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Abbiamo ritratto il rapporto tra Alexander Bublik e EA7, esplorando la distintiva visione del mondo, di sé stesso e dell’arte tennistica, dell’attuale numero 10 del ranking ATP

È un discorso di prospettiva, riflette Alexander Bublik. Di cosa vuoi essere nella vita, sottolinea. Per alcuni, un artista complesso da decifrare, un talento cristallino destinato, fin dalla sua genesi, all’apice del ranking ATP: ovvero, allo stato attuale delle cose. Per altri, per coloro che realmente hanno modo di approfondire il suo modo d’intendere il tennis e, soprattutto, ciò che lo circonda, semplicemente un essere umano. Privo di compromessi. Tantomeno di filtri o vuota retorica. 

La racchetta come estensione del suo essere: mai viceversa. In questa equazione è racchiusa l’identità di un late bloomer ormai attestatosi come mago del Tour, nonché come contender in aria di risultati, fino a solo pochi anni fa, difficili da immaginare. Un’ascesa lampo, iniziata e proseguita di pari passo con il rapporto intessuto con EA7. 

Proprio questa connessione è alla base di una speciale produzione, che ci ha permesso di scoprire ‘cosa vuole essere’ Alexander Bublik. Per l’occasione, abbiamo anche avuto modo di analizzare il lancio di una nuova collezione condivisa con EA7, presentata sui campi di Roma: naturale canale d’accesso per temi quali la creatività e l’espressione personale. 

Alexander Bublik for EA7 Emporio Armani
Alexander Bublik for EA7 Emporio Armani
Alexander Bublik for EA7 Emporio Armani

Alcuni tuoi colleghi usano la metafora della bacchetta magica per descrivere il tuo modo di utilizzare la racchetta. Tu la vivi mai come tale? 

“Direi di no, onestamente. È qualcosa di cui parliamo tra giocatori: chi è più talentuoso, chi meno... Non mi sono mai davvero considerato super talentuoso, ma so di saper colpire bene la palla e di sentirla altrettanto bene. Se ai tifosi o ai miei colleghi piace usare l’idea della ‘bacchetta magica’, la accetto volentieri, è una bella cosa, ma non mi vedo come la persona più talentuosa del pianeta”

 

Cos’è il talento per Alexander Bublik?

“Il talento è la capacità di eseguire certi colpi ad alto livello senza troppo sforzo. Riguarda il concetto di naturalezza: riuscire ad assimilare rapidamente colpi o movimenti. Una persona talentuosa impara più in fretta, perché le cose le riescono più facilmente. Ovviamente c’entrano anche temi come il tocco, la sensibilità... Si vedono chiaramente giocatori, anche fuori dall’élite assoluta, che giocano con facilità, che si divertono, che hanno movimenti bellissimi. Grigor Dimitrov, per esempio: ha un’eleganza naturale, tutto sembra fluido. Quello è talento. Ma ci sono anche grandi lavoratori, giocatori straordinari che costruiscono tutto sull’impegno. In un certo senso, ritengo che anche il duro lavoro sia una forma di talento, perché presentarsi ogni giorno è tutt’altro che facile. Alcuni giocatori hanno avuto carriere incredibili, magari anche più costanti di colleghi ben più estrosi, costruendole su disciplina e lavoro”

 

Agli occhi di esperti e profani, il tuo tennis appare come un’espressione artistica, fatta d’istinto ed eclettismo. La visione di Athleta Mag ruota proprio attorno all’idea che ogni sport sia un’arte a sé stante. Ti è mai capitato di vivere il tennis come tale? Ti sei mai sentito un artista, oltre che un atleta?

