Sei stato e sarai ogni cosa, Kobe

Ci ha lasciato l’essenza della pallacanestro, ci ha lasciato Kobe Bryant
È difficile scrivere, è difficile pensare, è difficile realizzare.
Un dardo emozionale ha colpito e devastato milioni di persone. Kobe. Una notte dopo ancora si fatica a trovare il senso della notizia, una notte dopo ancora si fatica a razionalizzare l’accaduto. Kobe.
A lasciarci è qualcosa di più di una leggenda. A lasciarci è l’essenza di una generazione, è l’uomo che ci ha insegnato ad amare il Gioco visceralmente, a contemplarlo, a mistificarlo. A lasciarci è un monumento all’etica lavorativa, una rivelazione, un’entità superiore.

È normale che il mondo si sia fermato, è normale che sia mancato il respiro a tutti. Era l’uomo invincibile, era l’uomo degli allenamenti in tarda notte, era l’uomo della maglia tenuta tra i denti, era l’uomo dei mille infortuni superati, era l’uomo delle sfide. Era l’uomo speciale. Lo accompagnava un alone di leggenda, d’invulnerabilità. Lo accompagnava l’idea che il basket, in fondo, fosse racchiuso in quei lineamenti, in quel polso spezzato maniacalmente, in quegli occhi imperturbabili.
Le notizie scorrono, i social esplodono, il lunedì diventa ancora più nero della domenica.
Non può esistere un tributo adatto, non può esistere un epitaffio condiviso. Ognuno ha vissuto e vive questo momento in un modo personale, come raramente è successo nella storia dello sport. Trovare conforto è utopia, trovare una ragione a tutto questo è un viaggio sensoriale e psicologico impercorribile.


Osservare immagini che scorrono, rileggere parole che già oggi suonano in maniera differente, che già oggi bussano alla porta dell’eternità, raggiungendola.
Altro non si può fare in questo momento. Altro non si può dire riguardo te che sei stato e sarai ogni cosa sul teatro del parquet, ogni cosa tra 8 e 24, ogni cosa nel magico universo a spicchi. Altro non si può dire. Proviamo, quindi, ad ascoltarti.

“Ho dei dubbi. Ho delle insicurezze. Ho paura del fallimento. Ci sono delle notti in cui arrivo a palazzo e mi chiedo: ‘Mi fa male la schiena, mi fanno male i piedi, mi fanno male le ginocchia. Non ne ho. Voglio solo rilassarmi’. Tutti nutriamo dubbi su noi se stessi. Non lo puoi negare, ma non puoi nemmeno capitolare davanti a ciò. Lo affronti”
“Il tema della leadership è delicato. Molti leader falliscono perché non hanno il coraggio di toccare un nervo scoperto o la corda sbagliata. Durante i miei anni, non ho mai avuto quella paura”
“Tutto ciò che è negativo, che siano pressioni o sfide, per me è solo un’opportunità di crescita”
“Non voglio essere il nuovo Michael Jordan. Voglio solo essere Kobe Bryant”
“Questi giovani ragazzi stanno giocando a dama. Io sono là fuori a giocare a scacchi”
“Ho giocato con una mano rotta, una distorsione alla caviglia, una spalla strappata, un dente fratturato, un labbro reciso e un ginocchio delle dimensioni di una palla da softball. Non salto 15 partite a causa di un infortunio al piede”
“Se io vado in panico, tutti gli altri vanno in panico”
“Non posso relazionarmi a persone pigre. Non parliamo la stessa lingua. Non vi capisco. Non voglio capirvi”
“Alla fine del 2003, il mio gioco era completo. Tirare, difendere, palleggiare, andare in transizione, segnare dalla media: tutto era lì. Quindi si trattava solamente di mettere a punto e cercare di migliorare ogni singola area”
“Se hai paura di fallire, probabilmente fallirai”
“Vincere ha la precedenza su tutto. La gente non sa quanto sia ossessionato dalla vittoria”
Gianmarco Pacione
Sources & Credits
Photos sources: https://www.slamonline.com/nba/andy-bernstein-x-kobe-bryant/ https://preprod.sneakerfreaker.com/features/kobe-bryants-most-iconic-sneaker-moments-1997-2001
26 gennaio 2021
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