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L’Iran dentro, i guantoni fuori. Samin

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Tempo di lettura 2 minuti

Reportage sulla vita tormentata di una giovane lottatrice di MMA

Samin è nata a Teheran 28 anni fa. Si è trasferita a Firenze all’età di 20 anni per studiare presso l’Accademia di Belle Arti e per praticare arti marziali. Dopo essersi diplomata, le viene revocato il permesso di soggiorno per studenti e così, ogni anno, è costretta a richiedere il permesso di lavoro, dovendo ogni volta dimostrare di avere un regolare contratto di lavoro, che, di fatto, non ha mai avuto.

Per Samin questo inconveniente burocratico si è trasformato in una sfida incessante. Da anni si trova sospesa in un limbo fatto di incertezze, lavoro in nero sottopagato, soffocanti questioni burocratiche, una controversa nostalgia della sua patria, amore, disperazione e una lotta costante in un ambiente in cui né lei, né la sua nazionalità, genere e aspetto sono del tutto accettate.

Negli ultimi tre anni Samin ha lavorato senza un regolare contratto come receptionist notturna in un hotel di Firenze. A causa della retribuzione inadeguata spesso non riusciva ad arrivare a fine mese, dovendo chiedere in prestito denaro agli amici, o dovendo saltare gli allenamenti perché non poteva permettersi di pagare la palestra.

Sia la mancanza di denaro che di una regolare cittadinanza hanno avuto un ruolo centrale nelle sue sfide quotidiane, influenzando anche le sue relazioni interpersonali, e la sua propensione al combattimento. Man mano che la sua angoscia cresceva, la situazione peggiorava lentamente, fino ad arrivare a fare uso di antidepressivi per un breve periodo.

Alla fine, dopo una attesa che durava da settembre 2016, Samin ha ottenuto il rinnovo del permesso di soggiorno e, dopo quasi sei anni, nel 2017 è finalmente riuscita a fare visita ai suoi cari a Teheran. La sua famiglia sa ben poco delle problematiche che ha dovuto affrontare negli ultimi anni in Italia, e soprattuto nessuno è a conoscenza dalla sua omosessualità, tranne sua madre e sua sorella.

Tra novembre 2016 e luglio 2017 il fotografo Filippo Steven Ferrara ha documentato la vita di Samin e le condizioni in cui viveva, ottenendo gradualmente l’accesso alle sfere più intime della sua vita.

Redazione
6 gennaio 2020

Photos by Filippo Steven Ferrara

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