“Non credo di essermi mai davvero pensato in questi termini. Però, gli ambienti in cui giochiamo possono sicuramente essere considerati artistici. Gli stadi in giro per il mondo sono incredibili, a volte sembra quasi di stare dentro dei film. L’Arthur Ashe Stadium, il Pietrangeli, il Rainier III… Sono luoghi straordinari. Ecco, certi campi possono decisamente essere visti come opere d’arte. A Roma e a Monaco, per esempio, c’è un’estetica ‘classica’ unica nel suo genere… Quindi, pensandoci, credo ci siano molti elementi del tennis che possono essere considerati arte. Parlando del gioco in sé, poi, alla fine l’arte è ciò che le persone scelgono di considerare tale. Non l’ho mai davvero guardato da questa prospettiva, ma tutti giochiamo in modo diverso, ognuno si esprime a modo proprio in campo…”  

Alexander Bublik for EA7 Emporio Armani
Alexander Bublik for EA7 Emporio Armani
Alexander Bublik for EA7 Emporio Armani

Allargando la lente sulla tua espressione personale, quanto conta per te il fatto di essere legato ad un brand così iconico come EA7? Come vivi la sinergia con quest’eccellenza italiana e che possibilità ti sta dando, dentro e fuori il campo? 

“Il mio percorso con EA7 è iniziato alla fine del 2022, mentre stavamo entrando nel 2023. Quando abbiamo definito il fatto che sarei diventato un atleta EA7, l’ho vissuta come una grande notizia. Lo volevo davvero, perché è un brand iconico: profondamente legato alla cultura, all’arte, come si diceva poco fa. In una città come Milano, per esempio, tutto è Armani. Arrivare ora alla creazione di una collezione condivisa è incredibile. Tra l’altro, ho ottenuto i migliori risultati della mia carriera indossando EA7, quindi tutto si collega in modo speciale. È stato un percorso straordinario e spero continui fino alla fine della mia carriera. Far parte di questo mondo: la visione di Giorgio Armani, l’approccio al fashion del brand… È un privilegio”

 

Come ti fa sentire il fatto di avere la possibilità, attraverso il tennis, di esplorare in modo più diretto il mondo della moda e della creatività, come dimostra la tua collaborazione diretta nella collezione condivisa che hai appena menzionato? 

“È davvero entusiasmante. Non avrei mai immaginato che EA7 avrebbe creato una collezione specifica, per me: con colori che mi piacciono, con capi sviluppati insieme. La lanceremo a Roma, il che rende tutto ancora più speciale. Lavorare con i designer e parlare con le persone dietro al brand è un’esperienza stimolante. Il fatto che tutto questo si stia concretizzando grazie al mio tennis significa che probabilmente sto facendo qualcosa di giusto. Ora posso esprimermi anche attraverso l’abbigliamento, e spero che alla gente piaccia”

 

Nel documentario ATP di pochi mesi fa, Corrado Tschabuschnig sostiene che le persone ti amino perché rivedono loro stesse in te. Tu stesso, di tanto in tanto, sottolinei di sentirti l’unico umano in un regno sportivo popolato di robot. Cosa ne pensi delle parole di Corrado? E come vivi la condizione di uomo tra robot?

“Mi sento bene a riguardo. I giocatori di vertice, quelli davvero al top, sono estremamente concentrati e disciplinati. Sono più attenti alla loro carriera e mettono un lavoro extra, davvero extra, per diventare grandi tennisti. Io sono arrivato in Top 10 a 28 anni; altri ci arrivano a 21 o 22. Si mettono nelle condizioni di essere in quella posizione, e questo nasce dalla disciplina. Quando sei giovane, puoi goderti la vita in modi diversi: io l’ho fatto, con poca disciplina. Loro no. Ripeto, anche questo è un tipo di talento, ed è sicuramente un approccio al tennis che ripaga. In fondo, credo sia una questione di prospettiva: di cosa vuoi essere nella vita. Se segui il mio approccio iniziale, non puoi aspettarti di vincere uno Slam, perché non stai facendo tutto quello che serve per arrivare a quel traguardo. Se vivi nel loro mondo, il lavoro non è mai abbastanza. Se vivi nel mio, non è propriamente la stessa cosa. E non ho alcun problema a riguardo. Fuori dal campo, abbiamo tutti un ottimo rapporto. Stiamo bene. Sono solo scelte diverse lungo il percorso”

Alexander Bublik for Emporio Armani
Alexander Bublik for Emporio Armani

Restando sull’idea che “è una questione di prospettiva: di cosa vuoi essere nella vita”, chi vuole essere Alexander Bublik nella vita?

