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Lo sport secondo Banksy

Un viaggio a tema tra le dissacranti opere dello street artist più famoso al mondo

“Un muro è una grande arma. È una delle cose peggiori con cui colpire qualcuno”

Non servono presentazioni per lo street artist di Bristol. Banksy è in costante equilibrio tra l’assenza e la presenza: l’assenza di una precisa identità, la presenza irriverente nelle strade. Lo sconosciuto inglese da anni sfrutta lo spazio urbano come tela personale, spinto in ogni sua composizione da una geniale verve satirica e dall’intenzione di far riflettere un pubblico eterogeneo.

Un attivista monumentale, capace d’indagare lati oscuri della società e dell’essere umano contemporaneo, attraverso composizioni dalla grande potenza comunicativa.

Manipolazione mediatica, omologazione, atrocità della guerra, inquinamento e sfruttamento minorile… Sono solo alcune delle macrotematiche affrontate dallo sconosciuto re della stencil art.

Ovviamente anche la sfera sportiva è stata più volte rappresentata e utilizzata da Banksy come veicolo dei propri messaggi sociali.

Abbiamo quindi deciso di raccogliere proprio questa categoria di opere: tracce atletiche che vanno dalle Olimpiadi londinesi del 2012 al calcio dell’Ejercito Zapatista de Liberaciòn Nacional messicano.

Iniziamo questa visita guidata dalle due opere legate all’avvertimento “No Ball Games”: classico cartello utilizzato in zone cittadine in cui, ormai sempre più spesso, viene proibito ai giovani di giocare con qualsiasi tipo di sfera.

Il primo stencil vede due bambini intenti a raccogliere e osservare proprio quello che dovrebbe essere un pallone, ma che, invece, risulta essere un semplice cartello ammonitore.

Una dissonanza visiva, osservata a Tottenham nel 2009, ma prodotta già qualche anno prima su tela. Qui Banksy vuole muovere una critica alle restrizioni imposte da una società vecchia, abituata ad interferire in ogni scelta dei cittadini. Un controllo tentacolare e dittatoriale, che si riflette anche nel semplice gioco di due innocenti ragazzini.

Una delle prime versioni ideate prevedeva una televisione contesa tra le due figure infantili. Con la tv stessa impegnata a trasmettere l’ immagine di una palla: presumibilmente una metafora della poca propensione al gioco pratico dei ragazzini d’oggi, spesso obbligati alla reclusione e a un mondo ludo-tecnologico.

Il primo caso di “No Ball Games”, a dire il vero, venne rinvenuto in quel di Los Angeles nel 2006, in occasione della controversa mostra ‘Barely Legal’. In quel caso era un topo, animale simbolo e ricorrente nella produzione artistica dell’inglese, a palleggiare una sfera da basket.

Lo sport e, in particolare, i cinque cerchi olimpici, sono stati al centro di una serie di opere create nel 2012.

Inconsuetudini visive, come in “Hackney Welcomes The Olympics”, dove un giavellottista viene ritratto nel classico gesto del lancio, con un missile in mano.

Un omaggio alla potenza sociale degli atleti? Una critica all’intenzione dell’allora Ministro della Difesa britannico, desideroso di costruire una base missilistica proprio nel sito di Hackney?

A tema olimpico anche “Going For Mould”, dove un astista salta un filo spinato in una zona cittadina degradata.

Una composizione che fa forse riferimento alla discrepanza tra i milioni spesi per le Olimpiadi e la carenza di fondi per migliorare aree periferiche britanniche, spesso abbandonate a loro stesse.

Dai grandi eventi ai grandi personaggi storici. Quello di Lenin intento a pattinare su speciali rollerblade, griffati dal baffo di un noto brand, è sicuramente uno dei lavori più dissacranti del genio di Bristol.

Prodotto nel 2003, anche qui sono fortissimi ironia e impatto sensoriale, con il noto politico sovietico sposato ad un marchio distante anni luce dal suo pensiero.

Una figura severa, una personalità di culto, traslata, tramite un semplice innesto, nella banalità del gioco e della vita.

Interessante, poi, l’espediente materico nel caso del giovane cowboy sul dorso di un toro di mattoni.

“Rodeo Cowboy Kid”, ritrovata a New York, è sicuramente una delle opere più creative dello street artist: un muro disastrato viene nobilitato dalla semplice creatività artistica, dall’attiva figura di un bambino che governa un toro poco convenzionale.

Ancora un topo, ancora una declinazione sportiva. Questa volta il piccolo simbolo animale diventa un equilibrista, resistendo su una vera catena di ferro, in un gioco prospettico affascinante.

Dipinto a Detroit nel 2010, venne cancellato poche settimane dopo. Le parole di Banksy a riguardo furono amare: “Ecco perché non potrete mai avere nulla di bello a Detroit…”.

“Bomb Middle England” è una tela del 2003. Tre pensionati giocano a bocce, più precisamente una variante esplosiva delle bocce. Probabilmente indossano elmetti dell’esercito.

Anche qui le chiavi di lettura sono molteplici e confuse: per le alte cariche governative la guerra è solo un gioco? Le bombe, nella percezione europea contemporanea, sono ormai meri giocattoli del passato o di  mondi lontani?

Un’altra tela da studio è quella dedicata al football ribelle dell’EZLN, esercito di liberazione nazionale zapatista: un gruppo ribelle di indigeni del Chiapas (Messico) che da anni rivendicano i propri diritti.

Pare che Banksy sia addirittura volato in Messico per giocare una partita con alcuni membri dell’esercito, seguendo l’esempio della squadra benefica Easton Cowboys and Cowgirls. Il segretario del club nel 2010 lo definì un buon portiere: ruolo inevitabile vista la quasi omonimia con Gordon Banks.

Ancora calcio, ancora lavoro di studio. L’ultima opera che vi presentiamo è “Copyrigt Boy”, presentata nel 2012. “Il copyright è per i perdenti”, si può riassumere così una delle tante battaglie personali dell’artista di Bristol.

Crociata che si evidenzia anche in questo quadro, dove un ragazzino viene rappresentato, al di sotto di un vetro rotto, in possesso di una palla dagl’indecifrabili diritti d’autore.

L’arte e lo sport, il messaggio e il mezzo. Siamo sicuri che, anche in futuro, la produzione di Banksy farà affidamento sulla sconfinata tematica sportiva: bacino inesauribile per spunti di riflessione sociali, economici ed esistenziali.

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