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Lella Lombardi, pilota sognatrice

La favola dell’autista di furgoni che andò a punti in Formula 1

Sognava Lella, lo faceva girando con ampi gesti il volante del furgone di papà. A Frugarolo, scheggia abitativa racchiusa nella pianura alessandrina, la famiglia Lombardi non era conosciuta per i motori, ma per la produzione di salumi.

Un paese di duemila abitanti, di duemila conoscenti. È normale l’infanzia della piccola Lella, nata Maria Grazia, in un contesto di quel tipo. Il papà, oltre a produrla, trasporta carne lungo tutto il nord Italia, lo fa guidando vecchi furgoni, seguendo stanche lingue stradali.

Lella ama quei grandi mezzi borbottanti, vorrebbe montarci a bordo ogni giorno e cercare l’infinito, facendosi cullare dal ronzio delle appesantite ruote a contatto con l’asfalto. A 13 anni viene vista da increduli compaesani alla guida dell’automobile dei genitori. A 18 è già la miglior pilota di furgoni dell’attività familiare.

Sono gli ultimi anni ‘50, gli anni della divina De Fillippis, dell’irriverente e carismatica napoletana capace d’infrangere le barriere sessiste della Formula 1. ‘Pilotino’, così la chiamano, con il suo fascino naturale e la sua meravigliosa dedizione arriva a concludere il Gran Premio del Belgio e a giocarsi altre tre qualifiche mondiali.

Un lampo nella notte, un bagliore rosa che immediatamente acceca la quasi maggiorenne Lombardi. Dopo una prima, d’altronde, non puó che esserci una seconda, così la figlia del macellaio inizia a lavorare per raggiungere un unico, enorme obiettivo: l’esordio in Formula 1, l’accesso nel paese dei balocchi.

Dai kart alla Formula Monza, dalla Formula 3 alla 5000. Lella fa gavetta, pacata e concentrata, mai sopra le righe. La sua chioma semplice, disadorna, pare studiata per il casco, i suoi occhi ai box brillano come quelli dei grandi strateghi.

“Mai un vezzo, un vittimismo. (…) Presa nel suo lavoro al punto da rinunciare a offrire elementi estetici femminili ma in realtà dotata di una femminilità delicata”, la penna di Giorgio Terruzzi ci tratteggia una donna forte, quadrata, dedita profondamente, quasi religiosamente, alle quattro ruote. Una dedizione che la conduce, poco più che 33enne, a varcare le porte dell’eden automobilistico.

20 luglio 1974. A bordo di una Brabham BT42 Lella Lombardi esordisce in Formula 1 sul circuito di Brands Hatch, fermandosi alle prove.

26 marzo dell’anno seguente, Sudafrica, circuito di Kyalami. La Lombardi spinge una March 741 nella storia, bissando il salto nel vuoto della capostipite De Filippis: l’alessandrina si qualifica con il 26esimo tempo, ritirandosi poi per un guasto tecnico. Un risultato che a Lella, però, non basta.

Trascorre poco tempo, quello necessario per raggiungere la penisola iberica e il circuito di Montjuïc. L’aria è tesa, tanti piloti gridano allo scandalo davanti alle pietose condizioni di sicurezza del circuito catalano. Emerson Fittipaldi decide di non guidare, altri piloti arrestano il motore dopo un singolo giro. Lella corre, silenziosa e concentrata, come sempre. Dopo 25 giri la tragedia. Rolf Stommelen vede sganciarsi l’alettone, perde il controllo e in pochi, assurdi istanti, falcia 4 spettatori lasciandoli senza vita.

In quel preciso momento Lella Lombardi sta governando la sesta posizione. La corsa, davanti a un disastro di tale portata, viene immediatamente sospesa. La classifica si cristallizza, i punti si dimezzano. Lella Lombardi ne conquista mezzo: il primo mezzo punto di una donna in Formula 1. Nessuna riuscirà a ripetere un exploit di tale portata.

Lella Lombardi correrà ancora, doppierà, anzi, triplicherà la sua eroina De Filippis, disputando 12 GP contro i 4 della partenopea.

La vita di Lella virerà poi verso altri lidi. Nel tempio delle Sportscar la pilota, ormai 35enne, diventerà in rapido tempo volto affermato e vincente.

L’amore per i motori di Lella Lombardi da Frugarolo durerà anche lungo tutta l’ultima,  crudele gara contro la morte.

Dopo aver fondato la scuderia Lombardi Autosport nel 1988, l’ormai leggendaria regina del volante verrà sconfitta da un cancro, che la obbligherà a tagliare, nel 1992, l’unico traguardo indesiderato e, purtroppo, fatale della sua esistenza.

Il suo lascito sportivo e rivoluzionario resta ancora oggi immenso.

Gianmarco Pacione
Sources & Credits
 

 

Photos sources:
https://www.ohga.it/lella-la-signora-delle-corse-che-si-e-imposta-in-uno-sport-da-uomini/https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Ftwitter.com%2Fretroracingco%2Fstatus%2F970197639378751488&psig=AOvVaw0CIH6UZIKUtL_xwfqlBaaO&ust=1583324830691000&source=images&cd=vfe&ved=0CAIQjRxqFwoTCPCbsuSm_ucCFQAAAAAdAAAAABAJhttps://www.pinterest.com/pin/40602834126556000/https://twitter.com/Stuart_Dent/status/989974646815588352/photo/2https://www.drivingline.com/articles/formula-ones-first-lady-remembering-lella-lombardi/https://www.dannatavintage.com/2018/07/03/maria-grazia-lombardi-detta-lella/https://www.pinterest.com/pin/40602834126556000/

Video sources:
https://www.youtube.com/watch?v=-dFCGllD4a8&feature=youtu.be

3 marzo 2020

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