“Sono felice di quello che sono. Sono felice di essere una persona normale. Mi piace una vita normale: non avere troppe cose da fare, passeggiare al parco, fare la spesa, passare tempo con mio figlio… Certo, la vita da superstar — i soldi, i viaggi, le macchine — è bella: non voglio essere frainteso, mi piace. Ma mi piace anche essere semplicemente una persona normale. Nel mio palazzo, alcune persone non sanno nemmeno che sono un tennista, e mi va bene così. Non ho bisogno di presentarmi come Alexander Bublik, tennista. Questo non mi dà maggiore sicurezza. Essere conosciuto, o essere un giocatore Top 10 di successo, non aggiunge nulla al rispetto che nutro per me stesso”

 

In un’intervista recente ti sei definito full time father e part time player. Allo stesso tempo, hai sempre sostenuto di esprimerti al meglio davanti alla tua famiglia. Che ruolo giocano, nel tuo equilibrio tennistico e umano, tua moglie e tuo figlio? E quanto hanno influito nella tua recente ascesa alla top 10?

“Sono il mio equilibrio. È come se fossero parte di una sorta di bilancia: il mio team mi spinge verso il lavoro, l’allenamento e la disciplina, mentre la mia famiglia porta rilassatezza e semplicità. Quando sono solo con il team, si tratta soprattutto di tennis. Allenamento, hotel, di nuovo allenamento… Non usciamo, né vediamo molto delle città in cui ci troviamo. Quando sono con la mia famiglia, è tutto più sereno. Loro si godono la vita, viaggiano con me e cercano di mantenere tutto il più semplice possibile. Poi, quando torno a casa, ho altre responsabilità. Sono un padre, ho mansioni, giochi da fare. E mi dimentico del tennis. Questo equilibrio è ciò che mi permette di andare avanti. Sono stato in Top 50 per molte stagioni, e senza questo equilibrio sarebbero state troppe…”

 

“Il tennis vive nel momento, è solo nel momento”, hai detto subito dopo la vittoria di Hong Kong, e il raggiungimento della top 10. Cos’hai provato dentro di te in quel preciso momento? Che pensieri, immagini e ricordi ti hanno attraversato?

“Niente di speciale, in realtà. Ho chiuso il punto e ho pensato: “Ok, ce l’ho fatta”. Forse per un minuto sono stato davvero felice. Poi è stato: “E adesso?” Cosa avrei dovuto fare? Finire la carriera? Certo, è un grande traguardo: pochissimi arrivano in Top 10. Ho anche ricevuto letteralmente migliaia di messaggi. Sia chiaro, sono consapevole che sia un privilegio essere lì. Ma, alla fine, c’era ancora una stagione da giocare. E ho ancora 28 anni, spero di avere metà carriera davanti. È così che funziona la mia mente: sì, è stato un risultato enorme, ma ho sentito subito il bisogno di ridefinire gli obiettivi per continuare a costruire il mio percorso nello sport”

Alexander Bublik for Emporio Armani
Alexander Bublik for Emporio Armani
Alexander Bublik for Emporio Armani

Ultimamente hai più volte ripetuto che, a volte, il tennis per te sa ancora essere un gioco e una gioia. In un mondo fatto di iper pressioni, competitività ossessiva e cura maniacale dei dettagli, come riesci a mantenere questo tipo di approccio? E in che modo o in che situazioni il tennis, nell’esperienza di Bublik, diventa gioia?

