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L’artista dei caschi, Massimo Dante

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Tempo di lettura 6 minuti

Una chiacchierata con il grafico che, seguendo la sua passione, è arrivato a vestire la Formula 1.

Gianmarco Pacione

21 novembre 2019

Massimo Dante è un artista: un artista differente. Dipinge caschi, crea incessantemente grafiche che finiscono sulle teste dei piloti più affermati. Lo fa da sempre, innamorato follemente di motori, linee e verniciature. Una passione spasmodica, evolutasi spalla a spalla con una carriera da talentuoso pilota di kart, e diventata rapidamente un lavoro.

Abbiamo chiacchierato con il trentenne di Rovereto dai folti baffi e dall’incontenibile creatività, scoprendo il percorso che l’ha condotto addirittura nel tempio sacro della Formula 1.

Arte e motori. Qual è la genesi di queste due passioni e come sono maturate nel tempo?

Nascono da bambino. Fin da piccolo mi è sempre piaciuto disegnare cartoni e fumetti, poi mi sono appassionato ai kart, mi sono innamorato istantaneamente quando ho sentito il loro rumore. Così ho iniziato a correre e, una volta entrato nell’ambiente, ho fatto il passo successivo verso i caschi: mi affascinavano, volevo scoprire come venissero creati. Da lì in poi è iniziato il mio rapporto con vari carrozzieri ed esperti del campo, fino ad arrivare al 2012, quando ho aperto la mia azienda.

Da ragazzo preferivi stare in pista o tra i banchi del Liceo Artistico? Andavano d’accordo già allora il tuo lato sportivo e quello artistico?

Chiaramente preferivo stare in pista, allo stesso tempo non mi dispiaceva la scuola per un motivo ben preciso: avevo creato un raccoglitore dove avevo stampato fogli e fogli di caschi bianchi, durante le lezioni continuavo a disegnare, non mi fermavo mai, i professori non sapevano cosa fare con me… La passione verso sport e arte è nata insieme. Se non avessi fatto il pilota, poi, non mi sarei appassionato ai caschi: quindi si può dire che i motori hanno aiutato ancora di più la mia vena artistica, i due mondi sono in simbiosi.

Il tuo pedigree nel mondo kart è di altissimo livello. Come descriveresti la tua carriera in questa disciplina e quali sono i risultati che ti hanno dato maggiore soddisfazione?

Agli albori della mia carriera ho vinto tante gare regionali, poi nel 2010 ho iniziato con la classe KZ e ho avuto la fortuna di entrare in un team molto serio. Il primo anno ho vinto immediatamente il Campionato Italiano, da lì in poi ho fatto tanti podi internazionali e ho partecipato anche ad Europei e Mondiali. Il risultato migliore è sicuramente il titolo nazionale, ma mi rendono orgoglioso anche le buone prestazioni in gare di spessore come il Trofeo Margutti o il Trofeo delle Industrie.

Come nasce l’idea di disegnare caschi e come si è evoluta negli anni?

Mi sono appassionato al disegno da subito, poi ho iniziato a studiare approfonditamente verniciature e adesivi. Finita scuola ho trovato lavoro come grafico pubblicitario, il mio titolare un giorno ha scoperto questa mia passione per i caschi, si è appassionato anche lui ed è partito il progetto. Abbiamo studiato attentamente ogni fase del processo: il carteggio, la verniciatura, come stendere i colori… Poi ho deciso di aprire un’azienda mia per evolvermi ancora di più.

Da dove arriva il nome Mad56?

Arriva in primis da un semplice mix delle lettere del mio nome. Allo stesso tempo mi è sempre piaciuta l’idea di “mad”, “matto”. L’aggiunta del 56 è legata al mio numero di kart e, soprattutto, alla data di nascita di mio padre, che è venuto a mancare quando ero piccolo. Nel mondo delle verniciature è un nome strano: di solito tutti i nomi delle aziende specializzate finiscono con “design” o qualcosa di simile… Ho voluto differenziarmi.

