera spingerebbe Rigoldi ancor più nell’olimpo popolato dei vari Angelo Leo, Stephen Fulton, Carlos Castro e Daniel Roman.

“Voglio fare un passo alla volta. Sono giovane e ho grande voglia di dimostrare, d’impormi, ma allo stesso tempo voglio fare tutto con estrema serietà. Ogni volta che entro in palestra mi sento ancora come dieci anni fa, come quel ragazzino che non aveva mai boxato e davanti a sè aveva tantissime cose da imparare. Sono determinato nel continuare a perfezionarmi, sacrificio dopo sacrificio, raggiungendo grazie alle mie fatiche tutto ciò che più mi gratifica”

È una boxe poco mediatica, quella di Luca Rigoldi, una boxe di sacrifici silenziosi, di passione reale. Una boxe eccezionalmente normale, talentuosamente metodica. Un’arte veramente nobile di cui potersi innamorare.

Articolo di Gianmarco Pacione

Credits

PH @riseup

15 dicembre 2020

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