“Il tennis è gioia quando scambio su un campo secondario, con il mio allenatore o con i miei amici, giocando liberamente. Questo è il tennis per me. Diventa lavoro quando devo mettere ore ed ore di allenamento. Ma anche in quei momenti c’è comunque una fetta di gioia, soprattutto grazie all’equilibrio che riesco ad avere fuori dal campo grazie alla mia famiglia. Interviste o shooting fanno parte del lavoro. Ma quando salgo su un aereo, non sono più un tennista: sono un padre. Devo controllare i bagagli o i passaporti. Questo mi tiene con i piedi per terra. Vincere tanto, titolo dopo titolo, come mi è successo l’anno scorso, e ritrovarsi da soli… Non penso sia sano. Devi sempre ricordarti che un buon diritto non ti rende una buona persona”

 

Altre due tue citazioni: “Ho mantenuto la promessa che mi sono fatto da bambino”. Dopo aver raggiunto ciò che sognavi da piccolo, oggi come guardi al Bublik bambino?

“Onestamente, non ci rifletto. E non mi rende orgoglioso. Parlo con molte persone nello sport e nell’arte — attori, cantanti — e tutti dicono di essere orgogliosi di quello che fanno. Io, onestamente, non sono orgoglioso di ciò che ho raggiunto. Amo la mia vita, ma non credo che l’orgoglio sia parte di me. Ho fatto la mia strada, ho raggiunto certe cose, ma voglio ottenerne di più. Quindi continuo. Forse un giorno, quando avrò 75 anni, mi sentirò orgoglioso. Ma non ora. Quei momenti da film, in cui guardi indietro al te stesso bambino che sognava la Top 10, non mi fanno venire i brividi. Non mi danno gioia. È più un: sì, ero un bambino. Lo siamo stati tutti. Fine. Si procede. Forse è anche un segreto per andare avanti. Anche se non avessi ottenuto grandi risultati, non sarebbe cambiato molto. O meglio, sarei stato sempre la stessa persona”

Alexander Bublik for Emporio Armani
Alexander Bublik for Emporio Armani
Alexander Bublik for EA7 Emporio Armani

C’è qualcosa, anche al di fuori del tennis, che potrebbe farti sentire orgoglioso?

“Forse mio figlio, in futuro. È qualcosa che dovrò vivere. È ancora molto piccolo, ma penso che mi renderà orgoglioso. In generale, credo che il concetto di essere orgogliosi dopo aver ottenuto qualcosa non sia una buona cosa. Non lo sento come un modo corretto per affrontare la vita. Non mi sembra naturale”

 

Un’altra tua citazione, “Hai altre vite, trova l’equilibrio, trova semplicemente cosa ti fa sentire in pace”. Cosa fa sentire in pace il Bublik di oggi?

“Beh, molte cose. Amo il fatto di avere un lavoro e una vita, e che siano separati, ma allo stesso tempo collegati. Poi trovo pace nel svegliarmi con calma al mattino, bere un caffè o un tè. Le cose semplici mi fanno stare bene. Le cose materiali non mi rendono felice. O meglio, è bello averne alcune, provare piacere nella vita... Ma ciò che amo maggiormente è stare seduto in un parco, fare cose normali”

 

Giunto ad un punto di piena maturazione della tua carriera sportiva e di evoluzione personale, dovuta alla paternità, ora cosa ti aspetti dal tuo futuro tennistico, e non solo? Quali sono i tuoi obiettivi e desideri? 

“Nel tennis, direi che l’obiettivo è semplice: raggiungere palcoscenici più grandi e competere per i titoli più importanti. Non ho mai giocato una finale Masters o una semifinale Slam, quindi sono risultati che vorrei ottenere. Lo stesso vale per le Nitto ATP Finals: finora sono stato solo una riserva. È per questo che lavoro. Ho vinto dei 250 e un 500, quindi ora si tratta di essere più costante e più focalizzato sui tornei maggiori: cercare di arrivare sempre più spesso a quei grandi match. Fuori dal tennis, non mi pongo davvero obiettivi. Mi sto godendo come vanno le cose. Cerco solo di restare con i piedi per terra ed essere pronto per quello che verrà”

Alexander Bublik for EA7 Emporio Armani
Alexander Bublik for EA7 Emporio Armani
Alexander Bublik for EA7 Emporio Armani