Come si disegna un casco a livello pratico? Quali sono i diversi passaggi che devi fare?

Il primo step è smontarlo tutto e, se possibile, arrivare alla calotta. Poi bisogna carteggiarlo, in modo che i colori aggrappino bene sulla base. A questo punto delineo il disegno del casco, incarto bene con lo scotch di carta, do le sfumature con nastrini e aerografo e, a seguire, passo un’ultima mano di trasparente. Finito questi procedimenti attendo 24 ore circa, in modo che tutto sia asciutto e solido. Poi rimonto il casco.

Dove prendi spunto per le grafiche personalizzate?

All’inizio erano i clienti a farmi delle richieste precise. Ora fortunatamente si fidano, quindi riesco ad indirizzarli verso le mie grafiche, le mie idee di lavoro. I clienti mi dicono soltanto i colori che vorrebbero e poi lasciano fare alla mia creatività. Sanno bene che ho idee particolari, il mio stile è molto distante dagli altri. Gli spunti per le mie opere me li fornisce in primis la musica, senza cui non riesco a lavorare. Poi guardo sempre riviste di settore, gare, caschi di altri verniciatori: mi aggiorno costantemente.

Quali sono i caschi del passato che più ti hanno influenzato esteticamente?

In realtà ce n’è solo uno: quello di Schumacher. Me lo ricordo nei modellini e in televisione. I primi caschi che ho disegnato erano molto simili ai suoi: anni ‘90, con linee orizzontali e semplici. Poi nel tempo anche lui si è evoluto e io ho seguito la sua evoluzione. Adesso i miei lavori sono distantissimi da quel punto di riferimento.

Ci faresti una lista dei piloti che stai vestendo attualmente?

Con Alex Albon della Red Bull lavoro da 6 anni: arrivare con lui in Formula 1 è stato incredibile. Matteo Viganò ha vinto il Campionato del Mondo di kart in Belgio. Poi Alessio Piccini, anche lui stella del panorama kart. Leonardo Pulcini quest’anno ha gareggiato in Formula 3. A questi potrei aggiungerne tanti altri… Inserirei nella lista anche il più forte di tutti: Massimo Dante. – dice ridendo- A proposito di grandi nomi, nel 2017 in Formula 2 ho vestito Leclerc: ha vinto il mondiale con i caschi Mad56, possiamo dire che gli abbiamo portato fortuna.

Se dovessi scegliere i 3 caschi più belli che hai disegnato?

Il primo è un mio vecchio casco, il 300esimo pezzo, tutto in lamina oro: sotto la luce del sole è una bomba a mano, un fascio luminoso. Tanti clienti hanno voluto prendere spunto da quel casco. Il secondo è stato fatto tutto con adesivo: un mega hamburger con la Coca Cola, bellissimo da vedere. Il terzo è quello di Albon in Formula 1, molto semplice, mi fa impazzire l’accostamento linee-colori.

Ti rende orgoglioso essere arrivato in poco tempo a vestire la testa di piloti di Formula 1? Per chi, tra i mancanti, ti piacerebbe creare un casco?

Mi rende tanto orgoglioso, era un sogno che coltivavo dai primissimi tempi. In pochi anni ci sono arrivato. Un sogno che è diventato realtà. A inizio anno quando ho firmato il contratto con la Red Bull faticavo a crederci. Avrei voluto e vorrei personalizzare un casco per un pilota in particolare: Davide Forè, mio idolo dei kart. Purtroppo si è ritirato quest’anno, dubito di riuscire a farcela…

Quali sono i progetti per il futuro? Hai già in serbo novità da inserire sui caschi?

Sicuramente proverò a rimanere nel mondo della Formula 1, magari creando caschi anche per qualche altro atleta. Al momento sono preso dal progetto Red Bull, l’idea di design che sto portando avanti nell’ultimo periodo è già di per sé una novità per i motori: voglio spingere per bene questa linea molto diversa da quelle degli anni passati.

Articolo di Gianmarco Pacione

Massimo Dante
IG massimomamodante
www.mad56.it

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